Il calcio, fino a qualche anno fa, era considerato uno sport adatto solamente al genere maschile. Da qualche anno a questa parte però il vento sta cambiando, infatti molte squadre (soprattutto la Fiorentina della famiglia Della Valle) oltre ad avere la squadra maschile, all’interno del loro club hanno anche una squadra femminile. È dell’agosto scorso la notizia che la Juventus è andata a colmare un vuoto che si faceva sempre più “assordante” riuscendo ad iscrivere anche lei, al campionato di Serie A femminile, una propria compagine.

Oggi abbiamo il piacere di poter scambiare due chiacchiere con Francesca Vitale, che del calcio ha fatto la sua passione fin da bambina, così come tante altre bambine.

Partiamo da quanto successo negli ultimi giorni, ovvero dal periodo trascorso in terra iberica. Avere l’occasione di indossare la maglia della propria nazione può già considerarsi un successo, ma giocare un mondiale non è cosa da tutti i giorni. Cosa “ti lascia” tutto ciò e quali emozioni hai vissuto quando eri in Spagna?

Indossare la maglia della propria nazione e scendere in campo per difenderla e onorarla è una delle soddisfazioni più grandi alla quale una giocatrice può ambire. Se tutto ciò può essere fatto in occasione di un Mondiale, allora è veramente difficile spiegare cosa si prova. Quando si scende in campo bisogna dimenticare tutto quello che c’è fuori, ci si deve concentrare solamente sull’obiettivo poiché, a livello mondiale, si trovano squadre che non permettono nessun tipo di distrazione. Nel momento in cui si inizia a cantare l’inno, si provano sensazioni difficili da descrivere, un mix di ansia, tensione e adrenalina che devono essere gestite nel migliore dei modi per riuscire a dare il meglio durante la partita.

Cosa si prova a sapere che il sesto posto, conquistato ai Mondiali, equivale al miglior piazzamento di sempre per una Nazionale femminile italiana di calcio? Avete scritto un pezzo di storia…

Prima di partire le persone ci chiedevano cosa andassimo a fare, se non era meglio rimanere a casa ed evitare di fare brutte figure! Noi abbiamo risposto nel migliore dei modi a tutte queste critiche: abbiamo dimostrato sul campo cosa questa Nazionale potesse fare! In poco tempo abbiamo creato un bellissimo gruppo e abbiamo scritto la storia della Nazionale italiana femminile di Futsal. Il tempo che abbiamo avuto per preparare questo avvenimento è stato poco, perché la maggior parte di noi ragazze milita nei club di calcio a 11 che giocano il campionato FIGC. Non è stato per niente facile riuscire a ritagliarci questa possibilità ma l’abbiamo voluta fortemente e questi sforzi sono stati ripagati. Adesso che abbiamo ottenuto qualcosa di importante forse qualcuno parlerà un po’ più di noi, o almeno saranno consapevoli di quello che sappiamo fare in campo. Torniamo a casa con un sesto posto deciso nella finale contro la Catalunya, una Nazionale forte e organizzata, con ragazze che giocano a futsal e hanno la possibilità di praticare questo sport tutto l’anno.

Dopo un trascorso da giocatrice del F.C. Internazionale (con tanto di promozione in serie A), hai cambiato colori, invertendo il blu con il rosso. Oggi sei capitano del Football Milan Ladies e quindi buona parte dell’anno giochi “ad 11”. È stato complicato passare al “calcio a 5”? Quali sono le principali differenze?

Il calcio a 11 e a 5 per me sono due mondi completamente diversi. Le prime volte è stato difficile abituarsi alle dimensioni del campo e della palla che sono molto più piccoli rispetto al calcio a 11. La differenza sostanziale l’ho riscontrata nei movimenti che sono completamente diversi nei due sport. Nel calcio a 5 anche se ognuno ha il proprio ruolo, gli interscambi sono continui e per creare i giusti spazi è fondamentale continuare a cercare lo scambio di ruolo e di posizioni. Molto diverso è anche il modo in cui avviene la trasmissione della palla, il controllo di palla avviene di suola ed il tiro è di “punta”! Il livello tecnico è molto alto, il gioco è veloce e gli sprint sono brevi e di conseguenza la rapidità di ogni giocatrice è una capacità fondamentale da sviluppare.

Come viene vissuto “da dentro” il fatto che il calcio femminile è meno mediatizzato rispetto a quello maschile?

Il calcio femminile, sia a 5 che a 11, è ancora indietro anni luce rispetto al calcio maschile. Con il tempo qualcosa sta cambiando, alcune società di calcio maschile hanno introdotto la squadra femminile e nel giro di pochi anni saranno sempre di più le società che aderiranno a questo progetto. Noi giocatrici siamo convinte di meritarci lo stesso trattamento degli uomini ma per il momento giochiamo prettamente per passione. Il fattore mediatico è molto importante, se solo venissero trasmesse più partite di calcio femminile, se venissimo pubblicizzate maggiormente sui giornali o ai telegiornali, molte più persone avrebbero la possibilità di conoscere anche questa parte di calcio! In tutto il mondo esiste il professionismo, le ragazze giocano a calcio come lavoro e sono trattate da atlete a tutti gli effetti, mentre in Italia questo tipo di discorso fatica ad emergere.

Facciamo un passo indietro (per poi rigettarci nel futuro)… . Da dove è nata la passione per il calcio?

Ho iniziato a giocare a calcio all’età di otto anni. Seguivo le partite di mio fratello insieme ai miei genitori e quando la domenica lui era in campo a giocare io ero sempre fuori a vederlo, indossavo le sue vecchie scarpe da calcio e tiravo calci al pallone. A scuola, durante l’intervallo, giocavo sempre con i miei compagni di classe e dopo un po’ di tempo chiesi ai miei genitori se potevo andare a giocare. Inizialmente non è stato facile perché erano contrari ma, con il tempo, dopo aver provato la maggior parte degli sport sono riuscita a convincerli che il calcio era la passione più grande.

All’età di 16 anni vieni convocata per l’europeo Under 19, dove con la tua Nazionale riesci a fare un’impresa: salire sul gradino più alto della competizione che vedeva partecipare le principali Nazionali del vecchio continente! Nella tua giovane carriera hai già vissuto tante emozioni… . Qual è la più forte e quella che senti più tua?

La vittoria del campionato europeo con la Nazionale è in assoluto l’emozione più grande! Una vittoria così importante penso si possa capire solamente vivendola sulla propria pelle. Salire sul tetto d’Europa, dove hai sempre sognato di arrivare fin da piccola, è qualcosa di indescrivibile. Ero giovane in un gruppo di ragazze più grandi di me di qualche anno, ho avuto la fortuna di poter giocare con loro e di imparare tanto, sia calcisticamente, sia caratterialmente. Ripensandoci adesso mi sembra tutto impossibile e ho ancora i brividi sulla pelle. Ogni tanto chiudo gli occhi e mi immagino di essere ancora lì, a ricevere la coppa e la medaglia. Sopra il mio letto ho incorniciato la maglietta di quell’Europeo con le firme di tutte le mie compagne e quando la guardo, anche se sono passati 10 anni, mi sembra ancora tutto impossibile.

Sappiamo che qualche anno fa hai subito un infortunio importante, e noi di Rivista Corner ipotizziamo forse che questo sia stato il motivo principale che ti ha impedito, per il momento, di vestire la maglia della Nazionale maggiore. Confermi? Ci credi ancora?

La rottura del Legamento Crociato Anteriore mi ha tenuta lontana dai campi per circa sei mesi. È stato un infortunio lungo ma purtroppo nello sport può capitare. Il recupero è stato faticoso, ho attraversato momenti di sconforto perché non vedevo miglioramenti e tendevo a demoralizzarmi. In quei momenti ci vuole tantissima tenacia, forza di volontà e costanza. Quando si ritorna in campo c’è bisogno di tempo per recuperare la condizione fisica migliore, all’inizio è difficile e perché siamo abituati a conoscere il nostro corpo e le nostre prestazioni ad un certo livello. La maglia della Nazionale Maggiore è ambita da chiunque, da qualsiasi calciatrice e finché riusciamo a giocare una piccola speranza dentro di noi rimane sempre. La donna però, purtroppo, deve fare spesso delle scelte di vita e, a volte, per studio o lavoro deve rinunciare a qualcosa. Io cerco di allenarmi bene per me e per la mia squadra, ci aspetta un campionato difficilissimo quindi intanto mi concentro su quello. Il resto si vedrà… .

Nel 2015 hai vissuto un’esperienza calcistica in America. Quali differenze hai trovato tra il calcio femminile in Europa e quello negli USA (infrastrutture, pubblico, livello…)?

In America il calcio femminile è considerato tanto quanto il calcio maschile in Italia ed il numero delle bambine tesserate è maggiore rispetto ai maschi! Nei loro centri sportivi si trovano anche 10 campi da calcio, palestre e necessità di ogni tipo. La cultura è molto diversa, la donna che gioca a calcio viene applaudita e incoraggiata, gli stadi durante le partite sono pieni, le partite vengono pubblicizzate e trasmesse anche in diretta televisiva. Ero in America nell’estate in cui la Nazionale americana ha vinto l’ultimo Mondiale. È stata un’esperienza veramente bella e che difficilmente dimenticherò perché ho vissuto quello che succede in Italia quando gioca la Nazionale maschile: persone affollate nei bar, maxi schermi in giro per la città e gruppi riuniti in casa per seguire la partita tutti insieme. Al fischio finale erano tutti in strada a festeggiare le ragazze, e da calciatrice sogno che un giorno tutto questo possa accadere anche in Italia.

Sappiamo che ti sei laureata in Scienze Motorie e che hai conseguito anche la Laurea Magistrale sempre in ambito delle attività motorie. Come si struttura la tua giornata tipo? Riesci facilmente a conciliare lavoro e passione?

La vita di una giocatrice consiste nello studiare e/o lavorare di giorno e alla sera andare al campo ad allenarsi. Facciamo tanti sacrifici per essere sempre presenti a tutti gli allenamenti (tre volte alla settimana) e alla domenica per la partita. Facciamo un campionato nazionale e quest’anno andiamo a giocare tre volte in Sardegna partendo la mattina presto in aereo e tornando alla sera. Ho studiato Scienze Motorie perché lo sport è la mia vita e non c’è modo migliore se non unire la passione al lavoro. Finita la Laurea Magistrale, ho iniziato un corso per diventare Massaggiatrice; ho lavorato nelle palestre e nelle scuole e spero in futuro di poter rimanere il più possibile nell’ambito sportivo.

Nonostante i tanti successi, “Frà, hai ancora un sogno nel cassetto?”

Ognuno di noi possiede almeno un sogno nel cassetto. Il mio è quello di fare un’esperienza da professionista, sarebbe bello in Italia ma oggi non è ancora possibile. Mi piacerebbe coronare questo sogno perché sarebbe una grande ricompensa per tutti i sacrifici fatti fino ad oggi.