Luca Margaroli, giovane tennista ticinese, ha esordito in Coppa Davis lo scorso settembre nello spareggio mondiale contro la Bielorussia. A pochi mesi di distanza (e dopo una seconda presenza nelle fila rossocrociate) ci concede un’intervista in cui parla della sua carriera finora e di quello che lo aspetta nel futuro.

Partiamo dall’inizio: hai ottenuto i primi punti ATP nel lontano 2010. Quali sono stati i momenti più significativi di questi 8 anni di carriera?
Penso che finora abbia avuto tante soddisfazioni e sicuramente anche qualche delusione. Ricordo con piacere il primo punto conquistato in casa al torneo di Taverne, ma sicuramente metto al primo posto la Coppa Davis e la mia prima vittoria a livello ATP contro Feliciano Lopez e Santiago Giraldo a Gstaad.

Te lo saresti aspettato di raggiungere ciò che hai ottenuto?
Sinceramente non saprei, quando si inizia a giocare tornei internazionali si sogna sempre un giorno di arrivare a giocare i Grand Slam, però la strada per arrivarci è lunghissima, quindi per ora sono contento di quanto io sia riuscito a fare, ben sapendo però che posso ancora migliorare e puntare più in alto.

Al momento giochi soprattutto il doppio. Da cosa è dettata questa scelta?
Da un anno a questa parte ho iniziato a concentrarmi maggiormente sul doppio, visti gli ottimi risultati ottenuti negli ultimi anni, ma non tralascio nemmeno il singolo.

La tua carriera si è sviluppata finora soprattutto a livello challenger/futures. È risaputo che quella è una realtà ben diversa dal circuito ATP. Ultimamente ci sono dibattiti tra i giocatori stessi per garantire dei proventi maggiori anche a chi non è nelle primissime posizioni del ranking. Cosa pensi di questa enorme disparità?
La disparità c’è e andrebbe affrontata, è impensabile che uno sport praticato è seguito in tutto il mondo dia da vivere solamente a 200/250 giocatori professionisti. Ma già l’anno prossimo apporteranno delle novità che prevedono di aumentare il numero di giocatori con buoni ricavi nel circuito.

La tua carriera si è sviluppata fino a sfidare, e anche battere, buoni doppisti. Pensi che la differenza di livello sia così elevata, o magari in futuro (ricordiamo che hai “solo” 26 anni e, soprattutto da doppista, la carriera di un tennista può proseguire fino a 35-40 anni) puoi pensare a migliorare il tuo best ranking di doppio, magari entrando in top-100?
L’obiettivo a breve termine è sicuramente avvicinarmi alla top-100 in doppio. Ho già battuto diversi giocatori che sono tutt’ora nei primi 100, quindi so che sicuramente ci posso riuscire anch’io. Ho ancora davanti un po’ di anni per riuscirci, anche se spero di arrivarci il prima possibile per poi puntare alla top-50.

Onore che immagino sia stato anche rappresentare la Svizzera in Coppa Davis ultimamente. Che tipo di aria si respira in questa competizione? Ci puoi raccontare le tue emozioni dell’esordio?
Un’emozione fortissima l’entrata in campo prima del mio doppio d’esordio a Bienne a settembre, durante tutta la partita senti l’energia e la forza del pubblico e della squadra che ti spingono a dare ancora di più di quello che hai. Ricordo benissimo lo stato d’animo mio e di Bodmer prima della partita, un’esordio in Davis in un match sulla carta proibitivo: entrambi eravamo nervosi, ma con una gran voglia di entrare in campo a giocarci le nostre carte. Peccato per i primi due set che abbiamo perso con set point a favore, sarebbe stata poi una partita diversa.

Restando in tema Svizzera: Federer e Wawrinka non sono ormai più giovanissimi e, salvo sorprese, non giocheranno più in Davis. Come vedi il futuro del tennis svizzero in campo maschile?
Purtroppo c’è stato un buco generazionale: quasi tutti i migliori giovani nati dal 1987 fino al 1995/96, eccetto me e Laaksonen, hanno smesso per diversi motivi. Adesso siamo una squadra giovane in Coppa Davis, la più giovane del World Group, sicuramente con il tempo miglioreremo e cresceremo come giocatori, però la Svizzera si è abituata troppo bene con Federer e Wawrinka.

Parliamo un attimo di Federer: ha iniziato a giocare a livello ATP che eri ancora un bambino. Ora hai 26 anni e lui è da poco tornato numero 1 al mondo. Che tipo di ispirazione è stato per te? Hai avuto l’onore di giocarci assieme. Che tipo di persona è?
Roger è il mio idolo sin da bambino, sono cresciuto vedendo le sue partite e mi sono ispirato a lui come giocatore, il suo gioco semplice e pulito è qualcosa di spettacolare tutt’oggi alla sua età.
Quando mi è capitato di allenarci insieme a Basilea, sia quest’anno che 2 anni fa, si è dimostrato una persona alla mano, con un’umiltà e una semplicità fuori dal comune per il campione che è.

Altri idoli che avevi da bambino, o giocatori che ti hanno ispirato/ti stanno ispirando nella tua carriera?
A parte Federer un giocatore che mi è sempre piaciuto è Tommy Haas, rovescio a una mano e giocatore d’attacco.

Cambiamo tema: sappiamo che a fianco dell’attività agonistica ti stavi anche dedicando a una carriera universitaria. È stato difficile conciliare le due cose? Al momento ti concentri soprattutto sul tennis o stai ancora proseguendo entrambe le strade?
Sì, sono iscritto a Scienze motorie e mi mancano una decina di esami per finire. Sicuramente non è facile, ci vuole tanta forza di volontà, soprattutto dopo una giornata piena d’allenamenti è difficile trovare le forze per studiare la sera. Sono concentrato sul tennis e quando posso cerco di dare qualche esame, prima o poi la finirò sicuramente.

Obiettivi per il futuro?
Gli obiettivi principali sono quelli di continuare a migliorare, mi piacerebbe a breve migliorare i miei best ranking dell’anno scorso sia in singolo che in doppio. A lungo termine sarebbe bello entrare nei primi 100 in doppio e arrivare a giocare le qualificazioni a Wimbledon.

Non ci resta quindi che augurare a Luca il meglio per il futuro e che i suoi obiettivi possano venir raggiunti!