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]]>Cinzia, dove è nata la passione per il calcio?
Nessuno nella mia famiglia gioca a calcio, quindi non posso dire che qualcuno in particolare me l’abbia trasmessa, ma ricordo che all’asilo, avendo a disposizione un prato, passavamo molte ricreazioni a giocare a calcio e quindi posso dire che la passione per questo sport è nata grazie a questi momenti. Inoltre, adoravo a tal punto questa disciplina che i miei genitori non hanno potuto fare altro che iscrivermi alla scuola calcio!
Nel 2013 hai debuttato con la Nazionale Under 17, ricordando quella prima volta, riesci a descrivere come hai vissuto quel momento? Ti aspettavi la convocazione?
È stato un momento bellissimo! Onestamente quando ho iniziato a giocare non mi ero prefissata l’obiettivo di dover giocare ad alti livelli o addirittura in nazionale. Praticavo questa disciplina perché mi rendeva molto contenta, come accade tuttora. Una volta giunta la prima convocazione ho sentito dentro di me il forte desiderio di andarci e di difendere il mio posto nella squadra. Questi momenti sono davvero speciali, perché viaggiare e giocare partite internazionali rappresentano un’esperienza fantastica!
Nel 2017 sei stata selezionata per partecipare all’Europeo in Olanda. Un sogno che si è avverato?
Assolutamente! Poter partecipare ad un torneo così importante è stata un’esperienza incredibile!
A 18 anni ti sei trasferita in Germania, tra le fila del SC Freiburg. Che tipo ti esperienza è stata?
A livello calcistico, i due anni trascorsi a Freiburg sono stati i più belli. All’inizio del primo anno ho solamente giocato a pallone, ma col passare del tempo mi sono interessata anche ad altro, infatti ho svolto uno stage di un mese in un ospedale, ho studiato spagnolo e infine ho lavorato anche in un café, in modo da fare nuove conoscenze e guadagnare qualche soldo extra. Poi, al secondo anno, mi sono iscritta all’università, studiando medicina. Dopo un solo semestre ho però dovuto rinunciare perché con sei allenamenti alla settimana (più la partita al weekend) era impossibile far conciliare le due cose. Per questo motivo ho deciso di godermi gli ultimi sei mesi di calcio al 100%, per poi ritornare in Svizzera e cominciare l’università a Zurigo.
Quali sono le maggiori differenze del campionato tedesco rispetto a quello svizzero?
Sotto ogni punto di vista, il calcio in Germania è superiore rispetto a quello svizzero; è sicuramente più fisico, ma anche più tecnico.
Avendo avuto la possibilità di giocare in un campionato estero e di aver potuto affrontare squadre di diverse nazioni, come reputi il livello del calcio femminile in Svizzera? A tuo avviso sotto quali punti di vista deve e può migliorare?
Innanzitutto, l’interesse per il calcio femminile che vi è in Germania, o anche in Francia, non è paragonabile a quello che si prova in Svizzera. Per molti tedeschi infatti vedere la partita nel weekend è un appuntamento fisso nella loro agenda. In Svizzera non sempre è così. Inoltre credo che molti club del nostro Paese possano migliorare mettendo a disposizione delle squadre femminili maggiori infrastrutture: dai campi fissi, alle palestre, (…). Sotto questo punto di vista noi, a Zurigo, siamo fortunate.
Frequentando il secondo anno di università, come strutturi la tua giornata tipo? Riesci facilmente a conciliare le due cose?
La mia giornata è molta piena e delle volte mi tocca rinunciare a qualche cosa per far combaciare tutto. Di conseguenza la cosa più importante per me è la mia agenda, grazie alla quale organizzo tutto e mi prefisso i miei obiettivi settimanali. Capita spesso che debba andare direttamente dall’università all’allenamento e qualche volta succede purtroppo che debba rinunciare a quest’ultimo. Durante i periodi degli esami, la mia presenza sul rettangolo verde diminuisce drasticamente.
Hai ancora sogni calcistici?
A partire dall’estate, spero vivamente di poter ritornare a giocare in Nazionale e, nel caso di qualificazione ai prossimi Europei, spero di fare parte della rosa. A livello di club, mi piacerebbe giocare ancora la UEFA Women’s Champions League e di approdare ai quarti di finale (N.d.R. nell’edizione 2018-2019 lo Zurigo è uscito agli ottavi di finale per mano del Bayern Monaco).
Terminata la carriera da giocatrice, ti piacerebbe fare l’allenatrice?
Fino ad ora non ci ho pensato, ma forse un giorno potrebbe accadere veramente e sarebbe un piacere poter trasmettere ai bambini più piccoli tutte le cose belle che il calcio mi ha insegnato.
In bocca al lupo per tutto, Cinzia!
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]]>L'articolo Sci freestyle: salti, dune e velocità. A tu per tu con il prof Decio Frapolli proviene da www.rivistacorner.ch.
]]>Noi di Rivista Corner, abbiamo avuto la possibilità di intervistare Decio Frapolli, uno dei due preparatori fisici della Federazione ticinese di Sci Freestyle.
Decio, partiamo dall’aspetto anagrafico degli atleti. Quando inizia la carriera di un freestyler e quando, generalmente, termina?
Un giovane solitamente si avvicina al freestyle dopo che ha imparato a sciare. I ragazzi si avvicinano alla disciplina solitamente verso gli 11-12 anni e cominciano ad essere atleti di Coppa Europa a 14-16 anni. Conosco atleti che hanno terminato la loro carriera anche dopo i 30 anni.
Da quanto svolgi questo ruolo all’interno della federazione e descrivici la figura del preparatore nello sci.
Da giugno 2018 curo la parte atletica di tutte le discipline che la FSSI sostiene (Sci Freestyle, Sci Alpino, Sci di fondo e Snowboard). Il preparatore atletico inizia a lavorare con gli atleti nei primi giorni di giugno per “terminare” la preparazione tra dicembre e gennaio, ovvero quando vi è l’inizio della Coppa del Mondo e della Coppa Europa. In verità, anche durante la fase di competizione si continua a lavorare sotto l’aspetto fisico per mantenere tutto ciò che si è costruito nei sei mesi precedenti. Bisogna sempre ritoccare tutte le qualità motorie in modo costante!
La stagione inizia quindi presto, ma il vostro allenamento si svolge solo sulle piste o ci sono altri spazi che vengono usati?
No ci sono vari spazi che utilizziamo per far allenare gli atleti. Parte dell’attività si svolge in palestra e nelle sale pesi(in cui si mette l’accento sulle capacità condizionali, ma prestando attenzione anche alle qualità coordinative). Contemporaneamente ci si allena a livello acrobatico utilizzando i maxi tramp e trampolini in piscina, infine in un secondo momento ci si allena anche nei pump track.
Come si suddivide la preparazione? Ci sono dei momenti in cui si lavora più nello specifico di altri o no? Se sì quali? Perchè?
La preparazione si suddivide in diversi momenti. Inizialmente si lavora sull’incremento della forza poi, in un secondo momento, si lavora sulla forza massimale ed esplosività per migliorare la velocità di contrazione delle fibre muscolari ad elevati carichi. Infine il lavoro diventa più specifico poiché si lavora sulla velocità d’esecuzione e sull’esplosività nei salti. A mio avviso evitare di lavorare fin da subito nello specifico è molto importante, poiché il nostro corpo se riceve sempre lo stesso genere di stimoli non potrà mai migliorarsi. All’inizio del percorso, un approccio multidisciplinare è la chiave di riuscita per una buona preparazione fisica.
Qual è la differenza principale, nella preparazione atletica, tra freestyle e le altre discipline?
La sostanziale differenza è dovuta al tipo di esercizio fisico che si esprime durante una gara. Nel freestyle bisogna “dare tutto” in 25-30 secondi, mentre per esempio nello sci alpino le gare durano di più. Questo fa sì che ci sia un approccio differente al lavoro, soprattutto per quanto riguarda l’esplosività, la velocità d’esecuzione e la tenuta del tronco.
Secondo Viola e al. (1999, citati da Prodromos et al. 2008) nello sci alpino, a livello di infortuni non ci sarebbe differenza d’incidenza tra le femmine ed i maschi. L’unica differenza è quella fra gli sciatori esperti e quelli amatori: questi ultimi sono molto più soggetti a riscontrare lesioni al legamento crociato anteriore.
Nel freestyle quali tipi d’infortuni si riscontrano maggiormente? A livello preventivo che tipo di lavoro svolgete?
Anche nella nostra disciplina, i principali infortuni riguardano le ginocchia. Sì, nel nostro programma lavoriamo sull’aspetto preventivo, ad esempio cercando di diminuire il divario tra le forze espresse dai muscoli estensori e flessori degli arti inferiori. Infatti, i valori espressi da questi due gruppi muscolari non devono differire oltre un certo limite altrimenti le probabilità d’infortunio aumentano considerevolmente. Vi sono poi anche altri gruppi muscolari a cui noi prestiamo attenzione che intervengono nella stabilizzazione del ginocchio.
Quali sono gli obiettivi che vi siete prefissati per il prossimo futuro?
Ci piacerebbe aumentare il bacino di atleti, ma anche riuscire a portare nuovi atleti in Coppa del Mondo! Allo stato attuale abbiamo tre ragazzi (che da quest’anno hanno iniziato a gareggiare in Coppa Europa) che fra alcuni giorni saranno di ritorno da un tour competitivo nei paesi nordici!
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]]>Paolo Cannavaro, ex compagno di Hamsik, lo soprannominò proprio “Marechiaro” per via dell’assonanza che vi è tra il suo nome di battesimo e il piccolo borgo che si trova a Posillipo (una delle zone più belle di Napoli) ed io ho deciso di scrivere queste righe su di lui perché, nel mese di ottobre, lo slovacco ha segnato un altro record nella storia del Napoli. Infatti, la partita giocata contro la Roma lo ha visto divenire il giocatore con più presenze nella società partenopea. Record che, nel mese di luglio, sembrava potesse svanire per via delle insistenti sirene cinesi che parevano averlo convinto a lasciare il capoluogo campano, ma l’arrivo di Ancelotti è stato (molto probabilmente) ciò che lo ha convinto a rimanere ai piedi del Vesuvio e a continuare la sua storia d’amore iniziata nel lontano 2007.
Il record di ottobre si aggiunge anche a quello di un anno e un giorno fa: l’aver eguagliato i “goal napoletani” di Diego Armando Maradona!

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]]>L'articolo Un 12 “schiacciante” proviene da www.rivistacorner.ch.
]]>Nella pallavolo non è così, non a caso questo numero viene indossato ad esempio da un’icona, un riferimento per molti: Francesca Piccinini.
La campionessa mondiale ed europea (che il prossimo 10 gennaio compirà 40 anni) vanta tantissime presenze nel campionato italiano, ma anche qualcuna in Brasile avendo militato una stagione nel club Paranà.
Godiamoci a fondo la sua presenza sui parquet di gioco poiché, il simbolo del volley femminile italiano, qualche mese fa ha annunciato di voler appendere le ginocchiere al chiodo al termine di questa stagione.

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]]>L'articolo Accade oggi – Auguri campeón! proviene da www.rivistacorner.ch.
]]>Chi ne è un estimatore mette infatti l’accento su quello che è riuscito a dimostrare nel rettangolo verde, dove “el pibe de oro” ha saputo deliziare gli amanti del calcio. Chi non lo considera un idolo, spesso, è perché sceglie di mettere il focus sulla sua vita privata.
Sono scelte personali.
Colui che incarna alla perfezione il soprannome di “el diez” (anche se è giusto ricordare che nella sua ultima stagione a Napoli esordì, alla quinta giornata di campionato, con il numero 16) oggi compie gli anni.
Diego Armando Maradona venne alla luce proprio cinquantotto anni fa in quel di Lanús.
Feliz cumpleaños, Diego!
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]]>L'articolo Portogallo, è subito “derby”! proviene da www.rivistacorner.ch.
]]>Per il Portogallo, il Mondiale in Russia corrisponde alla settima partecipazione ad una Coppa del Mondo. L’esordio dei lusitani in questa competizione avvenne nel 1966, edizione nella quale raggiunsero il podio, strappando il terzo rango. Negli anni successivi però, la Nazionale non riuscì a dare continuità all’exploit avvenuto in territorio inglese, infatti nelle seguenti otto manifestazioni si qualificò una sola volta, uscendo subito al primo turno. L’inversione di tendenza si verificò alla loro quarta partecipazione (nel 2006), dove CR7 e compagni superarono il primo turno, ottenendo un quarto posto perdendo la finale per il 3° e 4° posto coi padroni di casa.
Stella
Inutile girarci troppo intorno: Cristiano Ronaldo, o CR7, come preferite. Questo calciatore straordinario, nonché capitano, capocannoniere e giocatore con più presenze nella sua Nazionale, per il sottoscritto (ma credo per quasi tutti) non può essere considerato solamente la stella del suo Paese, bensì dell’intera competizione, iniziata ieri con la roboante vittoria della Russia. Il fenomeno del Real Madrid non è però solo, ad accompagnarlo ci sono i soliti Messi e Neymar. Con i Blancos, qualche settimana fa, ha vinto la terza Coppa dei Campioni di fila, ottenendo un’impresa che riuscì, fra gli anni ’50 e ’60, proprio alle stesse merengues con Alfredo di Stefano, Ferenc Puskás, … (in quel caso furono ben cinque le finali vinte).
Meglio CR7 o Messi? Classica domanda a cui non vi è una risposta. L’unica certezza è che chi sta dalla parte del portoghese può fare leva sul fatto che il madridista è riuscito ad alzare un trofeo anche con la sua Nazionale (l’Europeo del 2016), cosa che invece il blaugrana non è ancora riuscito a fare.
Bookmakers
La vittoria è data 26 volte la cifra giocata. Per le agenzie di scommesse risulta essere l’ottava Nazione con più possibilità di vincere il Mondiale. Il girone B, almeno per i bookmakers, non dovrebbe presentare alcuna sorpresa, ma, con il cambio del C.T. spagnolo a poche ore dall’esordio e un Marocco che potrebbe essere la sorpresa, sarà sicuramente molto interessante da seguire. La sfida di stasera contro gli spagnoli potrebbe già mettere in palio il primo posto del gruppo.
Per i portoghesi, la speranza è che questo match non finisca come nel lontano 18 novembre 1921, giorno d’esordio della Nazionale, quando vennero sconfitti per 3-1 dalla rivale storica.
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]]>Per la Polonia sarà l’ottava partecipazione ad una fase finale di un Mondiale. La prima fu nel 1938, quando raggiunse gli ottavi di finale della competizione! Da quel momento dovettero passare ben 36 anni prima di poter rivedere i polacchi partecipare ad un Mondiale ma, proprio in quell’edizione, riuscirono a salire sul podio, classificandosi terzi battendo il Brasile (campione del mondo in carica). Anche nel 1982 ottennero il medesimo risultato, dopo essere stati sconfitti in semifinale dall’Italia che si sarebbe aggiudicata, da lì a pochi giorni, il suo terzo titolo. In entrambe le manifestazioni la nazionale ha potuto contare su Kazimierz Górski come commissario tecnico. Quest’ultimo, nella sua carriera da allenatore, ha vinto due campionati e due Coppe Nazionali in Grecia. Per quanto riguarda gli europei, invece, le partecipazioni della Polonia sono state nettamente inferiori a quelle dei Mondiali, infatti si è qualificata per la prima volta solo nel 2008!
Stella
Quando si parla della Polonia, a differenza di altre squadre, non viene in mente un singolo nome bensì 3-4 giocatori. Questo almeno per quanto mi riguarda. È però indiscutibile che la stella della squadra non può che essere Lewandowski. Il capitano di questa selezione, nonché miglior goleador nella storia del suo Paese, avrà il compito di segnare quei goal decisivi per assicurare il passaggio del turno. Se quest’ultimo, insieme a Milik, avrà il compito di realizzare più reti possibili, in porta il C.T. Nawalka potrà invece contare sul portiere titolare (della prossima stagione) della Juventus: Szczesny. In difesa spazio ad una vecchia conoscenza del calcio italiano e del Torino in particolare: Glik.
Bookmakers
La vittoria finale è data a 67. Le altre compagini del girone H (Colombia, Senegal e Giappone) sono invece rispettivamente date a: 41, 151 e 301. Di conseguenza è facile intuire come sia anche più probabile il passaggio del turno di Colombia, come prima classificata, e della Polonia, come seconda. Mi sbilancio e mi sento di dire che, per me, può raggiungere i quarti di finale e, una volta arrivata lì, non è detto che non possa essere la sorpresa di questa edizione…
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]]>L'articolo Eriksen ma non solo! proviene da www.rivistacorner.ch.
]]>La squadra dell’ex ct della Norvegia è ovviamente imperniata attorno ad Eriksen (8 gol e 4 assist nel girone di qualificazione), il giocatore di maggior talento della squadra che ricopre il ruolo da centrale nei tre di centrocampo. Le mezzali titolari sono Deleney, centrocampista del Werder dotato di buone capacità di inserimento e di un discreto tiro da fuori, e Kvist, giocatore ex-Stoccarda, Fulham, WBA e attualmente al Copenaghen, molto bravo come incontrista ma anche in possesso di discrete capacità a livello di impostazione.
La posizione di Eriksen è in realtà più avanzata di quanto dicano gli schemi visto che spesso, in fase di possesso, tende a ricevere il pallone sulla trequarti lasciando il compito della prima impostazione a Christensen o Kvist, cercando così di presidiare gli spazi di mezzo per mettere in movimento gli esterni, servire l’unica punta o andare direttamente alla conclusione.
Davanti, c’è molta abbondanza, a testimonianza di come stiano lavorando bene a livello giovanile.
La stella
Al di là di un’abbozzata descrizione d’insieme sulla struttura di questa squadra, Eriksen è, come abbiamo anticipato, il vero faro della selezione. Il danese è esploso al Totthenam dopo un bel periodo di formazione all’Ajax ed è diventato sotto la guida di Pochettino un centrocampista a tutto tondo. Finalizzatore e soprattutto assist man, Eriksen può prendere per mano un attacco potenzialmente di grande livello che aggiunge al rinato Bentdner anche gente come Simon Poulsen, Pione Sisto, Kasper Dolberg. Eriksen è il vero uomo di caratura internazionale di questa selezione, un uomo su cui costruire un ciclo e poter pensare di dire la propria principalmente a livello europeo, dove la Danimarca può tornare a ricoprire il ruolo di outsider di lusso cercando di ripercorrere magari il sogno del ’92.
Pronostico bookmakers
I danesi non hanno particolari velleità per puntare alla vittoria finale. L’obiettivo della selezione di Hareide è quello di formare un gruppo con diversi elementi giovani (Dolberg, Christensen, Sisto) e continuare un processo di crescita che può evolversi in diverse soddisfazioni negli anni a venire. La vittoria di Eriksen e compagni è quotata a 101, una cifra che testimonia quanto sia utopico pensare ad una cavalcata finalizzata ad arrivare avanti. Sarà credibile vedere questa squadra in lotta per un posto negli ottavi in un girone con Francia, Perù e Australia. Un traguardo abbordabile per una squadra che può essere realmente una mina vagante nelle gare ad eliminazione diretta.
Matteo Corral
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]]>L'articolo Tra i Leoni dell’Atlante, c’è qualcosa di “galacticos”? proviene da www.rivistacorner.ch.
]]>Per la nazionale marocchina, la Coppa del Mondo in Russia rappresenterà la quinta partecipazione a un Mondiale per le squadre nazionali maggiori maschili. La prima fu in Messico nel 1970, dove furono eliminati al primo turno. Sei anni dopo i “Leoni dell’Atlante” riuscirono a conquistare la loro prima ed unica Coppa d’Africa, ma per poterli rivedere ad un Mondiale bisogna fare un “bel balzo” in avanti, arrivando al 1986, edizione nella quale riuscirono ad arrivare agli ottavi di finale, nonostante nel loro gruppo ci fossero formazioni del calibro di Inghilterra e Portogallo. Fu il loro miglior risultato in questa competizione.
Stelle
Tornando ai giorni nostri, tra i convocati per la spedizione in Russia sicuramente non mancherà il difensore della Juventus Mehdi Benatia. Il capitano di questa Nazione è stato più volte fondamentale: oltre alla rete decisiva ai fini della qualificazione alla fase finale, ha tolto le castagne dal fuoco anche con la maglia bianconera (leggasi, ad esempio, finale di Coppa Italia). L’altro centrale difensivo sarà presumibilmente una vecchia conoscenza del campionato italiano: Manuel da Costa. L’ex Fiorentina e Sampdoria, che attualmente gioca in Turchia, ha deciso di vestire i colori del Marocco nel 2014, giocando prima per le giovanili del Portogallo, senza però mai riuscire ad esordire nella nazionale maggiore. È invece del 2010 l’esordio tra le fila dei Leoni dell’Atlante di Younès Belhanda, centrocampista del Galatasaray con il vizio del goal: 46 in 287 partite di club e 3 in 34 presenze con la Nazionale. Da tenere molto in considerazione anche due giovanissimi: Amine Harit (’97) e Achraf Hakimi (’98). Il primo è un trequartista dello Schalke 04, squadra con la quale ha già collezionato 30 presenze condite da 3 goal in questa stagione. Il secondo invece milita nel Real Madrid e vanta, oltre ad una presenza da titolare nella semifinale valida per l’accesso alla finale del Mondiale per club, anche otto partite in campionato e due in Champions League. Chissà se il C.T. Renard lo schiererà titolare, magari nel ruolo di esterno difensivo, proprio come fa Zidane… .
Pronostico bookmakers
Crediamo che sarà difficile vedere il Marocco nella fase ad eliminazione diretta, in quanto Portogallo e Spagna, inserite nello stesso gruppo, sono decisamente più attrezzate per passare la fase a gironi. La vittoria finale della squadra africana è infatti data a 400.
È però sempre vero che “tutte le partite iniziano dallo 0-0 ed in undici contro undici”.
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]]>Abbiamo posto alcune domande ad Aris Livi (membro della “Chaotic Family“), uno dei primi in Ticino ad avvicinarsi a questa attività sportiva.
A tuo avviso questa disciplina dove è maggiormente in voga?
Sia in Inghilterra sia in Spagna il parkour è stato riconosciuto come disciplina nazionale, in Italia sono sulla buona strada mentre in Svizzera, nel nostro piccolo, stiamo proseguendo in questa direzione. Per noi in Ticino è già stato un grande traguardo il fatto di entrare (a partire dal 2016) a far parte delle società di ginnastica di Lugano e Mendrisio.
La FIG ha riconosciuto il parkour come una nuova disciplina e nel 2020 ci saranno i Mondiali. Credi che qualche svizzero potrà ben figurare?
Per quel che riguarda le prossime olimpiadi l’introduzione del parkour è stato un argomento molto acceso negli ultimi mesi. Essendo uno sport NON competitivo questa possibile annessione infastidisce molti praticanti e sostenitori della filosofia del parkour. Se questo dovesse ugualmente realizzarsi sono sicuro che anche la Svizzera avrebbe dei buoni praticanti da proporre.
Sappiamo che per anni hai giocato a calcio, come hai fatto ad avvicinarti a questo sport?
Ho iniziato a praticare il parkour per puro caso. Un giorno ho incontrato degli amici che giravano per Stabio e, incuriosito, mi sono unito al loro allenamento. Il fatto di giocare a calcio, nel ruolo di portiere, mi ha aiutato tantissimo per trovarmi subito a mio agio con i salti del parkour. Mi ha subito appassionato il fatto di poter decidere e gestire i propri obiettivi e vedere come migliorano le proprie capacità.
Come si svolge un allenamento di parkour? A cosa si presta maggiore attenzione?L’allenamento solitamente si svolge in più fasi. La prima, fondamentale, è il riscaldamento. Prepariamo il nostro corpo allo sforzo, prestando particolare attenzione alle articolazioni, in particolare alle caviglie, ginocchia e gomiti. Successivamente ci concentriamo allo sviluppo della forza, partendo da esercizi classici come i piegamenti, addominali, squat e dorsali (…) proseguendo poi con esercizi più complessi. L’ultima fase è dedicata all’allenamento della tecnica. Ogni praticante, partendo dai movimenti di base del parkour, può sviluppare il proprio stile “flow”.
Col passare del tempo sempre più giovani partecipano agli allenamenti diretti da te. Da che età si può partecipare e come si fa a prendere contatto?
Non ci sono regole precise ma noi consigliamo la pratica a partire da un età in cui il ragazzo è sufficientemente sviluppato a livello fisico, quindi intorno ai dodici anni. Abbiamo già proposto corsi di parkour anche a bambini più piccoli ma per fare questo preferiamo praticarlo in sicurezza in palestra, con i tappeti di protezione.
Gli infortuni sono sicuramente più frequenti rispetto ad altri sport. A livello preventivo fate qualcosa?
Il parkour è una disciplina considerata estrema ma non credo si possa definire più o meno rischiosa rispetto ad altri sport. A differenza di altre attività sportive, la causa di un nostro infortunio sarà sempre riconducibile ad un nostro errore.
In questa disciplina esistono diversi tipi di movimenti (“wall run verticale”, …) ma quale è più difficile da assimilare/insegnare?
Sicuramente i salti mortali! Sono i più complessi perché richiedono delle buone capacità di base come ad esempio lo slancio, lo stacco e l’atterraggio.
Hai qualche consiglio per chi si volesse avvicinare a questa attività?
Il consiglio è quello di NON improvvisare ma di rivolgersi a qualcuno di capace o che abbia un minimo di pratica. Ad ogni modo invitiamo chiunque fosse interessato a prendere contatto con i nostri istruttori, capita che organizziamo anche degli allenamenti esterni aperti a tutti.
Grazie mille Aris!
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