Federer 19, Nadal 16, Djokovic 12. No, non stiamo dando i numeri, ma stiamo elencando i titoli dello Slam vinti in carriera dai 3 fenomeni citati. Basta dire che sono tutti nella top-4 per numero di Slam in bacheca (il quarto è Sampras) per capire che negli ultimi 10-15 anni a tutti gli altri sono rimaste le briciole. Se nell’ultimo decennio il tennis maschile ha avuto un richiamo sensazionale di pubblico a livello mondiale, grande merito va dato alla rivalità tra Federer e Nadal prima, e all’avvento di Djokovic poi. Ma la domanda che ormai da un paio di anni si pongono tifosi e addetti ai lavori è “Ma quando si ritireranno Federer e Nadal (e poi Djokovic), che ne sarà del tennis?”.

La stessa domanda se l’è posta l’ATP stessa. Avere avuto l’onore di veder giocare tre dei tennisti più forti di sempre contemporaneamente ha tantissimi lati positivi, ma anche dei problemi: quello più “fastidioso” è sicuramente quello del ricambio generazionale che ne segue. Ed è così nata l’idea, un paio di anni fa, di creare una sigla per indicare i tennisti più giovani, al fine di parlarne maggiormente e non concentrarsi soltanto su coloro che hanno fatto la storia degli ultimi 15 anni ma che, purtroppo, non sono eterni. “NextGen” è stato il nome scelto, e sta proprio a significare “prossima generazione”, cioè il futuro del tennis.

Nella categoria dei “NextGen” si è deciso di inserire quei tennisti che hanno al massimo 21 anni (analogamente alla under 21 del calcio). Anche se fino a 24-25 anni nel tennis moderno sei considerato giovane, la decisione di limitarsi ai giocatori estremamente giovani è indicativo del fatto che l’ATP abbia voluto investire i giovanissimi di questa “responsabilità”: saranno loro i “dopo Federer”. Infatti, i giocatori che oggi hanno 24-25 anni, quando si saranno ritirati i 3 “big”, ne avranno ormai 28-30 e inizieranno anche loro ad essere sul viale del tramonto. Se a ciò aggiungiamo che una intera generazione (quella dei primi anni ’90) è andata persa senza riuscire a partorire un solo campione (certo, Nishikori, Raonic, Dimitrov sono ottimi giocatori, ma nulla più), risulta evidente come i campioni del futuro saranno quelli nati nella seconda metà degli anni ’90.

Fino a inizio anno la “NextGen” non era nient’altro che una sigla per indicare i giovani (che tra l’altro raccoglievano risultati piuttosto modesti) del circuito, ma nulla di più. Da quest’anno sono state però introdotte le NextGen Finals, da disputare la settimana prima di quelle “ufficiali”, ma con una formula molto simile. La città scelta per questa prima edizione è Milano, e a parteciparvi saranno i 7 migliori giovani dell’anno (a differenza delle Finals “dei grandi”, con i primi 8 direttamente qualificati), a cui si aggiungerà il miglior italiano. Saranno così formati due gironi da 4, con semifinali e finale a seguire. Il torneo non assegnerà purtroppo punti per la classifica ATP, e viene quindi considerato da molti una mezza esibizione, anche e soprattutto per le regole a dir poco rivoluzionarie che contraddistingueranno gli incontri.

La concezione del tennis che ci ha accompagnato per anni verrà infatti completamente stravolta. Le partite si disputeranno al meglio dei 5 set (al posto dei rituali 3), ognuno dei quali verrà però vinto con 4 games, con eventuale tie-break sul 3-3 (non più quindi arrivando a 6, con tie-break sul 6-6). Non esisteranno più i vantaggi nei games, ma sul 40-40 si giocherà un “killer-point” per decretare il vincitore del gioco. Altre novità per limitare la durata degli incontri saranno l’eliminazione del “let” al servizio, considerandolo quindi direttamente buono (a condizione che atterri nel rettangolo del servizio), la riduzione del tempo dedicato al riscaldamento, e il “shot clock” per cronometrare esattamente il tempo che intercorre tra un punto e l’altro (massimo 25 secondi da regolamento). Sarà inoltre concesso ai giocatori di consultarsi con l’allenatore durante la partita (cosa che già accade tra le donne). Questo insieme di novità ha l’obiettivo di rendere gli incontri più corti, soprattutto per esigenze televisive, ma ai “romantici” del tennis piacciono veramente poco (tranne forse il “shot clock” che evita pause interminabili tra un punto e l’altro).

Ma chi sono i principali esponenti di questa “NextGen”? Il più illustre è sicuramente il tedesco Zverev, che ha già due Masters 1000 in bacheca, e con ogni probabilità sarà qualificato per le Finals di Londra (rinunciando verosimilmente a quelle di Milano). Inoltre c’è una schiera di giovani russi molto promettenti, dopo diversi anni in cui sono state solo le ragazze a tenere alto l’onore del tennis dell’ex Stato sovietico. Rublev, Khachanov e Medvedev hanno raggiunto ottimi risultati quest’anno, confermando la crescita che probabilmente li porterà nell’élite del tennis mondiale a breve. Il canadese Shapovalov è definitivamente esploso nelle ultime settimane e il suo gioco molto elegante lo rende forse il giovane più apprezzato dal pubblico. Citiamo anche il croato Coric, messosi in luce già un paio di anni fa, ma la cui crescita sembra essersi un po’ fermata, anche a causa di diversi problemi fisici. Anche lui è comunque destinato a diventare un ottimo tennista. Infine ci sono diversi giovani statunitensi, che basano prevalentemente il proprio gioco su servizio e diritto, seguendo la tradizione dei loro predecessori. Nessuno di loro sembra avere le potenzialità per diventare un fenomeno, ma tutti potrebbero diventare dei buoni giocatori, in grado di vincere tornei di rilievo.

L’appuntamento è quindi fissato per inizio novembre a Milano, dove inizieremo ad ammirare il tennis che verrà, sperando vivamente di non rimpiangere quello che abbiamo potuto ammirare in questi anni…