Era già difficile prima, nel bel mezzo del gelido periodo bimestrale tra dicembre e gennaio, a campionato appena concluso; figuriamoci ora, a febbraio inoltrato, quanto può essere complesso calmare le bollenti e irrefrenabili voglie di MotoGP, a poco più di un mese dall’inizio della nuova stagione. Un’astinenza folle. 

 

Folle a tal punto da annebbiare vista e mente, talmente folle da indurre chi scrive a fare alcune previsioni piuttosto astratte. Pronostici, però, con una logica chiara, quello certamente, ma anche un po’ al limite, impossibile nasconderlo. Troppe, infatti, le incognite del 2021, una su tutte: Marc Marquez, correrà o non correrà? E se sì, come lo farà? Bruciando le tappe? Forzando nuovamente una volta il suo rientro? Poi, ancora: tornerà in pista a stagione in corso oppure si presenterà già alla prima gara del Qatar in programma il 28 marzo? Facile, anzi, facilissimo porsi delle domande; più complicato, invece, trovare delle risposte credibili.

GRANDE ATTESA

Tuttavia, le recenti presentazioni di Ducati e KTM (bellissima la livrea “total orange” del team Tech3) ci hanno fatto venire la giusta acquolina in bocca (meno quella di Yamaha, pressoché identica all’anno prima) per tuffarci già in una nuova e stimolante stagione a due ruote. Una stagione che, seppur con l’eventualità di avere Marquez a mezzo servizio, si appresta a regalare ugualmente il solito e incontrollabile turbine di emozioni. Meglio prepararsi, dunque.

SORPRESA SUZUKI

Da dove si può iniziare, quindi, se non dal box più sorprendente del 2020? Il riferimento è per Suzuki che, lo scorso anno, ha dominato in lungo e in largo, sfiorando una clamorosa doppietta dopo il titolo piloti vinto, con una gara di anticipo, dal maiorchino Joan Mir.

Sfumato di soli 19 punti, il titolo costruttori avrebbe senz’altro portato più lustro al progetto giapponese, certamente più valido e meritevole rispetto a quello di Ducati. Ducati che, è giusto rimarcarlo, l’ha spuntata grazie a ben sei moto (oltre alle due ufficiali anche le coppie di Pramac e Avintia), contro le sole due di Suzuki, un dato impossibile da tralasciare. Un’amara consolazione, però: con più di 60 punti sulle Yamaha Petronas di Franco Morbidelli e Fabio Quartararo, infatti, Suzuki Ecstar è quantomeno riuscita a chiudere al primo posto tra i team in gara, dando al mondo intero una dimostrazione concreta dello straordinario lavoro svolto da Davide Brivio, eccellenza italiana.

Davide Brivio

DA SORPRESA DEL 2020 A… FLOP DEL 2021

Davide Brivio, giustappunto. Partiamo proprio dalla sua assenza. Dopo un ventennio vincente nelle due ruote, il 57enne dirigente sportivo è passato non senza sorprese alle quattro ruote, abbandonando l’incarico di Team Principal di Suzuki per passare a quello di Racing Director della scuderia Alpine in Formula 1, lasciando strascichi importanti. Proprio l’inatteso quanto scioccante addio di Brivio rappresenta, per chi scrive, il primo grande motivo per cui Suzuki, nel 2021, deluderà totalmente le aspettative degli appassionati e degli addetti ai lavori. Anzi, un azzardo: sarà addirittura un flop.

Troppo significativo il ruolo di Brivio all’interno della crescita di Suzuki e il suo addio, in un certo senso, potrebbe bruscamente interrompere il percorso della casa nipponica che, nel 2020, aveva dimostrato, in più di un’occasione, persino di non aver espresso tutto il suo reale potenziale. La sensazione è che Brivio poteva dare ancora qualcosa in più a Suzuki e – cosa non meno importante – che Suzuki aveva, anzi, ha, ancora qualcosa da perfezionare.

IL SECONDO MOTIVO 

La seconda ragione del flop annunciato di Suzuki è che il team, per quanto possa sembrare banale o forse scontato, farà una gran fatica a ripetersi. Brivio o non Brivio, infatti, nello sport è sempre impresa ardua riuscire a ripetersi e a domare ogni tipo di aspettativa, mantenendo più che mai viva la fiamma. Insomma, la cosiddetta “pancia piena” potrebbe pericolosamente invadere il box a tinte blu e argento che, di certo, sarà meno affamato della stagione conclusa.

 

IL TERZO (E ULTIMO?) MOTIVO

La terza e ultima ragione dell’intuibile flop è il rapporto tra Joan Mir e Alex Rins, che per ora viene descritto dagli “insiders” come un rapporto caratterizzato da una sana e genuina rivalità. Sotto questo aspetto, però, viene da storcere il naso: così fosse, per quanto potrà andare avanti? Che approccio avrà Rins con un compagno di box che non solo gli ha soffiato il posto di pilota di punta del team ma che, bensì, correrà da campione del mondo in carica? Difficile esserne sicuri ma viene già da ipotizzare una piccola faida interna.

Rins, infatti, inizierà il 2021 con il fuoco negli occhi tipico di chi, complice anche un infortunio, non ha potuto giocarsi un Mondiale ad armi pari, dovendosi accontentare di vedere gioire il proprio compagno di squadra e di un terzo posto finale sì importante ma comunque dal retrogusto beffardo. A tutto questo si aggiunge un bel carico da novanta: ovvero che Rins, come dichiarato in una recente intervista al quotidiano spagnolo “Marca”, si sente a tutti gli effetti Â«il pilota di punta di Suzuki», una dichiarazione senza alcun dubbio poco elegante nei confronti del suo compagno di squadra, il quale, fino a prova contraria, inizierà la nuova stagione da campione in carica.

Alex Rins

LA CONCLUSIONE

Ma quindi, Rins sbaglia a sentirsi ancora l’alfiere principale della casa nipponica? Forse sì. Tuttavia, viene quasi facile comprendere il suo attuale stato d’animo. D’altra parte, il numero 42 si sta preparando ad affrontare la sua quinta stagione con Suzuki, mentre Mir ne ha alle spalle solamente due; così come due sono anche gli anni che separano i due centauri. Rins, peraltro, è sicuramente pilota più esperto di Mir, anagraficamente ma non solo; lecito, dunque, trovarsi di fronte a un Rins tanto attaccato alle gerarchie.

Pertanto, c’è della tensione e questo pare evidente. In più mettiamoci la già citata assenza di Brivio, una figura quasi paterna per i due piloti che – specialmente in questa stagione – aveva funto da raccordo, riuscendo a mantenere un clima sereno nel box anche quando i due spagnoli si stavano giocando il Mondiale. In conclusione: il vuoto lasciato da Brivio può accendere la miccia di una bomba da tempo pronta a esplodere, Suzuki riuscirà a disinnescarla?