Il campionato 2020 della MotoGP, andato con una gara di anticipo al giovane maiorchino Joan Mir, 23 anni, si è concluso lo scorso weekend sulla pista di Portimao, in Portogallo. Dopo alcuni giorni di riflessione, è giunto il momento di trarre un bilancio generale, assegnando voti e giudizi ai piloti della competizione a due ruote più bella al mondo. Via, si parte:

PILOTI YAMAHA 


Vinales, voto 4.5
Poteva essere il suo anno, eppure non è riuscito a dominare un campionato che, senza Marc Marquez e un Dovizioso demotivato, poteva anche riuscire a dominare. Tremendamente altalenante, tanto efficace in qualifica quanto nervoso e poco incisivo in gara. A sua discolpa, va detto, che i problemi della casa nipponica non lo hanno di certo agevolato. Delusione.

Rossi, voto 5.5
Un mare di sfortuna non gli ha permesso di chiudere nel migliore dei modi i quindici anni in Yamaha, che certamente avrebbero meritato ben altro epilogo. Per la prima volta nella sua infinita carriera, iniziata nel lontanissimo 1996, finisce fuori dalla Top Ten. Beh, prima o poi doveva arrivare… e questo, è bene ricordarlo, è accaduto alla soglia dei 42 anni. In una stagione travagliata – fatta di guasti al motore, scivoloni e Covid – è comunque salito una volta sul podio. Peccato, però, perché nelle due gare di Misano poteva e doveva fare meglio di un quarto posto e di un ritiro. La “doppia” sulla pista di casa gli offriva la grande opportunità di centrare il podio numero 200 in classe regina; per poco non ci è riuscito… ma arriverà anche questo ennesimo traguardo sensazionale, ne siamo sicuri.

Valentino Rossi, “The Doctor”

Quartararo, voto 6.5
La prima pole in top class, la prima vittoria, poi la seconda consecutiva e il terzo successo arrivato qualche settimana dopo. Sembrava potesse sbranare il campionato, forte della sua freschezza e della sua fame. Ma in tante, troppe, gare è parso un “Diablo” timido, spaesato. Ha fatto comunque vedere che la stoffa del campione ce l’ha, serve solo affinare l’istinto. Anche lui come i suoi colleghi di Yamaha, in tanti frangenti non è stato aiutato dalla moto. Poi, ricordiamocelo: ha pur sempre 21 anni, siamo quindi forse troppo esigenti con lui?

Morbidelli, voto 8
L’unico pilota della casa giapponese ad uscirne alla grandissima. È stato il suo anno, la stagione della consacrazione. 5 podi e 3 vittorie, niente male per uno che prima di quest’anno non era neppure mai andato oltre al quinto posto. L’anno prossimo ci sarà anche lui a giocarsi il titolo, Marquez o non Marquez, Mir o non Mir, questo è poco ma sicuro. La cosa incredibile è che con una moto non ufficiale, sulla carta molto meno impattante delle altre Yamaha, è riuscito a rendere il doppio dei suoi colleghi. Ha inoltre dimostrato di possedere uno stile di guida speciale: aggressivo quando serve ma anche estremamente pulito e tecnico. P.S. quella “tranvata” da dietro che si è preso da Zarco grida ancora vendetta… chissà, magari senza lo “zero” in Austria avrebbe potuto vincere il campionato. Ma i “se” nello sport servono a ben poco, quindi giusto accontentarsi del titolo di vicecampione del mondo, e dici poco!

PILOTI HONDA


A.Marquez, voto 7
Quasi imbarazzante nella prima parte di stagione, non tanto per una mancanza di capacità quanto per la totale mancanza di risultati che, per una casa come Honda HRC, fanno senz’altro rumore. Nelle prime otto gare del Mondiale finisce per ben sei volte (molto) lontano dalla Top Ten; poi, dal nulla, come fosse posseduto dallo spirito del fratello, riesce a piazzare due clamorosi secondi posti consecutivi, mandando in totale estasi tifosi e giornalisti, che con Marc fuori gongolano tirando fuori titoli e “titoloni” di giornale. Nel finale di stagione ha quindi dimostrato di avere un gran bel potenziale. Peccato non poterlo vedere battagliare, ad alti livelli, con il fratello nello stesso team; sarebbe stato certamente un assist incredibile per tutto il movimento.

Bradl, voto 5.5
Premessa, che naturalmente vale anche per Alex Marquez: guidare la Honda HRC è impresa titanica. Una moto tanto potente quanto irascibile e indomabile, costruita su misura per un solo padrone, Marc. Al collaudatore tedesco, dunque, non si può dire chissà cosa; peraltro il fardello di dover sostituire un marziano come Marc Marquez non deve essere stato proprio piacevole, ma aspettarsi di più da un pilota della sua esperienza – e che soprattutto ben conosce la moto – era lecito. E il solo settimo posto a Portimao (gran risultato), non può bastare. 

Crutchlow, voto 6
Troppi infortuni e troppe “sfighe” per giudicare con precisione la sua (non) stagione. Tuttavia, pur non essendo neanche lontanamente al 70-80% della forma fisica, è riuscito in un paio di occasioni a piazzare dei temponi in pista, in qualifica. D’altronde, Cal, veloce lo è sempre stato. Tanto rammarico per non averlo visto fisicamente al top: in una stagione pazza come questa, l’idolo britannico avrebbe potuto togliersi senz’altro tante soddisfazioni. 

Cal Crutchlow alla sua ultima gara

Nakagami, voto 7
Parte molto bene, solido, senza mai cadere e senza mai ritirarsi. Quando tanti altri piloti eccellenti cadono o naufragano per altri motivi, lui è lì, in piedi, sempre in Top Ten; una volta quinto, una volta addirittura quarto. Poi, però, proprio quando il gioco si fa più duro e interessante, con la prima fila conquistata e la prima pole in carriera, ecco che la pressione gli gioca brutti scherzi (come dichiarato dallo stesso Nakagami con grande onestà e grande umiltà). Peccato perché a 4 gare dalla fine era quinto nella classifica piloti e, invece, chiude “solo” decimo. Quest’anno, però, è andato forte. Eccome se è andato forte. L’anno prossimo potrà sicuramente confermarsi tra i migliori dieci piloti del paddock.

PILOTI DUCATI


Dovizioso, voto 5
Premessa: in questa stagione Ducati non gli ha mai dato un supporto concreto, mai. Tuttavia, dal “Dovi” ci si aspettava sicuramente qualcosa di più. Poteva essere il suo anno, e invece la prossima stagione non sarà nemmeno nel paddock della MotoGp. Spiace.

Andrea Dovizioso: tornerà a correre nel 2022?

Petrucci, voto 5.5
Stagione di alti e bassi, sicuramente con più bassi. Però, una gara l’ha vinta, contro ogni pronostico. La sufficienza non la merita per aver staccato la spina troppo presto: la testa, infatti, è andata subito alla KTM Tech 3, e le sue numerosissime dichiarazioni nel corso della stagione ne sono la prova.

Miller, voto 7
Anche lui qualche iella l’ha avuta, basti pensare al clamoroso ritiro di Misano; guasto per… la visiera a strappo di Quartararo finita nel motore. Probabilmente una cosa del genere ricapiterà tra 150 anni. In qualifica ha dimostrato di essere uno specialista; in gara, invece, talvolta gli manca il guizzo finale. Peccato perché il talento è evidente e lo ha ampiamente dimostrato con i 4 podi stagionali, di cui tre con medaglia d’argento. Una vittoria (sarebbe stata la prima in Ducati) per chiudere al meglio il triennio in Pramac l’avrebbe meritata.

Bagnaia, voto 5
Ennesima premessa: il talento c’è, su questo non c’è alcun dubbio. Tuttavia, in due anni su Ducati Pramac ha raccolto una sfilza incredibile di zeri; tantissimi, troppi – a nostro giudizio – per promuoverlo sulla moto ufficiale nel 2021. Il pilota è ancora un po’acerbo e il rischio di “bruciarlo” è enorme. Un azzardo che a Borgo Panigale potrebbero pagare a caro prezzo. Ma a pesare sulla scelta sono stati due fattori: la sua nazionalità e il suo ingaggio “low cost”. Sarà la scelta giusta? Vedremo. Intanto, una cosa bisogna dirla: passi il suo (straordinario) secondo posto ottenuto a Misano e le due gare out per infortunio in terra austriaca; ma da “Pecco” ci si aspettava maggiore costanza, cosa che in due anni non si è mai vista. Proprio mai. In sostanza: ancora un anno in Pramac non gli avrebbe fatto male.

Zarco, voto 7
Il tanto bistrattato Zarco, che gode di poca stima tra i suoi colleghi e che spesso viene (esageratamente) messo sotto accusa. Forte è forte; in pochi lo hanno capito, altri, invece, fanno finta di non capirlo. Alla guida sarà anche avventato (ma chi non lo è a 340 chilometri orari?), però sul talento non si deve nemmeno dubitare. Con una moto molto modesta è riuscito spesso e volentieri a salvare la baracca, evitando figuracce a Ducati… che a nostro parere avrebbe dovuto affidargli la moto ufficiale per il 2021. Più della metà delle volte è entrato nella Top Ten: un podio, terzo in Repubblica Ceca; e due volte quinto.

Rabat, voto 3
In una stagione dove tutti, ma proprio tutti, hanno avuto almeno una chance di lottare per i primi posti, lo spagnolo, quell’occasione, non ha nemmeno mai provato a crearsela. Ok la moto, ampiamente tra le meno performanti del paddock, ma da un campione del mondo (di Moto2) ci si aspettava molto di più. Quest’anno e non solo. In bocca al lupo per il futuro.

Tito Rabat

PILOTI SUZUKI


Rins, voto 8
Annata straordinaria, per un pilota che, probabilmente, senza l’infortunio a inizio stagione avrebbe vinto il titolo. Ma siamo sicuri che il prossimo anno tornerà più agguerrito di prima… anche perché il ruolo di secondo pilota Suzuki non gli piace per niente. Un agonista, sempre molto aggressivo e deciso in pista, a volte anche troppo. 

Mir, voto 9
Ha vinto lui, basta e avanza questo. Ha avuto il merito di essere il più costante di tutti, e in una stagione assurda come questa, con tutti i problemi che le gomme potevano procurare (e hanno procurato), non è stata affatto cosa da poco. Deve migliorare in qualifica ma in gara, quando conta, è un fenomeno nel rimontare posizioni su posizioni. Un attento calcolatore, incredibilmente cinico ed equilibrato.

Mir, campione del mondo 2020

PILOTI KTM


P.Espargarò, voto 7.5
Ha spesso spinto la KTM fino al limite, spremendola come un’arancia in più circostanze e non lo diciamo per il colore delle carene. La sensazione, però, è che questa moto abbia ancora un potenziale non del tutto espresso. Detto ciò, il lavoro di Espargarò alla fine di questo quadriennio è stato ottimo, lascia la moto in buone mani. Sprecone nelle prime gare (due scivoloni consecutivi a Brno e in Austria), molto più incisivo poi, con cinque podi meritati. Ha i numeri, l’esperienza e l’ambizione per fare bene anche su una moto complessa come la Honda HRC.

Binder, voto 7.5
Stagione folle per il sudafricano, al quale va con merito il premio di “Rookie of the Year”. In una delle stagioni più difficili della storia della MotoGP, da debuttante, è riuscito a centrare nella parte iniziale del campionato una fragorosa vittoria. A Brno parte settimo e, con una emozionante rimonta, si issa al primo posto a nove giri dal termine, chiudendo la cavalcata e regalando a KTM la prima vittoria di sempre in classe regina. Questo potrebbe bastare, poi, però ci piazza anche un quarto posto, in Austria, e una bella doppietta a Valencia con un settimo e un quinto posto. Hai capito il rookie, eh… Talento.

Oliveira, voto 8
L’alfiere di punta di KTM è stato senza dubbio Pol Espargarò, ma il portoghese si merita mezzo punto in più per essere andato, più di tutti, al di là di ogni aspettativa. Spreca punti pesanti in avvio di stagione, costretto al ritiro non per colpa sua; poi, però, trova la forza di non disperarsi e di ottenere due vittorie straordinarie, condite da un quinto posto (2 volte) e da un sesto (4 volte). È cresciuto tantissimo e in questa stagione si porta con sé una cosa non da poco: il rispetto. Ora tutti lo rispettano e lo temono, questo per un pilota significa molto. Se come nella NBA ci fosse il premio per il protagonista “più migliorato” se la giocherebbe alla pari con Morbidelli.

Miguel Oliveira

Lecuona, voto 6.5
Costretto a saltare il finale di stagione, è riuscito comunque ad entrare nella Top Ten in ben tre gran premi, cosa affatto scontata per “l’anello debole” di KTM. Poi, vai a vedere la carta d’identità e leggi che è un classe 2000… e allora pensi che il suo percorso possa essere stato più che sufficiente. Tolta la partecipazione a Valencia 2019, la sua è stata una stagione da vero rookie.

PILOTI APRILIA


A.Espargarò, voto 6
Quest’anno il tanto strapazzato Aleix è riuscito, in più occasioni, a proporsi là davanti. Pur con una moto piena di problemi e rimasta un passo indietro rispetto ai miglioramenti delle altre (si stringe la mano con Yamaha, ndr), il catalano è riuscito ad andare fortissimo in tante qualifiche di questo Mondiale, risultando tra i più “cattivi” sul giro secco. Gli ultimi due GP a Valencia e a Portimao lo hanno visto chiudere rispettivamente nono e ottavo. Non male se guidi una Aprilia, però non può bastare. Davvero troppi ritiri, deve essere più concreto in gara.

B.Smith, voto 5
A differenza di Aleix non ha mai provato a spingere la moto oltre i suoi (tanti) limiti. Da un pilota esperto come lui ci si sarebbe aspettato qualche guizzo che, purtroppo, non è arrivato.

Savadori, s.v.
Tre gare, toppo poco per valutarlo. Però, qualora Aprilia scegliesse definitivamente di puntare su di lui per il 2021, saremmo contenti. In Superbike, due anni fa, in sella alla moto italiana non ha fatto male, chiudendo decimo nella classifica generale, con tre apparizioni in Top Five; in più, quest’anno, ha battuto Michele Pirro aggiudicandosi la vittoria nel CIV. Quantomeno una chance la merita.