19 maggio 2001.

Dopo 103 anni di storia, la città di Southampton deve dire addio alla sua storica casa calcistica: The Dell – “la conca” – un bollente catino con poco più di 15mila posti a sedere, unica fonte di calore di una regione dove i venti gelidi sconquassano le coste almeno 9 mesi all’anno.

La partita contro l’Arsenal ha ben poco da dire dal punto di vista sportivo: i Gunners sono aritmeticamente secondi, i Saints pascolano tranquillamente a metà classifica, più che soddisfatti.

Da un punto di vista emotivo, invece, quel grigio pomeriggio a sud dell’Inghilterra è carico di malinconia: dire addio al Dell, che verrà demolito per fare spazio a un complesso abitativo, è un momento traumatico per tutti gli abitanti dell’Hampshire, che auspicavano questo giorno non arrivasse mai.

Poco importa che il nuovo stadio, il St. Mary’s, sia un gioiellino moderno e più capiente, concepito nel rispetto della tradizione inglese di un’arena accogliente e ideale per godersi lo spettacolo del gioco: la prima casa non si scorda mai, e dirgli addio è una perdita dell’innocenza difficile da accettare.

Tra i giocatori, chi ha il cuore più pesante quel giorno è la bandiera dei biancorossi, una leggenda troppo spesso dimenticata del calcio mondiale che ha dedicato tutta la sua carriera agonistica a rendere felice il Southampton.

Matt Le Tissier, per tutti Le God, sbarca sul regno di Sua Maestà nel 1985, quando i Saints lo mettono sotto contratto nella squadra giovanile: il termine è appropriato, perché è un traghetto a portarlo a Southampton dalla sua terra natale, l’isola di Guernsey, poco più di 60 km quadrati circondati dalle acque della Manica.

In 16 anni di carriera tra aria gelida e zaffate di pesce fresco, 443 presenze tutto cuore e piede destro, molte da capitano, tutte caratterizzate da uno stile di gioco unico.

Le Tissier era un genio pigro, o meglio “rilassato”. A prima vista, quel suo incedere dinoccolato rischiava di offuscare il suo talento, che era cristallino e di pochissimi nella storia del calcio europeo.

Letali dribbling dalla velocità discutibile, conclusioni imparabili che partono da ogni posizione possibile della trequarti offensiva, assist immaginifici per compagni dal rivedibile spessore tecnico: Le God sapeva fare di tutto.

Un tutto reso ancor più affascinante da quell’aria da antidivo, con quel naso da pugile (https://www.youtube.com/watch?v=PFHCou575rk) e il phisique du role tipico del protagonista di un film di Ken Loach.

Purtroppo tutte le belle storie hanno una data di scadenza, e quel pomeriggio di maggio del 2001 il clima è da fine di un’epoca. Anche per Le Tissier.

Già dalla stagione precedente, le presenze di Le God sono crollate a causa di ricorrenti problemi muscolari che lo indurranno, nel maggio 2002, a ritirarsi dal calcio.

Anche quel 19 maggio, la sua partecipazione alla festa è in forse: Matt si trascina dei dolori alla schiena da settimane, ma per dire addio al Dell non c’è sofferenza che tenga.

“Era un’occasione speciale per il club, la città, la nostra gente. Ho pensato che Matt meritasse di partecipare attivamente alla festa, fosse stato per 20, 10 o anche 1 solo minuto”. (Stuart Gray, allenatore Southampton 2001)

“Sarò eternamente grato a Gray per aver dimostrato che c’è ancora un po’ di spazio per i sentimenti, nel calcio. A malapena mi reggevo in piedi quel giorno, ma mi promise che al fischio finale di quella partita sarei stato in campo”.(Matt Le Tissier)

Il clima festoso che si respira prima del calcio d’inizio si prolunga anche all’inizio del match, con una serie infinita di passaggi e giocate sbagliate da una parte e dall’altra. Ma proprio perché la leggerezza regna sovrana, può succedere qualsiasi cosa da un momento all’altro; difatti l’Arsenal passa in vantaggio grazie una sgroppata sulla sinistra di Ashley Cole, che conclude al corpo del portiere, facendosi trovare prontissimo a rimettere in rete sulla ribattuta.

Qualche buona parata della riserva dei Gunners Alex Manninger tiene il risultato sul vantaggio ospite all’intervallo, e il retrogusto amaro di chiudere la storia del Dell con una sconfitta comincia a farsi spazio nel cuore dei Saints.

Ma la storia di quel pomeriggio è ben lontana dall’essere ancora scritta.
In apertura di secondo tempo Gilles Grimaldi perde un pallone sanguinoso su un maldestro tentativo di rinvio e il marocchino Kachloul pareggia i conti, facendo tremare le sottile colonnine del tempio di Milton Road.

Ma dopo una manciata di minuti Pires, su una ripartenza, trova bene Henry in campo aperto: Titì salta un uomo con la sua regale eleganza, mette dentro per l’accorrente Freddie Ljungberg che trasforma il più classico dei rigori in movimento. 2-1 Arsenal.

Altri 5 minuti e Manninger, forse col senso del drama nei suoi guanti, sbaglia clamorosamente i tempi di un’uscita su un innocuo cross di Gary Monk e permette a Kachloul di depositare a porta vuota il 2-2.

A questo punto antipasti e primi hanno preparato a sufficienza l’atmosfera per la portata principale.
Stuart Gray fa un cenno al suo capitano, Le God si toglie la sopramaglia, un boato fa tremare il Dell: il numero 7 fa il suo ingresso in campo al 74 minuto, per l’ultimo quarto d’ora in quella che è stata la sua casa per oltre 15 anni.

Un quarto d’ora in cui inevitabilmente tutti i presenti riportano alla mente le fantastiche giocate che Le Tissier ha dipinto su quel rettangolo sacro.

Come la doppietta al Newcastle il 24 ottobre 1993, con quella straordinaria cavalcata con doppio sombrero o la memorabile staffilata al volo nell’angolo destro nella vittoria 4-2 contro il Liverpool l’anno dopo; o la punizione a là beach soccer contro il Wimbledon, alzandosi il pallone e tirandolo al volo; o ancora il pallonetto a Schmeichel nello storico 6-3 rifilato allo United nell’ottobre ’96.

Ma a pochi minuti dalla fine, c’è solo tanta stanchezza in campo e tanta voglia di celebrare quello storico momento sugli spalti e la gara sembra pigramente avviarsi verso il pareggio.

Ecco che la mano invisibile trova il giusto epilogo per la sceneggiatura di quel pomeriggio. Un lungo rinvio del portiere dei Saints finisce sulla testa di James Beattie, sponda verso Le Tissier che tenta un aggancio molto complicato, con la palla che dal suo destro carambola verso Martin Keown.

Il centrale dei Gunners non riesce a rinviare come vorrebbe e la palla rimbalza appena dentro l’area di rigore.

Giusto il tempo per Le Tissier di arrotolare il suo piede sinistro attorno al pallone e colpirlo con tutta la forza che gli è rimasta.

“Per i 74 minuti in panchina mi ero preparato mentalmente all’eventualità di un’occasione del genere. Volevo segnare l’ultimo gol al Dell a tutti i costi: anche se non era il mio piede ho colpito davvero molto bene. Appena la palla è partita verso la porta sapevo come sarebbe finita”.

È una mezza girata da manuale, il pallone prende velocità e si lancia verso il palo lontano, con Manninger disteso in tuffo che non può fare assolutamente nulla.

Non appena la rete avvolge la sfera, il Dell esplode in un grido liberatorio: il lieto fine che tutti volevano si era avverato, forse addirittura al di là delle più rosee aspettative del più romantico dei tifosi.

Qualche minuto dopo il fischio finale.

Sugli spalti i tifosi strappano seggiolini-souvenir come fossero frutti maturi, mentre una fiumana invade il campo, cercando di strappare ogni indumento possibile ai giocatori.

Matt, manco a dirlo, è il primo preso d’assalto e deve farsi strada tra una giungla di mani e sorrisi estasiati. Il più grande giocatore ad aver vestito la maglia biancorossa del Southampton lasciò nei presenti la sensazione di aver vissuto, quel giorno, un’esperienza al limite del trascendente.

Qualcosa in cui solo Le God poteva riuscire.

Alberto Dagnino