Alla morte del padre François nel 1971, Jean-Claude “Baby Doc” Duvalier divenne presidente (di fatto dittatore) di Haiti. Avrebbe mantenuto la sua carica per 15 anni, prima di essere costretto alla fuga a seguito di una rivolta popolare. Nei primi anni del suo governo, Duvalier si impegnò per far crescere il movimento calcistico haitiano. Lo fece (distraendo fondi destinati dagli USA agli aiuti umanitari) costruendo il primo campo da calcio nel luogo che oggi ospita il Fifa Goal Centre. Oggi in quel centro sono ospitati circa 200 giovani calciatori e calciatrici destinati a rappresentare la propria nazionale nel mondo. Soprattutto, però, il centro è stato a lungo il teatro del regno del terrore di Yves Jean-Bart, plenipotenziario del calcio di Haiti, che nel novembre 2020 è stato radiato a vita dalla Fifa.

Il ranch

Situato nella zona più povera di Port-Au-Prince il Fifa Goal Centre è conosciuto come “il ranch“. A seguito della radiazione di Dadou, soprannome di Yves Jean-Bart, il ranch pare sia rimasto sotto la sua pesante influenza ed è per questo che il caso è stato riaperto e la piramide di potere che l’ex plenipotenziario ha costruito negli anni sta per essere definitivamente abbattuta.

Nell’indagine portata avanti per mesi dai giornalisti del The Guardian, numerose giovani calciatrici si sono fatte avanti per denunciare Dadou per abusi sessuali, violenze fisiche e psicologiche, minacce e pressioni di ogni tipo. Abusando della sua posizione di totale dominio su tutto il calcio di Haiti, Jean-Bart ha rovinato la vita, ancor prima che la carriera, di decine e decine di giovani calciatrici che hanno deciso di far sentire la loro voce.

Il regno del terrore di Yves Jean-Bart

Tutto ha avuto inizio nel 1973, quando Jean-Bart entrò a far parte della dirigenza dell’AS Tigresses, uno dei primi club femminili di calcio in Haiti, che nel decennio appena conclusosi è riuscito nell’impresa di vincere 6 campionati consecutivi. Mentre continuava a lavorare come medico, Jean-Bart cominciò a diventare una figura sempre più potente nel calcio d’Haiti. Nel 1991 divenne vice-presidente della Fédération Haïtienne De Football (FHF) e dal 2000, presidente. Dadou era un personaggio amato, molto popolare e, dopo la sua scalata al potere, era diventato amico dei nomi altisonanti del calcio internazionale; Sepp Blatter su tutti.

Il giorno dell’inaugurazione del Fifa Goal Centre, Jack Warner – allora presidente Concacaf – descrisse la struttura come ” una rappresentazione integrale della visione del presidente Blatter“. Secondo lui, grazie al ranch, Haiti sarebbe tornata a coltivare i campioni come nel suo passato. Da quel momento il ranch divenne il centro del calcio haitiano. Ogni giovane calciatore e calciatrice sapeva che, per poter rappresentare i colori della propria terra nel mondo, il ranch sarebbe stato una tappa fondamentale.

Il terribile terremoto del 2010

Nel nostro viaggio nell’ascesa (e la caduta) di Dadou, c’è una tappa che non possiamo omettere. Un evento di portata catastrofica che avrà forti ripercussioni anche nella storia delle giovani calciatrici haitiane. Il 12 gennaio 2010 un terremoto si abbattè su Port-Au-Prince, causando più di 220 mila morti . Per la Croce Rossa, fra ferite ed evacuazioni, furono coinvolte oltre 3 milioni di persone.

Proprio in quel giorno di undici anni fa, mentre la nazionale under 17 femminile si stava allenando allo stadio nazionale di Port-Au-Prince, l’allenatore Jean-Yves Labaze – descritto dalle calciatrici come “un padre” – perse la vita mentre partecipava ad una riunione nella vicina sede della Federazione. Da quella riunione a cui parteciparono più di 20 persone sarebbero uscite illese solo due persone, una delle quali fu Dadou. Su quell’episodio sono state costruite diverse teorie, ma ciò che sappiamo è che da quel momento in poi l’ultimo baluardo di difesa per le giovani calciatrici era scomparso. Da quel giorno, si assistette all’escalation del regno del terrore di Jean-Bart.

Gli scandali internazionali

A seguito del crollo della sede dell’FHF, un ingente flusso di denaro cominciò a riversarsi nelle casse della federazione haitiana. Secondo Jean-Bart, la Fifa avrebbe destinato un fondo di 3 milioni di dollari per la ripartenza del calcio. Non solo: il presidente della Concacaf Warner e il vicepresidente della Fifa Chung Mong-joon aprirono i loro personali portafogli per sostenere con oltre 600mila dollari totali il presidente Dadou.

Pochi anni dopo lo stesso Warner sarebbe stato indagato con l’accusa di aver distratto fino a 750’000 $ di fondi FIFA destinati alle vittime del terremoto. Nel bel mezzo della tormenta, con Warner costretto alle dimissione, Jean-Bart diverrà anche presidente dell’Unione calcistica dei Caraibi. Ad oggi i rapporti fra Fifa, Concacaf e FHF di quei tempi sono ancora poco chiari e destinati a rimanere in una zona grigia dell’intera vicenda.

Le confessioni delle calciatrici

Nel frattempo, dopo l’inaugurazione, nel ranch cominciarono a soggiornare sempre più giovani atlete per le quali Jean-Bart sviluppò un interesse morboso che presto sfociò nella violenza. Durante i primi mesi del 2020, nel bel mezzo della pandemia da Covid-19, il Guardian comincia a raccogliere le strazianti confessioni delle giovani haitiane su quelle violenze.

Mantenendo l’anonimato, per paura di subire ulteriori violenze, una calciatrice ha raccontato al Guardian dello schema con cui le giovani vengono costrette a subire le violenze. “C’è una signora (Nela Joseph, ndr) che lavora lì (al ranch, ndr) che fa pressione sulle ragazze perché facciano sesso con Dadou”, ha raccontato “Quando [Dadou] vede una bella ragazza attraente, manda la signora a dirle che sarà buttata fuori dal centro. Lei inizia a piangere e poi la signora dice: “L’unico modo per risolvere la situazione è parlare con Dadou”. In quel momento la ragazza non ha altra scelta che sopportare gli abusi sessuali.

Jean-Bart non si sarebbe limitato alle violenze nel ranch: il plenipotenziario seguiva le rappresentative giovanili femminili in giro per il mondo, a partecipare ai tornei. In una di queste trasferte, una delle giovani calciatrici fu costretta a viaggiare a fianco di Dadou, nei sedili posteriori dell’auto. “Per tutto il viaggio, il signor Jean-Bart ha continuato a toccarmi”, ha detto. “E l’ho sempre spinto via per lasciarmi in pace. Da quel giorno in poi, ogni volta che mi vede in campo, non smette di dirmi che non farò mai strada e lui non alzerà mai un dito per aiutarmi in qualcosa“.

L’esplosione del caso

Le violenze sessuali perpetrate da Jean-Bart sono andate avanti per anni, per alcuni calciatrici era l’unico modo di poter continuare a giocare per la propria nazionale. Per tutte, vivere al Fifa Goal Centre era l’occasione di una vita. In realtà, quel ranch sarebbe diventato una prigione e spesso sarebbe diventato anche il luogo in cui perdere la verginità a 17 anni con un ultrasessantenne. Una delle calciatrici ha addirittura confessato di essere rimasta incinta a seguito di una violenza di Dadou, il quale l’ha costretta al silenzio e, ovviamente, all’aborto.

Nel novembre 2020, a seguito di una lunga indagine, la FIFA ha radiato a vita Yves Jean-Bart dal mondo del calcio. Il Comitato Etico della massima autorità calcistica ha impiegato ben 6 mesi a definire la squalifica. Una lungaggine che non è passata inosservata agli occhi di molti commentatori, che hanno sottolineato come la Fifa avesse avuto a che fare con una storia tristemente uguale già nel 2018 quando fu scoperto che l’ex presidente del calcio afghano Keramuddin Keram aveva compiuto violenze di ogni genere nei confronti delle calciatrici della Nazionale.

Anche in quel caso la decisione della Fifa arrivò con ritardo, nel 2019. La Fifa ha giustificato i ritardi nel caso-Dadou sottolineando come le limitazioni per il Covid e la fragilità della situazione delle vittime hanno concausato le lungaggini. La massima autorità del calcio ha assicurato inoltre che l’interesse della tutela delle giovani è sempre stato al centro della loro azione.

La fine del regno del terrore?

Oggi Jean-Bart è radiato a vita e la sua condanna sembrava poter risolvere la situazione. La piramide di potere che, tuttavia, ha lasciato alle sue spalle rimane attiva. Fino a pochi mesi fa, inoltre, non era del tutto chiara la situazione delle giovani calciatrici all’interno del ranch. Durante la pandemia, alcuni hanno raccontato di una situazione igienica grave e di un non chiaro “isolamento” per cui è stato negato ai giornalisti l’accesso al Centro. Perciò la Fifa ha disposto l’arrivo ad Haiti di una “commissione normalizzatrice” che dovrà assicurare discontinuità col regno del terrore di Yves Jean-Bart.

Una pezza, quella apportata dalla Fifa, che non può nascondere anni e anni di collaborazione fra i suoi dirigenti e il plenipotenziario haitiano. Nel febbraio 2020, dopo essere stato rieletto per la sesta volta Presidente dell’FHF (senza avversari a contendergli la carica), Jean-Bart aveva ricevuto una lettera indirizzata a penna al “Caro Yves“. Era stata inviata da Gianni Infantino, presidente della Fifa. “ La tua rielezione rappresenta un voto di fiducia nelle tue capacità da parte della comunità calcistica haitiana. […] Ti chiedo di credere, caro Presidente, caro Yves, nella sincerità dei miei sentimenti più cordiali.“. Una “formalità di prassi”, l’ha definita, difendendosi, Infantino. Pochi mesi dopo, Dadou sarebbe stato radiato a vita.

Fonte immagine copertina: 24sevengcn.com