In molti hanno già definito il 17 aprile 2018 una data storica per il mondo del calcio. Forse esagerano. Noi ci limitiamo a dire che è sicuramente così per il movimento calcistico spagnolo, specie per quegli appassionati che vivono il calcio tra rivendicazioni di indipendenza e gli zero dubbi su chi sia il migliore tra i due marziani: ti risponderanno che nessuno è paragonabile al ragazzo nato a Rosario. Opinioni.

Stiamo parlando ovviamente del Barcellona, ma ci tocca finire in fretta e furia la sangria che stiamo sorseggiando sulla Rambla, perché dobbiamo partire alla volta di Vigo, esattamente dalla parte opposta della Spagna. Ci aspettano oltre mille chilometri, mettetevi comodi.
È proprio la Galizia a fare da cornice a quello che potremmo definire un evento più unico che raro. Perché nell’anticipo della 33a giornata della Liga è successo qualcosa che si può ritenere normale praticamente in tutta Europa, ma non per la squadra blaugrana.

Lo speaker scandisce tra i fischi i nomi dell’undici iniziale dei catalani: Ter Stegen, Semedo, Yerry Mina, Vermaelen, Digne, Paulinho, André Gomes, Denis Suarez, Dembélé, Alcacer, Coutinho. Non c’è Messi! No, non è questa la notizia. La novità sta nel fatto che per la prima volta dopo 16 anni, tra i titolari non c’è un solo giocatore formato nella Cantera. La Pulce è sì in panchina, ma con lui ci sono anche i vari Iniesta, Sergi Roberto, Busquets e Piqué, tutti prodotti storici del vivaio. Complice la finale di Coppa del Rey, i “big” sono stati risparmiati, anche perché i sarti stanno già cucendo sulle maglie della nuova stagione l’ennesimo titolo nazionale… . A Vigo, l’artiglieria pesante può tranquillamente restare nelle retrovie.

Per ritrovare una formazione priva di elementi formati in casa bisogna tornare indietro praticamente di un’era calcistica: 6 aprile 2002, Barça – Athletic Club. Ma la decisione di Valverde non è andata giù a tutti. La Masia è da sempre un vanto per il Barcellona, e lo sa bene il presidente Bartomeu, criticato spesso e volentieri per la sua scarsa considerazione del settore giovanile. Settore giovanile che negli ultimi tempi sembra aver perso un po’ di quella magia che l’aveva contraddistinto nel recente passato. Non è un mistero che in casa Barcellona si faccia fatica a formare talenti capaci poi di imporsi in prima squadra.

La favolosa generazione dei fenomeni nati negli anni ’80 è difficilmente ripetibile, ma forse non è soltanto una questione di cicli. Due i possibili fattori che potrebbe aver inciso: la pressione e Guardiola. Le aspettative che la società ha verso i propri giovani sono enormi. Dai canterani ci si aspetta che un domani sappiano imporsi anche tra i grandi, continuando a dare soddisfazioni e, soprattutto, trofei. E poi c’è Pep, allenatore che sta facendo le fortune del City, ma il cui nome resta sempre, volente o nolente, legato al Barcellona. Il suo azzardo nel promuovere tanti elementi del settore giovanile in prima squadra non è stato poi replicato dai sui successori, Luis Enrique in primis.

Se quanto accaduto a Vigo sia un evento isolato o la via che a Barcellona si vuole intraprendere non lo sappiamo… ma ci risulta difficile pensare che il popolo blaugrana possa accettare una filosofia differente da quella che da sempre contraddistingue la squadra. Diciamocelo pure, non tutte le rivoluzioni sono viste di buon grado in Catalogna.