L’inverno è iniziato e dalle cantine si riesumano sci, pattini e slitte. Toccherà attendere qualche mese prima di tornare a praticare diversi altri sport, ma la situazione non preoccupa certamente chi è amante delle attività sulla neve. Per tutti gli altri, che invece non bramano il ritorno del freddo, che fare? Niente paura, ecco un nuovo sport tutto da scoprire: il buzkashi.

Acchiappa la capra – Il nome non è di certo tra i più facili da ricordare, ma la sua traduzione in lingua italiana lo è certamente di più. Se in Italia il calcio è religione, il buzkashi scalda in modo analogo gli animi dei popoli dell’Asia centrale, dato che in Afghanistan, Kazakistan e Kirghizistan pare sia lo sport nazionale, praticato soprattutto d’inverno e a inizio primavera, quando il caldo non si fa ancora opprimente.
Di primo acchito questa pratica potrebbe ricordare il polo o l’horse-ball, ma con essi il buzkashi condivide solamente il principio che vede i partecipanti montare un cavallo mentre giocano. Un chiaro regolamento e l’etica infatti non sono sicuramente di casa su questi “campi” da gioco: botte da orbi, frustate ai cavalli e anche agli avversari, gente disarcionata dai corsieri e chi più ne ha più ne metta. D’altronde, pure gli spettatori rischiano grosso visto che il terreno di gioco spesso non è ben delimitato e la foga dei giocatori non ha limiti. Gli infortuni, a volte anche gravi, non si contano e la contesa è sempre molto violenta.

Ma veniamo finalmente ai principi del gioco. Le versioni esistenti sono tante e variano da paese a paese, da città a città, secondo la tradizione. Solitamente si gioca divisi in due squadre, ma esistono pure versioni in modalità “tutti contro tutti”. Lo scopo del gioco consiste nel riuscire a portare la carcassa di una capra oltre la linea di fondo campo o all’interno di un’area delimitata sul terreno. Sì, avete capito bene: nessuna palla, nessun oggetto della più strampalata forma. No, la carcassa di una capra.

Origini e tradizioni – L’origine del buzkashi si perde nella notte dei tempi. Secondo alcune teorie, già gli antichi greci conobbero questa bizzarra pratica da alcune tribù che popolavano i territori oggi afghani, ma la teoria più diffusa vuole che questa pratica risalga ai tempi di Gengis Khan, quando pare si usassero addirittura i prigionieri quale oggetto di contesa. Nei secoli, i modi e le regole sono cambiati, ma non l’estrema violenza, che continua a restare un elemento intrinseco al gioco. Una distrazione dalle sofferenze della guerra per gli afghani, uno sport addirittura professionistico per i kazaki, i quali dispongono di vari campionati di kokpar, la loro versione di buzkashi.

La carcassa della capra usata per il gioco sottostà a precise procedure atte a realizzarla. L’animale viene infatti decapitato, poi eviscerato e viene infine lasciato ore o giorni a mollo in una soluzione acquosa. Prima dell’uso viene anche riempito di sabbia, in modo da renderlo più pesante e pronto per il gioco.

Pronti a esportarlo in Europa? Non avete però abbastanza cavalli? Non preoccupatevi, nessun problema! Si può sempre giocare alla versione cinese, montando degli yak…

 

Riadattato da -FALSO NUEVE LA RIVISTA -, numero di Novembre 2015