Qualcuno disse “un buon soprannome, nel calcio, vale un patrimonio” e forse è vero, ti può consacrare e condannare con facilità disarmante. Sta tutto nei piedi di chi lo porta, se passare alla storia come un glorioso “ultimo diez” o con un meno affascinante “el gordito”, dipende da te. Me se invece di un soprannome ciò che ti si appiccica, ciò che ti appiccicano, è un’etichetta, ti ritrovi solo due possibilità; staccarla e scriverci sopra il tuo nome oppure soccombere sotto di essa, sepolto dalle critiche di chi ti ha esaltato troppo presto e troppo presto ti ha bollato come delusione con un semplice “non ha rispettato le attese”. E sei un “millenial” che prova ad emergere nel calcio moderno, brevilineo, dal passo rapido e dall’ottimo dribbling e prediligi il mancino l’etichetta è sempre la stessa, pesante ma scontata. “Il nuovo Messi”. Meglio ancora se vieni da un paese che occasionalmente sforna qualche talento ed è in attesa del suo campione, perché allora su di te non hai solo le aspettative dei più attenti addetti ai lavori ma anche di una nazione che sta imparando a conoscerti e che ti ha già scritto addosso: “Il Messi Turco”. Emre Mor.

Ed in effetti confrontando Messi e Mor le similitudini saltano all’occhio anche del più profano osservatore, ma, andando oltre ciò che fisicamente li accomuna, non possiamo non cogliere la capacita del classe ’97 turco di dipingere una giocata non con semplice diletto ma con funzionalità, per liberare il tiro, per mettere in porta un compagno, così come tante volte abbiamo visto fare all’argentino; il dribbling a centrocampo si ma solo se ti può portare più vicino al goal.
E di dribbling a centrocampo con conseguente goal Emre Mor ce ne ha già regalato uno.
20 marzo 2016, il Nodsjaelland, squadra più o meno nota del primo campionato di una nazione che a Mor ha dato i natali ed anche mezzo passaporto, la Danimarca, affronta la capolista e pluriscudettata FC Copenhagen. Emre Mor, nonostante la giovane età, è ormai titolare dalle prime partite della stagione, dà sfoggio di tutte le sue capacità di dribbling. Al minuto 55 salta tre avversari con facilità disarmante ed infila il portiere avversario con un preciso tiro di sinistro, siglando il gol dell’1-0 e contribuendo alla sconfitta dei futuri campioni.
“Quando sono in giornata sento di poter fare veramente qualsiasi cosa, ma se inizio male chiedo di essere sostituito, poiché in quel caso diventerei il mio peggior avversario; è una cosa che devo imparare a gestire ma al momento mi aiuta a migliorare”.

Chi ha già posato gli occhi su di lui è impaziente di chiudere ma il ragazzo continua a far parlare di sé con altre ottime prestazioni in Superligaen e la convocazione per la nazionale della Turchia, alla cui chiamata ha risposto dopo aver tentennato un po’, vuoi perché ha vestito i colori danesi nelle nazionali giovanili, vuoi perché non è mai una scelta scontata. Fatih Terim, noto amante di talenti e bel gioco, che già aveva tentato di portarselo al Galatasaray, decide che farà parte della compagine turca per l’Europeo in Francia ed anche lì, nonostante il minutaggio ridotto, mette in mostre le indubbie capacità. Si muovono per averlo inizialmente Torino e Sassuolo, anche la Juventus prova ad inserirsi nella trattativa, ma l’offerta del Borussia Dortmund è veloce e decisiva, 1 milione di euro per il prestito e 9,5 per il riscatto, ovviamente esercitati dopo poco, per un quinquennale da vivere al Signal Iduna Park sotto i colori giallo e nero.
La stagione 16/17 a Dortmund non inizia bene, con una quadra che sta cercando la sua dimensione a causa dei numerosi infortuni Emre Mor trova comunque poco spazio, gioca poco variando la posizione da ala destra ad ala sinistra e spesso subentra o esce dal campo prima del previsto, mettendo a referto una rete ma anche un’espulsione diretta per comportamento violento rimediata contro l’Herta Berlino alla settima giornata, che lo costringerà al riposo per le successive due. Il ritorno è contro l’Amburgo e vedrà il Borussia imporsi con 5 goal e Mor, in posizione nuova da trequartista, giocare 68 minuti, ma gli basterà poco meno di mezz’ora (4 minuti per il primo) per confezionare 2 assist ad Aubameyang.

Il periodo successivo sarà segnato da un leggero infortunio alla schiena ma quando è in campo la stigmate del predestinato gliela si vede chiara sulla pelle, gli viene rimproverata a volte la poca concretezza sotto porta, forse causata anche dalla giovane età ma i margini di miglioramento sono enormi per un ragazzo inserito fin da subito nel “calcio dei grandi” e se, come confermato dal tecnico delle giovanili danesi Per Holm, questo inserimento ha da una parte aiutato la crescita di Mor, dall’altra ne ha visto lo scontro tra il suo acceso temperamento (2 espulsioni in 2 stagioni) e la maggiore esperienza degli avversari, facendolo uscire quasi sempre da sconfitto. Di certo non manca comunque chi lo coccola, come Fatih Terim che ne professa la visibile crescita e continua a lanciarlo titolare in nazionale. Mor da parte sua ringrazia rispondendo con grandi prestazioni e con il primo gol siglato di recente contro la Moldavia, ha confermato anche ciò che disse il suo allenatore al Nordsjaelland, Kasper Hjulmand: “ Ciò che sa fare è straordinario, è veloce ed imprevedibile. Quando ti aspetti un passaggio lui fa un altro dribbling e cambia direzione. E quando decide di farlo è impossibile prenderlo”.

Visto ciò, i paragoni con Messi vengono fuori quasi da soli ma forse non interamente condivisi da chi ne è oggetto; infatti, nonostante la natura riservata, Emre Mor ha ritenuto giusto tributare un piccolo ringraziamento via Instagram a qualcuno, dopo averlo incontrato da avversario in Champions.
“grazie per essere una motivazione per me ogni giorno”, recita la didascalia sotto la foto che vede il giovane turco insieme all’attuale numero 7 blancos.

Luca Manuel Nanì