Dopo due settimane di incontri e di sorprese, dei 128 tennisti partecipanti ne sono rimasti soltanto 2, sia nel torneo maschile che in quello femminile. Le finali più probabili a inizio torneo erano quelle che mettevano di fronte i primi due delle rispettive classifiche, ovvero Murray-Djokovic fra i maschi e Kerber-Serena Williams per quanto riguarda il gentil sesso. Di questi 4 attesissimi protagonisti soltanto la campionessa a stelle e strisce ha rispettato i pronostici, mentre gli altri 3 sono andati incontro a sconfitte premature e contro avversari non proprio blasonati: Djokovic ha perso al secondo turno dall’uzbeko Istomin, n.117 ATP, il numero 1 al mondo Murray è stato invece eliminato dal tedesco Zverev (n.50 ATP) allo stadio degli ottavi di finale, costati caro anche alla numero 1 femminile e campionessa in carica Kerber, sconfitta dalla americana Vandeweghe (n.35 WTA).

Da molto tempo ormai si parla di ricambio generazionale in corso, di nuovi protagonisti che si stanno affacciando ai piani alti delle rispettive classifiche e via dicendo. Ci si sarebbe quindi aspettato che ad approfittare di queste controprestazioni dei favoriti fossero dei giovani rampanti, vogliosi di mostrarsi competitivi su un palcoscenico importante come quello degli Australian Open. E invece no. Sommando le età dei 4 finalisti si raggiunge quota 136 anni, corrispondente a una media di 34 anni ciascuno, non proprio dei ragazzini… A questo punto non ci resta che svelare i nomi: in campo maschile saranno Roger Federer (35 anni) e Rafa Nadal (30) a contendersi il titolo, mentre in quello femminile assisteremo all’ennesimo derby in famiglia tra le sorelle Serena (35) e Venus (36) Williams.

Spendiamo innanzitutto due parole sulla finale femminile. Questa storia ha dell’incredibile: come detto, Serena era tra le favorite ed era quindi logico aspettarsela alle fasi conclusive, ma  Venus non raggiungeva la finale in un torneo dello Slam da Wimbledon 2009, quando perse proprio dalla sorella. Quasi 8 anni dopo si ripresenta quindi all’ultimo atto del torneo. Se aggiungiamo che la maggiore delle due ha raggiunto soltanto una volta, nella sua lunghissima carriera, la finale a Melbourne (nel lontano 2003, perdendola sempre contro Serena) diventa ancora più evidente la sua impresa. La loro rivalità è durata molto a lungo, tant’è che si sono contese un titolo dello Slam per ben 8 volte finora, con Serena in vantaggio 6-2. Tuttavia, nelle loro sfide manca spesso quella tensione (che per esempio caratterizza invece le sfide fra la minore delle sorelle e la Sharapova) che trasforma una normale partita in una vera e propria battaglia. Serena parte nettamente favorita, ma entrambe arrivano alla finale con un ruolino di marcia quasi perfetto, avendo perso soltanto 1 set in 2 (a riuscire nell’impresa la già citata Vandeweghe in semifinale contro Venus) dimostrando così di essere in forma e pronte per questa sfida di famiglia, che potrebbe anche essere l’ultima di una lunga serie… .

Per ciò che riguarda invece la finale maschile, se possibile, la storia da raccontare è ancora più pazzesca. Come detto, l’ultimo atto vedrà di fronte Roger Federer e Rafa Nadal, 31 Slam vinti in due, giunti alla loro 35esima sfida. Curiosamente, delle 34 sfide disputate finora, il numero di finali Slam è identico a quello della finale femminile, ovvero 8, e anche il bilancio vede uno dei due avanti 6-2 (23-11 totale): in questo caso il maiorchino. Nonostante i numeri che abbiamo citato finora indichino che si tratta di due grandi campioni, non sono sulla breccia da un po’ di tempo: negli ultimi anni infatti il circuito è stato dominato soprattutto da Djokovic, con un Murray in grande spolvero nel recente passato e un Wawrinka ad intermittenza. Il basilese negli ultimi 6 anni ha vinto soltanto un titolo dello Slam, Wimbledon 2012, mentre lo spagnolo, prima di questo torneo, non raggiungeva le semifinali di uno Slam dal Roland Garros 2014 (poi vinto), ovvero quasi 3 anni di assenza dalle fasi finali dei tornei maggiori. Anche la frequenza delle loro sfide negli ultimi anni non è stata così elevata, come era soprattutto negli anni 2006-2011: infatti negli ultimi 3 anni si sono sfidati soltanto 2 volte (mentre negli anni in cui erano al vertice potevamo assistere a 4-6 battaglie annualmente) e l’ultima finale Slam che li vedeva uno di fronte all’altro è stata nel 2011 al Roland Garros.

Gli ultimi anni sono stati difficili per entrambi. Nadal è stato vittima di diversi infortuni, che per diversi periodi lo hanno tenuto lontano dai campi oppure non lo hanno fatto giocare al massimo delle sue possibilità. L’anno scorso è stato sicuramente uno dei più difficili della sua carriera essendo stato costretto al ritiro dal Roland Garros per infortunio, che gli ha fatto saltare poi anche Wimbledon, ripresentandosi soltanto a fine estate. In seguito ha però inanellato diverse sconfitte non all’altezza di Nadal, decidendo di chiudere anticipatamente la stagione per ripresentarsi al meglio in questo 2017. Lo svizzero invece, dopo l’annus horribilis del 2013, è tornato ad esprimersi a un ottimo livello nei due anni successivi, raggiungendo e perdendo tre finali Slam. L’anno scorso è stato invece costretto a saltare diversi tornei nella prima parte di stagione a causa di un problema al ginocchio, che lo ha indotto a salutare il circuito a luglio, dopo un Wimbledon disputato comunque a buoni livelli. Anche a lui questa pausa ha fatto benissimo, tant’è che in questo primo Slam del 2017 si è spinto fino alla finale, che a Melbourne non raggiungeva dal lontano 2010.

Entrambi i contendenti, nonostante siano dati da molti sul viale del tramonto (soprattutto a livello fisico), hanno vinto 2 volte al quinto set contro avversari tutt’altro che modesti: per Federer le maratone sono state contro Nishikori agli ottavi e nel derby svizzero con l’amico Stan in semifinale; Nadal è stato invece chiamato al quinto dal giovane Zverev al terzo turno e da Dimitrov in semifinale. Da un punto di vista atletico hanno quindi dimostrato entrambi di esserci, soprattutto il maiorchino, la cui semifinale è durata quasi 5 ore. Sotto il profilo tecnico/tattico, lo svizzero si è dimostrato molto offensivo scendendo spesso a rete (aiutato dalla superficie più veloce rispetto agli anni passati), mostrando anche cose egregie con il rovescio, particolarmente efficace in questa edizione. Lo spagnolo ha ritrovato un’ottima profondità sia col diritto che col rovescio. Rafa è probabilmente leggermente favorito rispetto a Roger, soprattutto se il match dovesse protrarsi oltre le 3 ore di gioco. Dal canto suo, il basilese, deve essere molto aggressivo sia al servizio che in risposta, cercando costantemente la rete ed evitando il più possibile scambi estenuanti. Fatte queste premesse, e soprattutto vedendo ciò che è successo in queste due settimane, è però possibile qualsiasi esito per l’ultimo atto del torneo e, chissà, magari per qualcuno anche della carriera… .

Comunque vada a finire questo Australian Open potrebbe tranquillamente essere la base per un film nel futuro, ma ora siamo nel presente e godiamoci queste ultime due partite per vedere come finirà la pellicola.