Il coronavirus ha contagiato anche lo sport. La sua diffusione ha portato all’introduzione di misure drastiche dapprima nel Nord Italia, poi in Ticino e infine in tutta la Svizzera. Ma non ha risparmiato nemmeno il resto del Mondo.

Nel Bel Paese, quattro partite di calcio sono state rinviate lo scorso weekend. La stessa sorte è toccata a cinque incontri in programma questo fine settimana (fra i quali spicca il derby d’Italia Juventus-Inter). Si ferma il calcio e si fermano anche altri sport come basket, volley, rugby: tutto sospeso.

Anche in Ticino il Governo deciso di chiudere le porte per le partite di hockey. E se per Ambrì-Davos di venerdì poteva anche esserci una certa indifferenza, l’assenza del pubblico per il decisivo – almeno per il Lugano – derby di sabato ha fatto storcere il naso a parecchie persone. Cassieri bianconeri in primis. Ci ha poi pensato il Consiglio federale, annullando tutte le manifestazioni con oltre 1’000 persone coinvolte, a mettere tutti sullo stesso piano, obbligando Swiss Ice Hockey a far giocare gli ultimi due turni di regular season senza spettatori.

L’ordine dato da Berna ha inevitabilmente toccato anche il campionato di calcio. L’Associazione Svizzera di Football ha deciso di rinviare tutti gli incontri di sua competenza previsti nel weekend – dalla Super League alle amichevoli fra Allievi – a data da definirsi. Non è tuttavia escluso, complici gli Europei che inizieranno il 12 giugno, che anche in questo caso saranno da prevedere delle partite avvolte da un surreale silenzio. I campionati degli altri sport non hanno al momento subito restrizioni, con i club che si sono comunque impegnati a non superare il tetto massimo di 1’000 spettatori.

Anche nel resto del Mondo – geografico e sportivo – le misure per cercare di arginare l’emergenza non sono mancate. Il Tour degli Emirati Arabi Uniti (ciclismo) ad esempio è stato annullato a due tappe dal termine dopo che due massaggiatori italiani sono stati trovati positivi al virus. Pure l’evento clou dello stagione di short track – i Mondiali previsti a Seul – sono saltati. E sempre in Asia già ci si prepara allo scenario (sportivamente) peggiore di tutti: la cancellazione delle Olimpiadi di Tokyo.

I motivi di tutte queste decisioni sono già stati largamente spiegati delle varie autorità. Per quanto riguarda la Svizzera, sono più che altro legati alla pressione sul sistema sanitario: si vuole evitare un’ondata di contagi che rischierebbe di metterlo in crisi. Molto meglio fare in modo che la sua ormai inevitabile propagazione venga diluita su più settimane, in modo che gli ospedali non subiscano un’invasione di pazienti.

Per quanto riguarda la pericolosità del Covid-19, è ormai appurato che si tratta di una patologia non particolarmente grave, praticamente paragonabile a una normale influenza. A far paura è semmai la facilità con cui si trasmette, oltre al fatto di essere un nuovo virus per cui al momento non è ancora stato sviluppato un vaccino.

E quindi serve solo un po’ di pazienza. Lo spettacolo per un po’ ne risentirà, le perdite finanziarie saranno notevoli e la stagione sportiva per qualche atleta sarà inevitabilmente falsata o addirittura compromessa. Ma sicuramente non dovremo aspettare 53 anni, 7 mesi, 11 giorni (notti comprese) perché lo sport torni ad essere come quello prima del coronavirus.