Era il 2004 quando all’età di sette anni iniziavo a guardare attivamente partite alla TV e in quell’estate, nel corso degli Europei che rocambolescamente sarebbero stati vinti dalla Grecia, decidevo che sarei voluto diventare un portiere. Guardandoti difendere la porta dell’Italia con quel carattere e con quella grinta che già a 26 anni ti contraddistingueva mi innamorai del ruolo. E fu così che un paio di mesi più tardi facevo i miei primi allenamenti cercando di copiare le tue gesta.

Nemmeno due anni più tardi hai toccato, nel giro di pochi mesi, il punto più basso e quello più alto della tua carriera. È l’inizio dell’estate del 2006 quando lo scandalo di Calciopoli colpisce il calcio italiano: la tua Juventus ne è la vittima principale e sarà costretta a ripartire dalla Serie B. Quell’estate ci sono da disputare pure i Mondiali in Germania e parte dell’opinione pubblica italiana nemmeno vorrebbe tu partecipasti, per l’unica colpa di vestire la maglia che più è stata colpita dallo scandalo. Ma nonostante ciò vieni convocato e vai in ritiro per preparare il Mondiale più difficile della storia azzurra. Sappiamo tutti come andò a finire, e sappiamo pure che in quell’estate ti sei consacrato come il miglior portiere al mondo. Da campione del mondo (e principale candidato al pallone d’oro) le offerte da tutta Europa non mancano, ma tu dimostri un amore verso i colori bianconeri ineguagliabile, seguendo la squadra in Serie B nel punto più alto della tua carriera, quando potresti essere altrove a giocarti la Champions League. E così, a fine agosto, appena dopo un Mondiale conquistato, ti presenti in quel di Rimini, ma non per le classiche vacanze romagnole, bensì per iniziare la cavalcata che riporterà la Juventus in Serie A.

Gli anni successivi sono tutti all’insegna delle difficoltà, con la Juve mai veramente in lotta per traguardi ambiziosi e addirittura protagonista di due settimi posti consecutivi che sembrano prospettare il peggio. Ma ancora una volta non vuoi abbandonare la squadra e decidi che sarà la tua casa fino a fine carriera. 

Nel 2011 arriva la svolta. Guidati da Antonio Conte riuscite a riportare lo scudetto a Torino, che da lì sarà sempre scucito sulle maglie bianconere, con un dominio impressionante su tutte le altre squadre dello stivale. È in questi ultimi anni che hai battuto molti record di longevità e di imbattibilità, sia alla Juventus, sia in Nazionale. Negli ultimi 4 anni, durante la gestione Allegri, ti sei ripreso ciò che (ingiustamente per un campione come te) non hai potuto avere negli anni d’oro della tua carriera, ovvero la possibilità di lottare alla pari con le altre big d’Europa per conquistare la coppa che più ti mancava, quella dalle grandi orecchie. Hai accompagnato la tua squadra dalla Serie B fino a due finali di Champions (certo, perse, ma già esserci arrivati deve essere un motivo d’orgoglio). 

Hai sempre ripetuto che avresti voluto concludere la carriera con il Mondiale di Russia del 2018. A novembre il destino ha però deciso di punirti qualificando la Svezia nello spareggio e gettando nello sconforto 60 milioni di italiani, con tu che sei stato il primo a parlare e versare lacrime amare davanti alle telecamere dopo l’incontro, dimostrando quanto ci tenessi a qualificarti: per te e per il gruppo di giovani che saranno il futuro della nazionale. 

A quel punto hai lasciato intendere che c’era la possibilità di continuare ancora un anno o due, per evitare di lasciare con il “peso Svezia” sulle spalle. Ed è stato in questi mesi che ti sono state rivolte le critiche più ingiuste: in molti, soprattutto nelle file della tifoseria bianconera, hanno sostenuto che non sei più un portiere di livello, che non hai più la reattività dei giorni migliori, che non hai il carattere per essere di aiuto alla squadra, … . Scordandosi che soltanto a fine 2017 sei stato premiato come miglior portiere della passata Champions League. Sei stato trattato un po’ come un qualsiasi portiere di Lega Pro quando in realtà sei ancora al top a livello mondiale. 

E veniamo a pochi giorni fa, quando la Juventus è stata chiamata al Bernabeu per ribaltare il 0-3 subito all’andata. Se portata a termine, sarebbe stata considerata probabilmente la rimonta più eclatante della storia della Champions. E tu, a 40 anni, hai messo a tacere ancora una volta tutti i tuoi detrattori disputando una partita perfetta (come tutta la squadra), fino al 93esimo, quando l’arbitro ha fischiato un rigore dubbio e tu non sei riuscito a mantenere la calma facendoti espellere per proteste. Le parole pronunciate a caldo verso l’arbitro sono state molto dure, probabilmente troppo dure, ma hanno dimostrato quanto tu ci tenessi a portare a casa quella coppa, che invece rimarrà soltanto una maledizione. 

Nel dopo partita hai anche fatto intendere che effettivamente questo sarà il tuo ultimo anno da professionista, e non posso che essere d’accordo con questa scelta. Ma non perché non sei più all’altezza della situazione. Proprio per il contrario: perché sei ancora il numero 1 nel tuo ruolo, e lasci da campione. Anche perché certi tifosi che non fanno altro che criticarti per ogni minima incertezza in campo, non ti meritano per altro tempo. Si renderanno conto forse fra qualche anno che il Gigi Buffon del 2018 era ancora un lusso che in pochi possono permettersi.

I tuoi successori ci sono, e sono pronti: Szczescny alla Juventus e Donnarumma in nazionale sono delle sicurezze che cercheranno di blindare le rispettive porte come tu hai saputo fare in questi lunghi 20 anni di carriera. Quindi Gigi, non temere per il futuro, e goditi questi ultimi trionfali mesi di carriera, andando a caccia dell’ennesimo scudetto da protagonista, e poi sarà arrivata l’ora di cedere il testimone.

Ma ricorda che gli idoli che si hanno da bambini, rimangono in eterno, e per me il portiere della Juventus sarai sempre tu, per antonomasia. Onore a te, onore al più grande portiere della storia, onore a Gigi Buffon!