STORIA MONDIALI
Il Giappone è una realtà relativamente nuova nel panorama calcistico, ma si può considerare già affermata. La Nazionale nipponica è infatti ormai dal 1998, anno della prima partecipazione alla Coppa del Mondo, una costante della massima competizione mondiale. Quella di Russia sarà la sesta presenza consecutiva per i Samurai Blue.

Il livello del calcio del Sol Levante è diventato in pochi anni di ottima qualità, a testimonianza dei sempre più numerosi giocatori esportati nei maggiori campionati d’Europa. L’impressione è che però manchi comunque sempre quello step per far diventare il Giappone una squadra che possa puntare a più che alla semplice partecipazione ai Mondiali. Probabilmente è anche dovuto al fatto che da sempre, proprio come la cultura di quel paese insegna, la squadra giapponese abbia la propria forza nel collettivo più che nei singoli elementi in grado di fare la differenza.

STELLE
Il Mondiale di Russia si inserisce esattamente in una fase di transizione per la Nazionale nipponica. I giocatori faro della compagine sono infatti ancora Keisuke Honda e Shinji Kagawa. Il primo però è già nella parabola discendente della carriera, essendo ormai migrato a far fortuna in Messico, mentre il secondo è reduce da un infortunio e non si sa quanto possa essere in forma per l’inizio del torneo. Anche i già affermati Shinji Okazaki, Maya Yoshida e Eiji Kawashima fanno ormai parte dei “vecchietti” del gruppo. All’orizzonte si stagliano invece le “Rising Stars” del Sol Levante pronte a farsi valere ma forse ancora acerbe per una competizione così difficile. Troviamo allora Yoshinori Muto (punta del Mainz), Gaku Shibasaki (regista del Getafe e già autore di splendide reti a Real Madrid e Barcellona), Yuya Kubo (ex dello Young Boys, ora in forza al Gent) e poi ancora Shoya Nakajima (sorpresa dell’anno in Portogallo col Portimonense) o Ritsu Doan (talento 19enne del Groningen). Anche se gli ultimi due sono stati verosimilmente scartati dalla trasferta russa, è indubbio che il Giappone sia noto per pullulare di talenti nella zona di campo nota come “trequarti” e che se bastasse questo a fare una squadra sarebbe senz’altro una delle più forti al mondo. Purtroppo però vi sono anche altri ruoli, ed è ormai risaputo che di difensori centrali di calibro e di bomber d’area di rigore il Giappone sia tradizionalmente sprovvisto.

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La Nazionale che si presenta in Russia è in questo caso una vera e propria incognita. Con un allenatore nuovo (Akira Nishino) subentrato a pochissimi mesi dai Mondiali e un gruppo che sulla carta è di ottimo livello, ma che in molti casi non sembra essere al meglio della forma (tra gente ormai in fase calante e infortuni vari), questa volta i Samurai Blue dovranno più che mai essere dei Ninja Blue. Lavorare, soffrire e colpire al momento giusto. Come detto le potenzialità per passare nel proprio girone (con Colombia, Senegal e Polonia) ci sono, ma visti i numerosi dubbi che ancora circondano la squadra l’impresa appare certamente più difficile del solito. La risposta a partire dal 19 giugno, nel match di Saransk contro i Cafeteros.