Oggi si è spento Paolo “Pablito” Rossi, il cui soprannome spagnoleggiante già dovrebbe portarci alla mente la ragione per cui a suo modo sia entrato nella storia del pallone. Partiamo però da più lontano, prima di arrivare al quel dolce sapore di rivalsa che in quella calda estate del 1982 deve aver assaporato con tanta gioia e col suo solito sorriso sulle labbra.  

Tanti inghippi a frenarlo

Paolo Rossi fa parte di una di quelle storie belle da raccontare, che ci hanno fatto e ci fanno innamorare di questo sport. Paolo Rossi sin da giovanissimo si è distinto per due fattori che avrebbero condizionato la sua carriera: gli infortuni e la sfortuna da un lato e il fiuto del gol e la sua fama di bomber dall’altro. Ce ne accorgiamo se scorriamo la sua biografia di calciatore: acquistato dalla Juventus in giovane età (16 anni) non riesce a emergere, complice una serie di tremendi infortuni; poi approda al Como – a quel tempo stabilmente in Serie A – ma senza fortuna; deve rinunciare alla massima serie e “accontentarsi” del Lanerossi Vicenza, con cui scriverà la storia del club: capocannoniere in Serie B nell’annata 1976-77 con promozione annessa, l’anno seguente secondo posto in campionato e altro titolo di capocannoniere, con conseguente convocazione in nazionale per i mondiali di Argentina 1978, disputato alla grande. È il momento della consacrazione? Manco per scherzo, gli anni che seguono non coincideranno lontanamente ai sogni di gloria a cui pare avviato: sfumato l’affare con la Juventus, s’infortuna e retrocede con il suo Vicenza, che lo cederà al Perugia per una stagione e come se non bastasse sulle giovani speranze di questo ragazzino semplice, agile e scattante cade l’accusa di aver truccato la partita Perugia-Avellino all’interno del grande scandalo scommesse del 1980. Risultato? Due anni di squalifica dal calcio giocato.

13 giugno 1980, Paolo Rossi attende la sentenza che lo terrà lontano dai campi da gioco per due anni.

Il ragazzo è visibilmente scosso e amareggiato, privato di due anni di carriera decisivi per un calciatore (al momento della squalifica aveva 24 anni) e minaccia di lasciare il paese e il calcio. Giampiero Boniperti, presidente della Juventus e finissimo intenditore di calcio e di attaccanti, fiuta l’affare, lo convince ad allenarsi con la Juventus e lo acquista, contro il parere di molti. Ed è con questo sentimento di repulsione verso il calcio che Paolo Rossi si appresta a vivere un’estate grigia, a vedere i suoi ex-compagni di nazionale in TV. Non ha però fatto i conti con quel “testone” di Enzo Bearzot, che da buon friulano va avanti a modo suo: a sorpresa e contro il parere di tutti lo convoca e lo erige a faro della nazionale.

Il riscatto

Il giocatore non vede praticamente campo da 2 anni, ma Bearzot è inamovibile, la pressione sul ragazzo è altissima. Cominciano i mondiali spagnoli e la nazionale è attorniata da una nube di scetticismo senza eguali; dopo tre pareggi scialbi con Polonia, Camerun e Perù piovono severe critiche su Bearzot e su Paolo Rossi – l’opinione pubblica vuole affidarsi al giovane di belle speranze Alessandro Altobelli – ma il tecnico friulano non cede e va avanti. L’Italia, passata per miracolo al secondo turno, si trova nel girone di ferro con Argentina e Brasile. Il fallimento sembra dietro l’angolo, ma è proprio qui che l’insperabile diventa possibile: sconfitta l’Argentina di Maradona, la nazionale prende coraggio. Ma c’è il Brasile da affrontare, il grande Brasile di Zico e Falcao (forse il più forte di sempre dopo quello del 1970). Rossi è apparso un fantasma fin qui, ma Bearzot non demorde. E fa bene. La partita finirà 3 a 0, con tre gol di Paolo Rossi che quel giorno diventerà Pablito e marchierà per sempre il suo nome su quell’estate, su quel mondiale, su quel sogno di gloria che l’Italia attendeva da quasi 50 anni.

Paolo Rossi oggi ci ha lasciato, ma non la sua – bella – storia, non la sua allegria e non il suo grido di gioia verso la panchina e verso Bearzot, in quel 5 luglio 1982, che gli ha permesso di scrivere una delle pagine sportive più belle della nazionale italiana di calcio.