1958. Mondiali in Svezia: vince il Brasile. 1962. Mondiali in Cile: vince il Brasile. Due coppe del mondo, le prime conquistate dai verdeoro, che consacrarono i talenti di Pelè e poi di Garrincha. L’edizione del ’58 fu l’edizione dei 13 gol di Just Fontaine, della Svezia di Liedholm in finale, dell’Italia a guardare il Mondiale da casa. Nel ’62, invece, si giocò una delle edizioni più dure dei campionati del mondo: nei campi cileni, pesanti e non in ottime condizioni, usando un eufemismo, andarono in scena autentiche battaglie, con gli infortuni eccellenti di Pelè e Lev Jasin su tutti, mettendo in luce la stella della Cecoslovacchia finalista, Josef Masopust, pallone d’oro 1963.

Eppure i Mondiali del 1958 e 1962 hanno presentato al mondo una novità di cui ancora oggi viviamo di rendita. La costante fondamentale dei due tornei vinti per il Brasile fu infatti l’impiego di “Muralha” e “A Enciclopedia”, rispettivamente Nilton e Djalma Santos. La coppia di terzini più forte della storia del calcio, i primi “wingbacks”, la prima rappresentazione del terzino moderno, una fusione fra la classica ala e il difensore laterale: il terzino che attacca.

Eduardo Galeano, cantore del calcio sudamericano, aveva soprannominato Djalma Santos “ Muralha”: dalla parte di Djalma non si passava. Non solo: Djalma contrattaccava, cimentandosi in dribbling funambolici già dalla propria area, arrivando a concludere a rete, cento metri dopo. E sull’altra fascia sembrava che i brasiliani avessero scoperto il modo di clonare uno dei loro migliori giocatori (e forse la quasi omonimia è un indizio), schierando Nilton Santos, detto “A Enciclopedia”, intelligenza totale fuori e soprattutto dentro il campo, dove calpesta ogni filo d’erba del terreno di gioco. Con i due Santos, la nazionale di Feola poteva contare su una spinta offensiva che, soprattutto in Cile, con Garrincha e Pelè sistematicamente tallonati dai difensori avversari, poteva alleggerire il gioco sugli onnipresenti terzini d’attacco, rendendo la spinta offensiva verdeoro insostenibile.

A più di cinquant’anni da quei due mondiali, possiamo dire che la scelta nel ruolo del terzino è sicuramente diventata centrale nella costruzione di una squadra vincente, soprattutto nelle Nazionali: dalla coppia Cafù- Roberto Carlos del 2002, a Grosso-Zambrotta del 2006. Chi ha una coppia di terzini forti, spesso vince.

E chi conta davvero sui terzini è Pep Guardiola, uno dei grandi innovatori del calcio moderno. L’ossessione per i terzini di Pep è cominciata con Dani Alves e Abidal al Barcellona, con il brasiliano che è arrivato a giocare stabilmente al fianco di Lionel Messi. Nel 2009, nel Guardian un articolo titolava: “Dani Alves: the best player in the world (well, after Leo Messi)”. Chissà se Pep pensava a Djalma Santos mentre cuciva attorno al brasiliano il suo ruolo di terzino a tutto campo.

Nel frattempo Guardiola si trasferisce in Baviera e lì il suo amore per i terzini evolve, in qualcosa di quasi trascendentale: Lahm e Alaba ricoprono praticamente ogni spazio del campo. Il tedesco giocherà una delle sue migliori stagioni, muovendosi dalla fascia destra per diventare mediano, mentre l’austriaco offrirà tante ottime prestazioni da difensore centrale quante da trequartista-rifinitore, sviluppando un’armonia con Ribery da romanzo rosa.

Ancora un volta Guardiola ha innovato: ancora una volta il ruolo del terzino si è evoluto in qualcosa di nuovo e diversissimo. Ma Pep ha ancora in mente Djalma e Nilton Santos. Sì perché nell’estate del 2017, il suo Manchester City spende 138 milioni di euro per tre terzini: Kyle Walker dal Tottenham, Benjamin Mendy dal Monaco e Danilo dal Real Madrid. E se per quest’ultimo Pep ha ripensato ad un ruolo alla Lahm, per l’inglese e il francese siamo di fronte all’ultima evoluzione del “wingback”, un esterno che parte dalla linea laterale e cerca il dialogo entrando nel campo (spesso Walker), oppure va al cross nel più classico dei movimenti del terzino moderno (Mendy crossa nove volte a partita, e lo fa spesso bene). Con questa coppia, il City si è aperto, nelle prime giornate, una vasta rosa di scelte per le soluzioni offensive, risolvendo il problema di un possesso palla centrale stagnante che l’anno scorso aveva bloccato gli uomini di Pep e che ora sta invece producendo un numero incredibile di gol (16 in 5 partite), per la gioia del catalano.

Ecco che forse oggi il ruolo di “terzino” (se ancora così si può definire) potrà diventare fondamentale non solo per il City e per Guardiola, ma per tutte le squadre. E chissà che, a 60 anni dal mondiale svedese, il Mondiale in Russia non venga deciso da un terzino, nel ricordo di Djalma e Nilton Santos, la coppia di terzini più forte di sempre.