Spalti vuoti, curve deserte, pochi occhi indiscreti. Nel clima agghiacciante della Tissot Arena è in programma l’ultima partita casalinga di Regular Season che vede gli uomini di Antti Törmänen opposti agli Zsc Lions. In palio, un’allettante posizione in vista della fase a eliminazione. Sin dai primi minuti è il Bienne a prendere in mano le redini del match: la compagine sulle rive della Limmat è in balia dell’offensiva bernese, le reti di Marc-Antoine Pouliot e Luca Cunti mandano le squadre negli spogliatoi sul risultato di 2-0. Al termine di un periodo centrale piuttosto avaro di emozioni, Toni Rajala mette definitivamente fine alle speranze di rimonta degli zurighesi insaccando il puck alle spalle di Lukas Flüeler. Una vittoria preziosissima che porta anche la firma di Jonas Hiller, l’estremo difensore dei Seeländers autore di una prestazione semplicemente sensazionale. Ma quel 28 febbraio 2020 rimarrà negli annali hockeistici nazionali e internazionali poiché, de facto, segna la fine di un’epoca. Sì, perché il 38enne turgoviese chiuderà la sua brillante carriera senza più la possibilità di scendere nuovamente in pista. Che fosse la sua ultima stagione era ormai noto ma, nonostante ciò, il portiere dagli occhi di ghiaccio avrebbe meritato un’uscita di scena differente.

Eclissate più volte dall’ombra incombente di portieri mediocri (ma dotati di una certa spettacolarità) e snobbate da addetti ai lavori e selezionatori della nazionale minore, le qualità individuali di Hiller iniziano definitivamente a spiccare nel settore giovanile del Davos. Fortemente corteggiato dalla compagine grigionese, l’allora allenatore dei portieri Marcel Kull comprende di avere fra le mani un diamante da plasmare. E così, alla corte di Arno Del Curto si presenta con un ‘piccolo’ pensierino: il pupillo Jonas Hiller, immediatamente affiancato all’esperienza di Lars Weibel. Dopo una breve parentesi in quel di Losanna, il turgoviese approfitta della riorganizzazione finanziaria in atto a Davos per ritornare fra le fila della compagine grigionese. Del Curto – rimasto orfano di Lars Weibel – affida le redini della sua retroguardia a Jonas Hiller e Thomas Bäumle, scatenando un’ondata di scetticismo. Eppure, sia la stampa nazionale che la tifoseria locale devono ricredersi. A fianco di vere e proprie stelle quali Joe Thornton e Rick Nash, il Davos conquista campionato e Coppa Spengler. Ma, l’attenzione di tutti i talent scout d’oltreoceano è focalizzata sul nuovo fuoriclasse Jonas Hiller.

Rapidità d’esecuzione, copertura della gabbia e padronanza dei propri mezzi. Delle qualità che non mandano in visibilio solamente la tifoseria rossocrociata, bensì anche i quadri dirigenti degli Anaheim Ducks. Ad affascinare maggiormente la franchigia canadese, però, sono la costanza di rendimento e la fermezza che il giovane manifesta: l’essere esigente e ambizioso consente a Hiller di migliorare sempre di più il suo livello di gioco, oltre che a eccellere nelle partite maggiormente sotto pressione. Così, ripercorre le orme dell’idolo d’infanzia Pauli Jaks… Firma un contratto quadriennale quale free agent e, nell’anonimato più totale, sbarca nella National Hockey League, nella Western Conference, ad Anaheim. Ma, la lotta per un posto in prima squadra è serratissima. Dopo un inizio piuttosto in sordina, coach Randy Carlyle necessita di una spinta finale in vista della fase conclusiva della stagione. Delle prestazioni più che convincenti, permettono a Hiller di ‘rubare’ lentamente il ruolo di titolare a Jean-Sébastien Giguére – eletto ‘Mvp’ della serie nel 2003 e vincitore della Stanley Cup nel 2007. Già, perché nei Playoff dapprima fa ammattire Thornton e compagni, i favoriti nella corsa al titolo, e successivamente porta i Detroit Red Wings sino all’atto finale della serie.

‘Essere stati eliminati in gara-7 del secondo turno di playoff è sicuramente la sconfitta più bruciante: ho impiegato settimane per dimenticarmene e, talvolta, ci ripenso tuttora’

Jonas Hiller ai microfoni di Radio Télévision Suisse (Rts)

L’infortunio del portiere canadese, le difficoltà nel ritrovare la forma antecedente e il trasferimento in quel di Toronto, affidano definitivamente le chiavi della retroguardia dei Ducks nelle mani di Hiller. Che, così, raggiunge Aebischer e Gerber nella ristretta cerchia dei portieri rossocrociati ad aver vestito i panni di titolare in Nord America. Nel 2010, viene anche convocato per la sua prima edizione dei Giochi Olimpici. A spiccare in quel di Vancouver è soprattutto la prestazione messa in scena contro i padroni di casa. Sotto nel punteggio 2-0 – presentimento di una débâcle – il turgoviese si carica sulle spalle i propri compagni, permettendo così alla Nazionale di sovvertire ogni pronostico e pareggiare i conti. Ai rigori la selezione della foglia d’acero lascia ben poco spazio alla Svizzera, ma poco importa. Gli uomini di Ralph Krueger conquistano un ‘piccolo’ punticino e il pass per i quarti di finale. ‘È stato eccezionale! L’incontro avrebbe potuto concludersi molto prima se non fosse stato per lui.’, il commento di Martin Brodeur a fine partita. L’avventura a cinque cerchi della truppa rossocrociata si conclude fra le migliori otto. Galeotti furono gli Stati Uniti d’America. Di ritorno dalle Olimpiadi, però, la strada per Hiller e compagni è tutta in salita: il suo infortunio alla schiena indebolisce la franchigia canadese che, per la prima volta dal 2004, non riesce ad agguantare i Playoff.

Nulla di irrimediabile. Nella stagione seguente, nonostante le illustri partenze di Scott Niedermayer e Teemu Selänne, il turgoviese si riconferma come uno dei miglior portieri del mondo tant’è che viene perfino nominato nell’All Star Game, onore che precedentemente ha ottenuto solamente Mark Streit. Durante il match di esibizione viene ripetutamente colpito alla testa e negli incontri successivi inizia a soffrire di vertigini, vedendosi così costretto a saltare una quindicina di partite della Regular Season. In ‘riabilitazione’ riscopre l’entusiasmo nel cucinare piatti nostrani, divorare episodi su episodi della serie Prison Break e sporcarsi le mani maneggiando automobili. La sua principale finalità, però, è di risolvere il problema e ritornare il più presto possibile in pista senza perdere smalto. Nella sua ultima stagione con la maglia dei Ducks, raggiunge Tiny Thompson e Tom Barrasso nella lista dei portieri che possono annoverare la più lunga striscia di vittorie consecutive, 14. Dopo sette anni in quel di Anaheim, infatti, la franchigia canadese non rinnova il contratto in scadenza di Hiller: nuovamente free agent, si accasa fra le file dei Calgary Flames. Inizialmente brilla, ma poi l’allenatore Bob Hartley sembra scommettere sul potenziale del giovane Joni Ortio anziché su quello di Jonas. Il turgoviese perde progressivamente il piacere e la gioia di giocare e, dopo essere stato schierato solamente in 26 occasioni, viene definitivamente scaricato dalla compagine californiana. Nella medesima stagione viene anche spodestato dal ruolo di terzo portiere del Team Europe che parteciperà alla Coppa del Mondo dal tedesco Thomas Greiss.

In azione durante una partita di preparazione in vista dei Mondiali (2017)

Richiesto da Zurigo, Berna e Lugano, Hiller opta alla fine per Bienne – una squadra tutto fuorché irresistibile. I Seeländer gli affidano la gabbia bernese per cercare di far ritrovare alla difesa la brillantezza dei tempi migliori e far crescere i compagni di squadra. L’estremo difensore è il miglior portiere svizzero in circolazione e, fin dalle prime battute, sfodera tutta la sua classe, permettendo agli uomini di Antti Törmänen di conquistare per ben quattro volte l’accesso ai Playoff. Ma, Hiller non è mai pienamente soddisfatto delle proprie prestazioni. Così, ritorna a far risplendere la sua stella anche nella rassegna iridata e in quella olimpica. Sfavillante contro la Slovacchia, insuperabile contro la Russia e fondamentale contro la Danimarca. Nelle partite di preparazione in vista dei Mondiali del 2017, il turgoviese mantiene la propria porta illibata. Ai Giochi Olimpici di PyeongChang, invece, da riserva di Leonardo Genoni conquista sempre di più la fiducia di coach Patrick Fischer. Tra tante delusioni, infatti, quel muro invalicabile che risiede nel nome di Jonas Hiller assume le redini della difesa rossocrociata, chiudendo l’avventura a cinque cerchi e – con la maglia della Nazionale – con la miglior percentuale di ‘saves’ del torneo (95.6%).

La collezione di maschere (Jonas Hiller, Facebook)

Davos, Losanna, Anaheim Ducks, Calgary Flames e Bienne. Di maschere, segno distintivo di ogni portiere, sicuramente nella collezione di Hiller non ne mancano. Dal trampolino di lancio grigionese al grande salto di qualità nella National Hockey League. Due mondi, quasi in antitesi. Eppure, il 38enne riesce a conquistare il tetto del mondo. A diventare uno dei miglior portieri della scena hockeistica internazionale. 437 partite in Nhl, 69 presenze in Nazionale e 3 titoli nazionali. Vent’anni di carriera e sacrifici che meritano di rientrare nel novero dei giocatori più forti di sempre, sicuramente perlomeno a livello locale. Calmo. Introverso. Perfezionista (a tal punto da notare che nella protezione dei propri gambali difettano 5 millimetri di schiuma). Un idolo per le nuove generazioni sia dentro che fuori dal ghiaccio. Una certezza, sempre rimasta con i piedi ben ancorati per terra. ‘Naturalmente pensavo di concludere la mia carriera in modo differente, ma allo stesso tempo sono estremamente grato per quanto sono riuscito a realizzare durante questi venti anni.’ (Watson.ch)