Per questa intervista potremmo partire da una celebre citazione di Winston Churchill: “C ‘è qualcosa nell’esteriorità di un cavallo che si attaglia all’interiorità di un uomo”. Ed è proprio così. Il cavallo possiede un’esteriorità molto forte. Può intimorire, può non piacerci, ma non può lasciare indifferenti. Impressiona per le sue dimensioni, per il suo modo elegante di muoversi, per i suoi muscoli, per la coda e la criniera che muovendosi nell’aria richiamano un simbolo di libertà. La sua bellezza è bellezza senza vanità e la sua lealtà è lealtà senza compromessi. Il cavallo non comunica così come riesce a fare un cane oppure un gatto, perciò risulta essere misterioso, indecifrabile, imperscrutabile. Aspetti che hanno affascinato Martina Meroni, 25enne di Mendrisio, che di questa passione ha fatto un lavoro. L’abbiamo incontrata per una lunga chiacchierata, a trecentosessanta gradi, sul mondo dei cavalli e dell’ippica, sport che negli ultimi anni sta riscuotendo un successo sempre maggiore e in cui la Svizzera è storicamente molto forte.

Martina Meroni, come ti sei avvicinata al mondo dei cavalli?
In tenera età trascorrevo giornate e tempo libero nella fattoria di famiglia, a contatto con gli animali, con le attività agricole, con la natura, per cui avvicinarmi agli animali in genere, e al cavallo in particolare, è stato un processo automatico, direi inevitabile. Nell’azienda di famiglia c’erano anche due cavalli: uno per me e uno per mia sorella che condivideva la stessa passione.

Ricordi la prima volta che sei salita su un cavallo?
Sono salita su un cavallo quando forse non sapevo ancora camminare. Mio papà mi ha messo in groppa, non accorgendosi che lentamente stavo scivolando dal fianco del cavallo, rischiando di finire con la testa per terra. È riuscito a salvarmi all’ultimo momento afferrandomi per una caviglia ed evitando così un incidente poco simpatico. Naturalmente non ho ricordi di questo episodio, così come non ricordo il giorno che ha segnato “la prima volta” a cavallo. Ero piccola, si trattava di un gioco per me. Posso però dire che mi emozionava sentire un essere caldo e vivo sotto di me, mi piaceva essere portata in giro e poter vedere il mondo dall’alto; ero felice di avere un amico di cui prendermi cura e con il quale vivere ore di pura felicità.

Per te il cavallo è più di una semplice passione…
Con il passare degli anni maturava in me la consapevolezza di voler rimanere il più possibile a contatto con questo mondo. Parallelamente aumentava l’insofferenza per tutto ciò che presupponeva attività sedentarie da svolgere all’interno di quattro mura ed inevitabilmente mi sono avvicinata al mondo dei concorsi ippici. Inizialmente si trattava di piccole gare a livello regionale, che mi permettevano di misurarmi con altri cavalieri e di acquisire esperienza, il tutto divertendomi. In seguito ho scoperto di gradire la competizione e di avere una certa predisposizione per questo sport. Finché un bel giorno, mio papà, mi propose di affrontare il tutto in modo diverso: non più solo un gioco, ma un approccio più ragionato e finalizzato al conseguimento di risultati di un certo rilievo. Non mi è stato nascosto che avrei dovuto rinunciare ad altre attività che mi piacevano – la pallavolo per esempio – che avrei seguito degli allenamenti mirati, che mi sarei dovuta impegnare intensamente, senza però tralasciare la scuola.

Martina e l'amore per i cavalli 2

Per chi non è particolarmente avvezzo all’ippica, ci puoi dire qualcosa in più sul tuo sport?
Nell’equitazione esistono diverse discipline, quella che pratico io è il “salto ostacoli”. In poche parole si tratta di affrontare un percorso sul quale sono disseminati diversi tipi di ostacoli (verticale, gabbia, doppia-gabbia, triplice, riviera, fosso,..). Lo scopo è di non abbattere nessun ostacolo, dunque di non raccogliere penalità, e di eseguire il percorso nel minor tempo possibile, cercando, evidentemente, di essere più veloce degli avversari. Velocità, precisione, concentrazione, capacità di reazione; queste le principali attitudini richieste per praticare questo sport a livello agonistico.

Possedere un cavallo è sinonimo di sacrifici e spesso anche di rinunce. Non ti pesa?
Lavorare con i cavalli è una scelta. Così come scegliere di fare il panettiere o l’impiegato. Qualsiasi professione ha dei lati positivi e altri negativi. Gli aspetti meno belli vengono attenuati se c’è il fuoco della passione che ti accompagna nei momenti difficili. Non lo nego: possedere dei cavalli e prendersene cura comporta dei sacrifici, delle rinunce; non vi sono orari, la domenica non è per forza un giorno di festa, le vacanze sono da ritagliare quando è possibile, d’inverno fa freddo e anche cavalcare quando fuori son 30° non è proprio un piacere. Io ho scelto di fare questo, ed è quello che vorrei continuare a fare anche in futuro. È la mia vita, è ciò che mi definisce come persona e mi fa dire: sì, sono felice di quello che faccio!”

Con i tuoi cavalli partecipi a gare in tutto il mondo, i viaggi spesso non sono facilissimi. Ci puoi dire qualcosa in più e fare qualche esempio?
Il lavoro quotidiano ha come obiettivo la preparazione atletica dei cavalli (e del cavaliere) e la partecipazione a concorsi ippici. Da un lato la partecipazione alle gare permette di dare visibilità ai cavalli per favorire il commercio degli stessi, soprattutto cavalli giovani. C’è poi un obiettivo più personale, con l’ambizione di ottenere buoni risultati e scalare le classifiche dei ranking internazionali.
I concorsi ippici si svolgono solitamente sull’arco di 3 o 4 giornate durante i fine settimana; indicativamente in un anno sono impegnata per 30-40 weekend. Per raggiungere i concorsi bisogna spostarsi, l’Italia è vicina ma mi capita di viaggiare anche in Germania, Belgio, Olanda, Austria e Spagna.
Organizzare le trasferte è impegnativo: oltre ai cavalli (di solito ne porto con me fino a 6), bisogna trasportare tutto ciò che serve per montare e come potete capire il materiale è molto. Ho fatto la licenza per condurre il camion e un’altra licenza per viaggiare con camion e rimorchio. I viaggi sono lunghi e impegnativi; sulle lunghe tratte mi accompagna un autista che mi dà il cambio alla guida, perché per legge non si può guidare per lunghi tratti senza fermarsi per una pausa. Tiro un sospiro di sollievo quando arrivo a destinazione, ma il lavoro non finisce lì, bisogna scaricare e sistemare tutto e per prima cosa occuparsi del benessere dei cavalli. Il camion oltre a trasportare i cavalli e il materiale dispone di una parte abitativa; la mia seconda casa, il mio piccolo regno, dove dormo, cucino, faccio la doccia e trovo del tempo per rilassarmi.
Quali sono i tuoi obiettivi sportivi per il futuro?
Come detto i miei obiettivi sportivi sono quelli di riuscire a scalare le classifiche dei ranking internazionali. Questo significa avere più visibilità e dunque migliori possibilità di accedere ai concorsi ippici più importanti. Spesso questi concorsi sono su invito, oppure a numero chiuso o bisogna pagare cifre troppo elevate per l’iscrizione.
Hai accennato all’attività della tua famiglia, strettamente legata alla natura e ai cavalli. Ci puoi dire qualcosa in più?
L’attività di famiglia ruota attorno all’Azienda Agricola San Martino, ubicata a Rancate, proprio nella Piana di San Martino (www.sanmartino-ti.ch). Oltre all’allevamento (ogni anno nascono circa 5 puledri), alla messa in valore e al commercio di cavalli da sport per il salto ostacoli, la nostra azienda lavora vigneti di proprietà e vigneti in gestione, gestisce una piazza di compostaggio per la raccolta degli scarti verdi del Mendrisiotto e durante la stagione invernale propone i servizi di cala neve e spargimento del sale. Negli anni abbiamo cercato di differenziare le attività così da poterci adattare di volta in volta alle mutate esigenze del mercato e del territorio.