In quanti di quelli nati negli anni ’80 o negli anni ’90 (sportivi e non) non volevano diventare come Michael Jordan e non si erano presi una cotta per Lola Bunny? Forse sarebbe meglio riformulare la domanda: in quanti, della nostra generazione, non sono cresciuti con Space Jam? Davvero pochi presumo.

Correva l’anno 1996 quando nella sale uscì questo “film a tecnica mista”, una pellicola che mescola il nostro mondo a quello dei cartoni animati, in particolare quello dei Looney Tunes, i personaggi creati dalla Warner Bros ormai entrati a far parte dell’immaginario collettivo. Ma Space Jam è anche un po’ una biografia del più grande giocatore di basket di tutti i tempi, poiché è ambientato tra il 1993 e il 1995, ovvero durante il periodo del primo ritiro di “MJ 23”. In questo lasso di tempo Jordan stava cercando di superare il dolore per la perdita del padre, che ci viene mostrato sin dalla prima scena come una figura fondamentale per il figlio in quanto gli era sempre stato vicino e lo aveva costantemente spronato a lottare per i suoi sogni. Inoltre si stava anche dilettando nello sport preferito del papà: il baseball. “Air Jordan”, però, si rende ben presto conto che questa disciplina non fa per lui. La sua missione è un’altra ed è quella di giocare a pallacanestro, elevandola ad arte.

Molto belli ed emozionanti i filmati di repertorio che nella prima parte mostrano le numerose vittorie, gli spettacolari canestri e “i voli” del campione dei Chicago Bulls. Attenzione però, tutto questo consiste in una minima parte del film, che per il resto ha molto poco a che vedere con la realtà. La vicenda principale sulla quale si dipana Space Jam è infatti legata al mondo cartoonesco: Bugs Bunny e compagnia rischiano di essere rapiti dal malvagio Mr. Swackhammer, un alieno proprietario di un Luna Park in declino al quale farebbe molto comodo avere un’attrazione come i Looney Tunes. I nostri eroi però non sono intenzionati a diventare dei fenomeni da baraccone, quindi decidono – vista la modesta statura dei loro avversari – di giocarsela a basket. Tuttavia, i piccoli alieni sono più furbi ed abili di quanto sembra e riescono infatti, grazie ai loro poteri, a rubare il talento dei migliori giocatori che a quel tempo militavano nell’NBA (come per esempio Charles Barkley, Patrick Ewing, Muggsy Bogues, Larry Johnson e Shawn Bradley, che quindi all’interno della pellicola interpretano se stessi) e a trasformarsi così in mostri giganti e fenomeni della palla a spicchi. A questo punto i Looney Tunes, senza un aiutino, non sembrano più poter competere con gli extraterrestri, ma si sa, la fama e l’amore per la pallacanestro di Michael Jordan trascendono il nostro mondo… .

L’aspetto più interessante di Space Jam è sicuramente il suo riuscire abilmente e fluentemente a fondere gli stilemi del cinema classico (riprese “reali” e attori in carne ed ossa) con quelli del mondo dell’animazione (Bugs Bunny e la sua ciurma). Insomma, a integrare, senza sfociare nel ridicolo, in un’unica inquadratura il mondo reale e i disegni animati. Il largo impiego delle tecniche di animazione tridimensionale elaborate al computer fanno sì che i vari personaggi si possono muovere da un universo all’altro senza troppi problemi, arrivando in pratica a miscelare le due dimensioni. Molto divertente, ad esempio, quando l’ex cestista dei Bulls, mentre gioca a golf (tra l’altro un suo vero hobby) viene risucchiato dalla buca per poter raggiungere l’immaginario mondo dei cartoni animati, oppure quando viene appallottolato dai “Monsters”, o ancora quando Bugs Bunny e Duffy Duck si trovano alle prese con il suo cane nell’abitazione di Michael.

Si tratta di una pellicola che riesce a sbalordire, divertire e coinvolgere – anche grazie ad una colonna sonora che vanta al suo interno anche I Believe I Can Fly di R. Kelly (valsagli il Grammy nel 1998) – grandi e piccini, ma soprattutto anche chi di basket non se ne intende molto. Peccato però duri così poco (80 minuti scarsi) e abbia un ritmo così forsennato da non volersi prendere i tempi giusti prima di arrivare alla partita finale, lasciando così troppo poco spazio alla caratterizzazione dei vari personaggi e, perché no, a qualche scena in più di allenamento. Sarebbe stato senza dubbio divertente e interessante assistere in modo più esteso alla preparazione dello scontro finale e quindi ad un Michael Jordan nelle vesti di coach, costretto ad armarsi di pazienza per insegnare il suo sport ai suoi amichetti.

Quello che è certo è che Space Jam è un cult degli anni ’90 che 20 anni dopo la sua realizzazione fa ancora parlare di sé. È infatti previsto un sequel, sempre prodotto dalla Warner Bros, che vedrà come protagonisti Bugs Bunny e LeBron James. Per ora però non si sa molto di più, a parte il fatto che la regia sarà affidata a Justin Lin e che l’uscita è ancora da stabilire.

 

Il giudizio di CORNER