Un momento calcistico tra i più tristi vissuti dai tifosi del Milan nell’ultima quindicina d’anni è senza ombra di dubbio la partenza di Andriy Shevchenko. Un attaccante straordinario, tra i più forti visti nella storia del Diavolo e della città di Milano, capace di prendersi il Pallone d’oro a suon di gol pesanti segnati in qualsiasi modo: di testa, con entrambi i piedi, di rapina, su punizione o con traiettorie magistrali. I fan rossoneri, però, non potevano immaginare che caduta dalla padella alla brace sarebbe toccata loro in seguito. Caduta che ha un nome e un cognome: Ricardo Oliveira.

Raccogliere l’eredità dell’ucraino appena passato al Chelsea non era certamente la cosa più semplice. Forse era destino che quel brasiliano privo di soprannomi (anzi, con un nome e un cognome normalissimi) non potesse infiammare i cuori della tifoseria milanista, infranti dalla partenza di quello che era il loro beniamino. A livello europeo non era certo un nome di grido, pur avendo uno score tra campionato spagnolo e brasiliano degno di rispetto: in due anni a Siviglia, 46 presenze e 26 gol; a Valencia 8 gol in 21 partite. E diciamo pure che l’esordio con la maglia del Milan ebbe le sembianze di una bella pallonata in faccia a tutti quelli che storcevano il naso: il 9 settembre 2006 contro la Lazio piazzò subito la sua prima rete italiana e mise in mostra un ottimo dribbling e movimenti sguscianti. Col passare delle partite, però, il ragazzo iniziò a dar ragione a chi mugugnava: spesso avulso dal gioco e capace di segnare solo due altri centri contro Udinese e Siena. Ironia della sorte, non siederà nemmeno in panchina nella partita più importante del Milan di quell’anno: la finale di Champions League di Atene che porterà i rossoneri al riscatto della maledetta Istanbul. A fine anno sarà quindi ceduto al Real Saragozza che incredibilmente, nonostante la retrocessione, lo riscatterà l’anno seguente. Da erede di Sheva a pacco sbolognato: niente male.

Che fine ha fatto?

Dopo un lungo girovagare tra Europa e Asia, nel 2015 Oliveira è ritornato a giocare in quel Santos che gli aveva permesso il salto verso il vecchio continente. Nel 2016, a 36 anni, è addirittura comparso in campo in maglia verdeoro per le qualificazioni ai Mondiali del 2018, segnando contro il Paraguay. All’alba del 2018, Ricardo calca ancora i campi da calcio con la maglia dell’Atletico Mineiro. Eredità da raccogliere non ce ne sono più, e quel ragazzo può continuare a divertirsi. Certo, forse quel nome così anonimo fu profetico.