“Cara Rose, Buon Natale, il pensiero di te è la sola cosa che ancora mi tiene in piedi in questo candido inferno. Sei il mio sostegno morale e fisico, a tal proposito ti ringrazio per la cioccolata, qui in trincea è impossibile da trovare, i ragazzi portano qualcosa da Ypres quando possono ma quella che mi mandi tu ha davvero il sapore di casa. Sai ultimamente…”

PLOFF! un’ondata di fango travolse la lettera in mano al capitano Bruce Bairnsfather, interrompendo le poche righe che stava cercando di scrivere. Qualcosa aveva colpito la pozza di acqua stagnante e terra che ormai da giorni si era creata vicino al punto della trincea dove era solito porsi la sera ad osservare al di la del terrapieno e, occasionalmente dentro di se.

La mano era già scattata alla fondina quando si accorse che a causare quell’interruzione indesiderata era stato soltanto un pallone fatto di corde e stracci, che però di certo non sarà arrivato lì da solo.

E difatti, poco sopra la sfera irregolare, parimenti coperto di fango e leggermente illuminato da una delle rare lanterne della trincea, sorrideva Billy Reid, uno dei tanti, troppi giovani inglesi che hanno lasciato tutto per prendere in mano un fucile. Billy il fucile l’ha preso e se lo porta in spalla, ma sotto braccio stringe quel pallone rudimentale, quel desiderio tangibile di un ragazzino cresciuto lungo il Tamigi che, da buon figlio di un operaio dei cantieri navali, sogna di vestire il “claret and blue” del West Ham United.

Un sogno che la guerra non ha spento del tutto.

<<Mitragliere Reid!>> Il richiamo del capitano Bairnsfather arriva prima che il giovane soldato riesca a scattare in piedi, l’ufficiale ormai non si sorprendeva più della rara capacità del giovane di riuscire a trovare il tempo e l’occasione di correre per la trincea con il pallone al piede o di importunare qualche sporadico commilitone da usare come portiere. Poteva essere diversamente il 24 dicembre?

No, non poteva. Così come ogni altra componente di quella assurda routine, nulla cambiava, che fosse il 24 dicembre o una qualsiasi altra data niente interrompeva la neve e la pioggia, le raffiche mortali durante il giorno e la calma apparente durante la notte. Forse anche eccessiva quella notte.

<<Capitano Bairnsfather guardi, guardi verso il bosco>> Bruce Bairnsfather si voltò verso il rado boschetto sulla destra. In quei 50 metri scarsi ormai noti come “terra di nessuno” che separavano un fronte dall’altro si ergeva un gruppo di alberi a volte usati, da entrambi i fronti, per dare un’occhiata più da vicino alla trincea nemica ma per lo più ignorati.

Quella notte si erano accesi. O meglio, si stavano accendendo. Poco alla volte molte lucine iniziavano a comparire tra i rami.

<<Reid il binocolo, dai ordine di preparare le mitragliatrici, pronti al fuoco al primo movimento>> un leggero moto d’ansia stava iniziando a prendere il capitano mentre osservava gli alberi attraverso le lenti, intorno a lui la sua unità si stava armando e scuotendo dal torpore delle coperte; <<candele…>> mormorò, perché di candele si trattava.

Piccole, tra i rami e ai piedi degli alberi, e poi qualcuna più grande lungo il parapetto della trincea tedesca, tante candele si stavano accendendo come piccole stelle poste sulla linea di tiro, che si trattasse di un diversivo? una distrazione volta a catturare i loro sguardi mentre qualcuno tenta l’accerchiamento? forse il principio di un nuovo attacco?

Mille pensieri si affollavano tra le ordinate idee militari del capitano Bairnsfather, gli occhi guizzavano tra le ombre attorno alla trincea e poi su i suoi uomini che, tutti, osservavano le luci di fronte, gli occhi brillanti per il riflesso delle fiammelle e forse anche per quel desiderio che si trattasse davvero, per una notte, per quella notte, di semplici candele. Nulla di più.

Si sbagliavano.

Bruce Bairnsfather si mosse lentamente verso il proprio fucile Lee-Enfield, appoggiato al terrapieno a pochi metri da lui, quando il silenzio carico di tensione e spasmodica attesa si ruppe.

Non un colpo, non uno scoppio, neanche lo schiocco secco dei Mauser tedeschi.

Un coro, inizialmente timido, come il passo in marcia di una truppa in lontananza, poi crescente e pieno di calore, come un’invocazione.

“Stille Nacht! Heilige Nacht!

Alles schläft; einsam wacht”

Le parole che giungevano dall’altra parte, oltre i freddo della notte, oltre i 50 metri coperti di cadaveri, masserie rimaste a metà strada, crateri, oltre le barriere della trincea, oltre le candele erano quasi del tutti incomprensibili alle orecchie dei soldati inglesi.

Ma il ritmo no. Il ritmo era chiaro, semplice e dondolante, era lo stesso che, in quello stesso istante, si poteva ascoltare nelle chiese di Londra, Berlino, Vienna.

Lentamente, senza alcun avvio, affiorò anche alle labbra dei soldati inglesi, si impose allontanando il timore in un crescendo di voci che mescolavano tedesco ed inglese in quel canto accorato.

Bruce Bairnsfather osservava ancora i suoi uomini, cantando sottovoce. I primi sorrisi affioravano su i loro giovani volti, non quelli che da mesi era abituato a vedere, non i sorrisi forzati frutto delle volgari battute prima degli scontri a fuoco, sorrisi genuini, di ragazzi privati al calore dei loro paesi per essere sbattuti su uno scacchiere avverso, nell’attesa che la mano li muova.

Mentre li osservava così vide il movimento con la coda dell’occhio, qualcuno affiorava dal buio della terra di nessuno fendendo le ombre ed il nevischio.

Pensò di avvicinarsi al fucile ma qualcun altro fu più rapido di lui, un soldato saltò fuori dalla trincea stringendo in mano qualcosa e si diresse verso la figura che si avvicinava alla trincea, un soldato tedesco con le braccia alzate, i due non tentarono neanche di parlarsi, si strinsero in un abbraccio senza colori e si scambiarono ciò che avevano tra le mani.

In pochissimi attimi tutta la truppa aveva scavalcato la barricata e lo stesso facevano dall’altra parte, non ci furono ordini, non erano necessari.

Il capitano Bairnsfather prese il “regalo di Natale della famiglia reale“, un pacco, lo stesso per ogni soldato, che era arrivato in quei giorni e si componeva di una scatola con una pipa, del tabacco, delle sigarette e una fotografia della principessa Mary. Prese anche la cioccolata che Rose gli aveva mandato e saltò fuori.

Ovunque guardasse poteva vedere abbracci, scambi di doni, parole stentate in inglese e tedesco, giubbe divise solo dalle diverse gradazioni di sporco, un ufficiale gli veniva incontro con una lanterna in mano, quando furono a pochi passi i suo occhi castani affondarono nel celeste dello sguardo del presunto nemico.

Nemico per volere altrui, quegli occhi potevano appartenere a suo fratello George, caduto meno di un mese prima, potevano essere del figlio che Rose portava in grembo, potevano appartenere a chiunque ma qualcuno aveva deciso che il proprietario di quelle iridi che tanto ricordavano il cielo sopra le colline del Chilterns doveva necessariamente muovergli guerra.

Ma non quella notte, la notte del 24 dicembre 1914 toccava a loro, gli abitanti delle trincee, loro che da agosto avevano addosso sempre la stessa uniforme lacera, quella notte erano loro a decidere. Con tanti auguri alla famiglia reale e alla principessa Mary.

L’ufficiale tedesco tese la mano e Bruce la strinse vigorosamente, tirò fuori dalla tasca il tabacco e la pipa mentre quello prendeva dei sigari e dei fiammiferi miracolosamente asciutti e intatti, fumarono scambiando qualche stentata parola e, tra le pochissime chiacchiere ed il fumo, il capitano Bairnsfather notò i bottoni sul giaccone del tedesco, l’aquila in rilievo era bellissima.

L’ufficiale tedesco capì l’interesse del capitano inglese, prese il coltello in dotazione ed iniziò a staccare i bottoni, gliene mise tre in mano mentre Bruce Bairnsfather frugava la mente per ricordasi come ringraziare in tedesco, non trovò le parole adatte ma trovò invece, nelle ampie tasche, la stecca di cioccolata regalatagli da Rose, la cioccolata con il sapore di casa.

La divise a metà, ancora incartata e la porse al soldato che l’annusò e ne staccò subito un pezzo con i denti.

<<Ci separano le distanze, i colori che ci hanno dato, i giochi di potere, ma lo sporco e la fame ci hanno uniti>> mormorò Bairnsfather, dimenticando che difficilmente l’ufficiale tedesco avrebbe potuto capire ciò che gli aveva detto.

Si lasciarono così quella notte, lui, la sua squadra di mitraglieri, tutta la la linea di trincea nella zona di Ypres e allo stesso modo sul fronte opposto, si scambiarono giacche, cappelli, bottoni, sigari e tabacco, liquori e fotografie, chi poteva riusciva a scambiare anche gli auguri.

Tornarono in trincea con il cuore leggero, con la serenità di chi si rende conto che anche le cose più grandi sono nulla in confronto ai piccoli gesti.

Il giorno dopo, la mattina di Natale, ciò che videro fu una distesa bianca.

Durante la notte una forte gelata aveva indurito il terreno e disperso l’acre e dolciastro odore di putrefazione, il tempo di svegliarsi ed erano già tutti fuori dalla trincea, come per un’adunata non richiesta, e lo stesso dalla parte tedesca.

Iniziarono a recuperare i cadaveri dei compagni caduti nei giorni precedenti e dare loro le esequie, Bruce Bairnsfather si diresse, con altri ufficiali, verso una fattoria poco distante per celebrare la messa.

L’ufficiale tedesco che gli aveva regalato i bottoni lo vide e si aggregò alla piccola compagnia.

Fu una messa strana, incredibilmente spirituale, quasi a cielo aperto visto il crollo del tetto della fattoria, “è così assurdo, tanta riverenza in mezzo tutta questa brutale distruzione, non mi capiterà più un momento così” pensò Bruce.

Finita la funzione si incamminarono per il ritorno, tutti insieme, al luogo degli scambi. Durante il percorso, grazie ad un interprete tedesco originario del Suffolk, riuscì a dialogare con l’ufficiale tedesco che scoprì essere un tenente di nome Jhoannes, appassionato di pallone e motociclette.

Una volta arrivati alla terra di nessuno lo spettacolo era bellissimo, ai corpi dei caduti era stata data una degna sepoltura ed i soldati brulicavano in quei 50 metri scattando foto, scambiando ancora cibo ed alcolici, qualcuno anche le uniformi, per la prima volta da mesi le bocche di fuoco tacevano.

Bruce osservava quei soldati felici come bambini, ufficiali e sottoposti gioiosi come chiunque dovrebbe essere la mattina di Natale, lo sguardo gli cadde su un suo mitragliere, che per passione in vesti civili faceva il barbiere, intento a tagliare i capelli ad un ragazzo tedesco, la lama a pochi centimetri dal collo, come se fosse la cosa più naturale del mondo, e come di fatto era.

Ancora intento ad osservare la scena del taglio, il capitano Bairnsfather avvertì un leggero fischio e qualcosa di volante passargli accanto alla testa, in un attimo pensò al pericolo, a come tutto ciò fosse fin troppo bello per durare e a come fosse tanto fragile quell’incantesimo, pensò al Lee-Enfield ancora poggiato in trincea e a Rose, l’avrebbe rivista?

Si guardò intorno e capì con sollievo che ciò che lo aveva spaventato non era altro che il pallone di pezza e corde del mitragliere Reid e che lo stesso Reid era già accanto a lui per scusarsi, con il suo sorriso giovane e sgangherato sotto le lentiggini.

Ma ora che Billy Reid aveva calciato il pallone in mezzo agli astanti nessuno sapeva realmente cosa fare.

La sfera bitorzoluta stava lì, immobile sul terreno ghiacciato, ogni soldato, tedesco o britannico che fosse sembrava ipnotizzato, tutti la guardavano ma nessuno aveva il coraggio di muoversi.

Fu in quell’istante che un soldato panciuto, con l’uniforme dal colore indefinito e le guance rosse per il freddo e per l’alcol in corpo, ruppe le fila e colpì il pallone. Condivideva forse il corredo genetico di Best o Gascoigne a giudicare dal tasso alcolico ma non certo per il tasso tecnico.

Un tiro di punta che mandò la palla lontano per la terra di nessuno, e fu la molla.

Quasi tutti i soldati partirono all’inseguimento, lasciando cadere tutto, non contava più nulla se non il pallone, bisognava colpirlo. Era quello l’istinto primordiale, colpire il pallone prima che lo facesse qualcun’altro.

Poi qualcosa in più, poi qualcuno più lucido degli altri pensò che andavano fatte delle porte e così fecero, con le giacche e gli elmetti, come i ragazzini in strada, come si è sempre fatto da quando qualcuno ha capito che qualcosa che rotola deve per forza essere mandata da qualche parte a calci.

Si fecero le squadre, in enorme soprannumero, nel modo più naturale possibile, Germania-Inghilterra.

Gli inglesi praticavano il calcio da più tempo ma in quel calcio primitivo nulla più contava, ne i cross di chi la palla sapeva anche trattarla, ne le entrate a vuoto di chi forse non sarebbe stato migliore neanche in condizioni idonee. In tutto ciò l’Inghilterra riesce a trovare il vantaggio con uno splendido colpo di testa frutto di un lancio scaturito chissà da dove. Si continua quasi fino a sera.

Il risultato finale sarà di 3-2 per la Germania ma poco importa, pare che tra gli Inglesi ci sia stato chi abbia detto che l’ultimo goal era in chiaro fuorigioco ma poco importa, quasi 80 anni dopo Gary Lineker dirà, dopo un’altra vittoria della Germania sull’Inghilterra che: “Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine la Germania vince” ma anche di questo ci importa poco.

Ciò che importa è come una cosa tanto semplice possa muovere il mondo, allora come ora il calcio è speranza, unione, riconoscersi nella diversità. In fondo è forse troppo difficile risolvere un conflitto giocandosela a pallone, ma non uno di quelli che amano questo sport smetterà mai di credere che sia possibile. Che un pallone possa rotolare in goal anche in mezzo ad una guerra.

“Cara Rose,

Buon Natale, il pensiero di te è la sola cosa che ancora mi tiene in piedi in questo candido inferno. Sei il mio sostegno morale e fisico, a tal proposito ti ringrazio per la cioccolata, qui in trincea è impossibile da trovare, i ragazzi portano qualcosa da Ypres quando possono ma quella che mi mandi tu ha davvero il sapore di casa. Sai ultimamente la situazione si sta facendo più dura ma oggi no, oggi, 25 dicembre 1914, abbiamo giocato a calcio contro i tedeschi. Il risultato è stato di 3-2 ma non abbiamo perso, abbiamo vinto. Abbiamo vinto noi e hanno vinto loro.

Ti Amo.

                                                                                                                                                     Capitano Bruce Bairnsfather

 

 

Luca Manuel Nanì