Omar Cartulano | www.rivistacorner.ch http://www.rivistacorner.ch Wed, 12 Jun 2019 15:02:46 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.0.4 http://www.rivistacorner.ch/wp-content/uploads/2016/09/cropped-144-01-150x150.png Omar Cartulano | www.rivistacorner.ch http://www.rivistacorner.ch 32 32 « Tschüss Niki » http://www.rivistacorner.ch/tschuss-niki/ Tue, 21 May 2019 16:43:43 +0000 http://www.rivistacorner.ch/?p=8132 Potrei partire dai numeri, ricordare i fatti e le curiosità di una carriera che sembra scritta dal più folle degli sceneggiatori, ma per salutare Niki Lauda già si sono prodigati in tanti, tantissimi. Non solo oggi, ma da una vita, tra interviste, documentari, libri, persino film. Io non potrei raccontarlo con tale attenzione e trasporto, […]

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Potrei partire dai numeri, ricordare i fatti e le curiosità di una carriera che sembra scritta dal più folle degli sceneggiatori, ma per salutare Niki Lauda già si sono prodigati in tanti, tantissimi. Non solo oggi, ma da una vita, tra interviste, documentari, libri, persino film.

Io non potrei raccontarlo con tale attenzione e trasporto, non ho avuto il privilegio di crescere con la Formula Uno di quegli anni, che giungeva nelle case di tutto il mondo con delle immagini sbiadite dai tubi catodici di prima generazione, ma con delle emozioni dai colori più vividi che mai. Per me Lauda ha sempre rappresentato una figura eroica uscita dritta da una serie di sequenze dai colori vintage, in cui l’uomo si trasforma in esploratore d’altri tempi, portando all’estremo la meccanica, provocando la fisica e sfidando la morte in persona. Niki da quella sfida ne era uscito vincente, segnato per sempre, ma forse ancora più forte di prima. Sono diventato grande con una passione per i motori trasmessami da chi davanti a quelle immagini dal sapore epico ci è cresciuto e quindi Lauda, con il suo volto sfigurato e quelle dichiarazioni mai scontate, ha rappresentato il vero e proprio collante con un mondo che non c’è più, persosi tra le logiche commerciali e i pixel dell’alta definizione. Noncurante, l’austriaco è sopravvissuto a tutto ciò ed è tornato a vincere in una nuova forma di dirigente-consigliere dell’imbattibile Mercedes delle ultime stagioni. D’altronde, solo uno che veniva soprannominato “Il Computer” sarebbe potuto sopravvivere a tutti questi cambiamenti e a un corpo che irrimediabilmente ha presentato la sua fattura finale a  quasi 43 anni da quel terribile incidente.

L’incidente mi ha cambiato… l’orecchio!”

Nel 2016 ho avuto la fortuna di incontrarlo brevemente nel corso di una conferenza stampa. Ricordo molto bene quel giorno, con una di quelle influenze che ti stendono inerme a letto, ma l’occasione era da tempo agendata e come immaginare di dire no a tali occasioni? Trovarsi nella stessa stanza con un uomo che ha vissuto mille vite… 
Lebe wohl, Niki. Buona fortuna per la prossima.

(In immagine: Niki Lauda a Mendrisio, marzo 2016 – © Omar Cartulano)

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Senza il sole, il tennis splende comunque a Lugano http://www.rivistacorner.ch/senza-il-sole-il-tennis-splende-comunque-a-lugano/ Wed, 17 Apr 2019 14:16:18 +0000 http://www.rivistacorner.ch/?p=7754 Aprile non ti scoprire. I detti popolari purtroppo a volte ci azzeccano e gli organizzatori del Samsung Open hanno ormai dovuto farsene una ragione. La meteo non si sta rivelando una preziosa alleata dalle parti del TC Lido di Lugano: dopo un’edizione 2018 bagnatissima, anche il 2019 ha portato nuvole, acqua e persino il freddo. […]

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Aprile non ti scoprire. I detti popolari purtroppo a volte ci azzeccano e gli organizzatori del Samsung Open hanno ormai dovuto farsene una ragione. La meteo non si sta rivelando una preziosa alleata dalle parti del TC Lido di Lugano: dopo un’edizione 2018 bagnatissima, anche il 2019 ha portato nuvole, acqua e persino il freddo. Una disdetta per il pubblico, locale, ma magari anche per quello che sarebbe giunto da oltralpe per unire utile al dilettevole con l’accoppiata “Sonnenstube” più il prestigio di un torneo WTA. 



Swiatek, la grande rivelazione – © O.Cartulano

Chi in ogni caso di Lugano serberà un ricordo positivo è la slovena Polona Hercog, tornata sorprendentemente a vincere un torneo del massimo circuito dopo quasi sette anni. Lo ha fatto al termine di una finale che nel corso del secondo set sembrava esserle sfuggita di mano in favore dell’inaspettata grande sorpresa del torneo: Iga Swiatek. La polacca, a soli 17 anni, sulla terra luganese ha messo in mostra tutto il suo talento, valsole già un’affermazione (tra le juniores) a Wimbledon. Forse ancora un po’ acerba nella gestione mentale a tali livelli, ha tuttavia dimostrato di potere occupare con pieno diritto un posto nell’élite mondiale. Magari presto ancora più su nel ranking, dove ha già saputo spingersi la nostra Belinda Bencic, favorita numero uno del torneo, ma clamorosamente sconfitta al primo turno. La sua uscita di scena, unita alla rinuncia last minute dell’italiana Camila Giorgi e alla sorprendente eliminazione della numero due del tabellone, la spagnola Carla Suarez Navarro, ha in apparenza tolto pepe e interesse attorno all’evento. A Lugano il grande tennis è comunque potuto splendere grazie pure alla presenza di una vecchia volpe come Svetlana Kuznetsova (due Slam in bacheca), al buon percorso della ceca Kristyna Pliskova e dell’elvetica Stefanie Voegele, nonché ai sorrisi e alla simpatia della coppia di doppio elvetica BacsinszkyIn-Albon (vi ricordate della giovane Ylena? L’intervista), che ci lascia ben sperare per il futuro della nostra squadra di Fed Cup. E magari pure per il futuro del Samsung Open, con o senza sole. Appuntamento al 2020!

(in copertina la grinta di Sorana Cirstea, vincitrice nel doppio – © O.Cartulano)

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Ylena, da un campetto momò alla conquista di Kyoto http://www.rivistacorner.ch/ylena-da-un-campetto-momo-alla-conquista-di-kyoto/ Tue, 12 Mar 2019 13:27:08 +0000 http://www.rivistacorner.ch/?p=7429 Tre gradi centigradi, una brezza gelida, i mucchi di neve a bordocampo, un terreno di gioco in erba sintetica parte di un centro diurno per la terza età. Chi l’avrebbe mai detto, è in questo contesto che nel Mendrisiotto si allena una delle più grandi promesse del tennis elvetico, Ylena In-Albon.  La scalata del ranking – […]

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Tre gradi centigradi, una brezza gelida, i mucchi di neve a bordocampo, un terreno di gioco in erba sintetica parte di un centro diurno per la terza età. Chi l’avrebbe mai detto, è in questo contesto che nel Mendrisiotto si allena una delle più grandi promesse del tennis elvetico, Ylena In-Albon

La scalata del ranking – Per i suoi venti anni, compiuti proprio la scorsa settimana, si è appena regalata nientemeno che un posto tra le 200 migliori al mondo in virtù del successo ottenuto all’ITF di Kyoto a fine febbraio. Noi l’avevamo incontrata a fine gennaio, al ritorno da una trasferta negli Stati Uniti, dove aveva raccolto i primi incoraggianti risultati del 2019, preludio alla proficua trasferta nipponica che le ha fatto fare un balzo di più di 50 posizioni nel ranking WTA, su fino alla 183esima posizione, punto più alto della sua ancora breve carriera. Il nostro incontro ci ha permesso di capire che, nonostante i promettenti risultati, la vallesana ha i piedi ben piantati per terra. Ad aiutarla a mantenere la fama di successi è probabilmente anche il contorno del campetto di Caslaccio, che il suo allenatore Gonzalo Vitale ha scelto per allenare un gruppo di talenti che nella giovane elvetica vedono la leader naturale dopo la fine della collaborazione dell’allenatore uruguagio con l’italiana Georgia Brescia (già WTA 183). “Ylena è diventata la numero uno del gruppo” spiega Vitale, che la allena in compagnia di Svenja Ochsner, ma anche di alcuni ragazzi: “I maschi danno quel plus in termini di forza fisica e magari di ironia in campo, mentre le ragazze portano loro quel tocco di femminilità di cui tutti abbiamo bisognoCi è voluto del tempo, ma il gruppo funziona molto bene.” Slegata da qualsiasi circolo tennistico e ben lontana da qualsiasi riflettore, la particolare sede di allenamento, al confine tra Castel S.Pietro e Balerna, è stata in parte scelta per questioni di opportunità, ma anche per ragioni sportivo-psicologiche: “Allenarsi all’esterno, con qualsiasi condizione climatica, può essere un vantaggio rispetto a chi sta per sei mesi in indoor. Nei tornei per Ylena è eventualmente più facile adattarsi all’interno che non il contrario per le avversarie. Inoltre per me è un fattore culturale, il tennis si gioca di fuori.”

Prove di servizio, 31.01.19 – © Omar Cartulano

Il mix vincente– Nativa di Visp, cresciuta tennisticamente in Romandia grazie al suo primo formatore Jean-Yves Blondel che l’ha avvicinata anche alla cultura sudamericana, poi ritrovata nel suo attuale allenatore, e infine trapiantata in Ticino, Ylena In-Albon pare avere assorbito il meglio di tutte le culture. “Mi piace la mentalità di Gonzalo, perché in Svizzera di solito tutto è preciso, invece lui ha questo tocco sudamericano del quale ho bisogno – spiega in un perfetto italiano – Mi piace, è bello avere più influenze, mi sento a mio agio ovunquePenso di essere veramente fortunata di essere qui in Ticino con questo gruppo e con lui.” Il suo allenatore, con fierezza, non ne nasconde le qualità: “Ha dentro qualcosa di latino secondo me, non di sangue, ma c’è. Ha la fantasia sudamericana, ma anche il rigore svizzero.” A Ylena, stando al suo allenatore, si può chiedere moltissimo, poiché capace di andare sempre oltre il “non riesco”: “Se le dici di correre un’ora, lei lo fa.” Oltre agli aspetti caratteriali, i punti di forza della vallesana sono da ricercare nella velocità e nel buon servizio, malgrado la sua altezza. Proprio per queste caratteristiche, a ispirarla è la rumena Simona Halep: “Fisicamente mi assomiglia, non è alta, devo provare a giocare simile a lei.”

Con la racchetta in mano da quando ha sei anni, Ylena sognava come tante bambine di diventare una professionista. Dai quattordici anni sono aumentati sempre più i tornei, anche all’estero, e ovviamente anche le ore di allenamento si sono moltiplicate, ma quando ha capito che il tennis sarebbe stata una strada da provare a percorrere veramente? “Non credo ci sia stato un momento preciso, però forse quando mi sono trasferita in Ticino per allenarmi, forse in quel momento ho fatto un “clic”. In parallelo sto però portando sempre avanti la scuola. Non è facile, ma a giugno completerò la maturità. Ho comunque bisogno di avere la scuola per cambiare i pensieri, l’avere qualcosa da fare oltre al tennis mi tiene sul pezzo.” Ylena di stare ferma proprio non ne vuole sapere e difatti, in vista del futuro, a preoccuparla è la prospettiva di avere troppo tempo libero: “Che farò una volta finita la scuola? Credo m’impegnerò a imparare meglio le lingue, come l’italiano e lo spagnolo.”

Il sorriso di Ylena, già vincitrice di 5 tornei ITF – © Omar Cartulano

Il sostegno di Swiss Tennis– I grandi progressi ottenuti nel 2018 dalla talentuosa vallesana hanno spinto la federazione svizzera di tennis a puntare forte su di lei, sostenendola con una sorta d’importante prestito diluito su tre anni, nel quadro di un programma di supporto ai migliori talenti del paese. “Swiss Tennis è sempre attenta a tutti i talenti locali e visti gli ottimi risultati ottenuti nel 2018 da Ylena, ci siamo detti che è una giocatrice giovane e promettente, sulla quale bisogna investire – spiega Alessandro Greco, direttore della sezione sport d’élite per la federazione –Chiaramente perché in futuro potrebbe fare pubblicità al tennis elvetico e anche diventare una possibile giocatrice di Fed Cup.” Swiss Tennis si è specializzata nella formazione dei ragazzi, ma arrivati a un certo punto, gli atleti sono spinti a diventare degli imprenditori in erba. In altre parole, con i giocatori viene instaurato una sorta di rapporto di sponsoring per stimolarli a entrare nella top 100 mondiale. Nel caso in cui riescano nell’impresa e guadagnino determinate cifre, gli stessi sono poi chiamati a rimborsare Swiss Tennis negli anni a venire. “Il nostro sistema di sostegno è molto flessibile e funziona abbastanza bene – aggiunge Alessandro Greco – Ci rendiamo conto che come federazione non possiamo fare tutto e quindi aiutiamo gli atleti a essere degli imprenditori di sé stessi.

Un’iniziativa decisamente interessante e unica per i tennisti, che apprezzano la possibilità di potersi appoggiare alla federazione, ma al contempo di gestirsi in libertà. “Swiss Tennis mi aiuta per la parte atleticama per il resto siamo indipendenti. Il loro sostegno è per me fonte di ulteriore motivazione”, assicura In-Albon.“Questa collaborazione è molto importante – chiosa Gonzalo Vitale – Ylena non è una mia giocatrice, se c’è un “proprietario” è ovviamente Swiss Tennis. Io sono la persona prescelta per fare questo percorso insieme e sono grato alla federazione perché è sempre stata di parola.”

Su dove possa arrivare Ylena In-Albon, né la diretta interessata, né il suo allenatore vogliono sbilanciarsi: “Non metto le mani sul fuoco – afferma Gonzalo Vitale – ma vedo un grande margine di miglioramento. Una crescita è possibile.” Dove possa arrivare la migliore tennista vallesana di tutti i tempi non lo sappiamo neppure noi, ma vi invitiamo a non perdere l’occasione di osservarla dal vivo, fra poche settimane, in occasione delle qualificazioni al WTA di Lugano.

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Un appassionante inverno per i seniores del tennis http://www.rivistacorner.ch/un-appassionante-inverno-per-i-seniores-del-tennis/ Thu, 14 Feb 2019 16:00:32 +0000 http://www.rivistacorner.ch/?p=7139 Lo sport d’élite, i talenti giovanili, ma alla maggior parte dei tesserati chi ci pensa? L’Associazione regionale Tennis Ticino non intende dimenticare nessuna categoria di amanti della racchetta e da quest’anno ha deciso di offrire la possibilità di competere durante l’inverno pure ai seniores. “I seniores rappresentano più della metà dei nostri tesserati, ma fino a […]

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Lo sport d’élite, i talenti giovanili, ma alla maggior parte dei tesserati chi ci pensa? L’Associazione regionale Tennis Ticino non intende dimenticare nessuna categoria di amanti della racchetta e da quest’anno ha deciso di offrire la possibilità di competere durante l’inverno pure ai seniores.

“I seniores rappresentano più della metà dei nostri tesserati, ma fino a qualche anno fa non esisteva nessun’attività per loro”, ci spiega Massimo Bracchi, responsabile del “tennis 50+” per l’associazione ticinese. Quattro anni fa, sul modello di analoghe iniziative in vigore oltralpe, è stato creato un circuito seniores estivo fatto di 11 prove e un master finale. Per chi d’inverno non ha voglia solo di divano e Australian Open, è stato lanciato, proprio quest’anno, pure l’Honda Ticino Winterclub.

“Non ci sembrava molto originale proporre un circuito seniores invernale, così ci siamo rifatti al modello dell’Interclub e abbiamo creato una competizione a squadre che possa motivare le persone tra loro”, afferma orgoglioso Massimo Bracchi, spiegandoci i principi del torneo. All’interno di quattro strutture fisse, ubicate in località lungo l’autostrada (Chiasso, Mendrisio, Sementina e Biasca) e quindi più facilmente raggiungibili, si sono sfidate 16 squadre (in rappresentanza di 13 club) che hanno schierato dei singolaristi maschili e femminili, oltre che un doppio misto, dove non può giocare chi ha partecipato in singolo. Circa 110, tra giocatrici e giocatori, hanno quindi dapprima preso parte alla fase gironi, e poi al tabellone a eliminazione diretta. Proprio lo scorso weekend, sono andate in scena le semifinali, che hanno sancito chi andrà a giocarsi il titolo. Se la finalina terzo posto vedrà opposti Locarno e Melide, la finalissima sarà un affare tutto momò tra Mendrisio e Morbio.

La giornata conclusiva, con le due sfide, si terrà a Mendrisio il 24 febbraio e prevederà anche una cena, a dimostrazione del bello spirito di gruppo che si è instaurato nella neonata competizione. “Ci sono altre manifestazioni alle quali partecipano veramente in pochi. Noi abbiamo mantenuto un interesse per tutta la stagione. Alcuni dei club più grandi non hanno al momento creduto alla nostra iniziativa, ma nella prossima edizione arriveremo probabilmente a raggiungere il tetto previsto di 32 squadre iscritte. D’altronde, anche per il circuito seniores ci sono voluti tre anni prima di farlo conoscere, e ancora oggi non tutti sanno che esista.”

In attesa delle finali, nella prima edizione dell’Honda Ticino Winterclub ha regnato il fairplay e ci si augura ovviamente possa continuare così. Alla finestra, a seguire l’esperimento, pare ci siano nientemeno che i vertici di Swiss Tennis, potenzialmente interessati a diffondere il progetto nel resto del paese. D’altronde, va detto che i seniores sono un’importante realtà anche dal punto di vista finanziario, dal momento che rappresentano la maggioranza dei soci dei club e di tesserati delle federazioni regionali. Invogliarli a tenere in mano ancora la racchetta, malgrado qualche anno in più sui polsi, può insomma anche aiutare i giovani talenti di domani. L’Honda Ticino Winterclub è pure questo!

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Nicoló Casolini ritorna alle origini: basta sport http://www.rivistacorner.ch/nicolo-casolini-ritorna-alle-origini-basta-sport-il-suo-talento-allintrattenimento/ Mon, 28 Jan 2019 16:00:47 +0000 http://www.rivistacorner.ch/?p=7049 Una carriera poliedrica, come la sua travolgente personalità, difficile da ingabbiare e riassumere in una sola intervista. Con lui si potrebbe discutere ore e ore, provando ad assaporare le emozioni che ha vissuto e tentando di carpire qualche retroscena e aneddoto relativo a qualche celebrità. Nicoló Casolini ne ha fatta di strada da quando, giovanissimo, […]

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Una carriera poliedrica, come la sua travolgente personalità, difficile da ingabbiare e riassumere in una sola intervista. Con lui si potrebbe discutere ore e ore, provando ad assaporare le emozioni che ha vissuto e tentando di carpire qualche retroscena e aneddoto relativo a qualche celebrità. Nicoló Casolini ne ha fatta di strada da quando, giovanissimo, si faceva conoscere sulle reti dell’allora TSI con il programma “Le vostre vacanze”, che riempì l’estate 2004. Per la prima volta il pubblico ticinese saggiò il suo talento d’intrattenitore, ma ciò non bastò per convincere la dirigenza dell’ente radiotelevisivo dell’epoca a offrirgli un contratto. Uno smacco per Nicoló, che finì per andare a lavorare in una compagnia assicurativa, prima di trovare una nuova grande occasione.

La gavetta

È come se avessi esordito in Serie A – ci racconta Nicoló con un’immancabile metafora calcistica – per poi finire nelle leghe minori. Per fortuna dopo una decina di mesi arrivò una squadra come l’Atalanta a darmi fiducia. Mi ha dato la possibilità di giocare e crescere, le devo tantissimo.” La società bergamasca ovviamente non c’entra nulla, Nicolò trovò la sua “Dea” nelle redazioni di Radio3i e Teleticino. Artefice dell’operazione di rilancio, Marco Bazzi: “Fu lui a tirarmi fuori dal sarcofago quando la mia carriera sembrava già finita. Mi affidò il programma per giovani “Reverse” e poi in radio cominciai a seguire la cronaca, la politica e anche un po’ di sport. Luca Sciarini in seguito mi lanciò nella redazione sportiva e se oggi ho un certo taglio nel fare il giornalista, lo devo a Luca. Lui, Marco Bazzi e Sacha Dalcol sono stati i miei primi maestri”. A Melide, Nicolò fece la classica gavetta: “Le condizioni erano difficilissime. Nella stessa giornata magari facevi un pezzo dal Gran Consiglio, poi un’intervista per il FC Chiasso e infine ti capitava da raccontare pure un incidente.” Un’esperienza molto arricchente, multimediale, che portò Nicolò pure ad approcciare l’intrattenimento: “De Delirium è forse tutt’oggi la trasmissione dove mi sono divertito di più. L’imitazione di Giuliano Bignasca fu il mio cavallo di battaglia.“

Un sogno che si realizza

Con il terzino della nazionale Ricardo Rodriguez

Qualche anno dopo averlo messo in naftalina, dalle parti di Comano rivalutano il suo profilo e nel settembre 2011 Casolini sbarca nella redazione sportiva della RSI. A partire dal 2013, sarà la figura di Enrico Carpani a fungere da maestro per Nicolò, che ne parla con affetto: “Lui per me è stato come un padre.” Marco Filippini e Armando Ceroni si accorgono però da subito di avere tra le mani un grande talento, che lanciano ben presto nei bordocampo, a seguire il Basilea in Champions League e al seguito della Nazionale. Proprio la “Nati” rappresenta uno dei suoi più grandi amori e uno dei suoi principali successi professionali: “Nella prima partita (ndr: l’amichevole Svizzera-Germania del 2012, finita 5-3), realizzai un sogno di bambino per chi, come me, ha sempre giocato a calcio. Essere praticamente in panchina e vivere la partita con i giocatori, quei campioni che ho sempre ammirato dall’esterno.” 

“La mia carriera in tv ha avuto un’impennata anche grazie alla fiducia di Enrico Carpani”

I telespettatori che hanno regolarmente seguito le partite dei rossocrociati non hanno potuto fare a meno di apprezzare la vicinanza di Nicolò a numerosi giocatori della squadra. Un vero e proprio rapporto di amicizia costruito negli anni tra “Nic” e chi in quegli anni si stava lanciando alla ribalta . Al diretto interessato siamo obbligati a chiedere come abbia fatto… “Credo abbia concorso l’avere sempre giocato a calcio e poi l’aiuto di Valon, che mi ha introdotto nell’ambiente. Dzemaili e Mehmedi sono i primi con cui ho legato, ma poi è nata una simpatia anche con Xhaka, Rodriguez, Shaqiri, Gavranovic e Seferovic, che per esempio sento ancora tutte le settimane. Io l’ho sempre sostenuto.” Questo il segreto insomma, che il giornalista ticinese non ha mai sfruttato slealmente per divulgare notizie dall’interno: “Quando sono con loro, non parlo mai di calcio, sono un buon amico.” Tra i legami più stretti nel mondo del calcio, pure il giovane talento del Cagliari Nicolò Barella e il suo procuratore Alessandro Beltrami.

I grandi tornei e quella sfacciataggine…

Seguire la Nazionale per Nicoló ha significato anche confrontarsi con il ruolo d’inviato, nel quale ha sostanzialmente trovato la consacrazione. A Euro 2012 niente Svizzera, ma tante interviste con gli Azzurri e con un certo Cristiano Ronaldo, mentre nel 2014, la partita più emozionante della carriera: “Svizzera-Argentina, nonostante la sconfitta, me la porterò per sempre nel cuore, con quell’intervista a Messi che mi confessò di non aver mai sofferto così tanto durante una partita.” Una prima opportunità dalla grande visibilità, alla quale seguirà l’Europeo francese del 2016, in cui mettere in campo tutta la sua irriverenza e simpatia: “È stata la prima occasione nella quale ho proposto un’interpretazione del mio ruolo più goliardica, in particolare col celebre verso del lama. La mia sfacciataggine forse non era sempre stata apprezzata in precedenza, ma da quel momento ha trovato una nuova dimensione”. 

In Russia, con Ceroni, Laurenti, Gargantini e il cameraman Molinelli si è creata una grande squadra

L’irriverenza e la cultura sconfinata di Casolini acquistano sempre più autorevolezza anche al di fuori dello sport con “Politicamente scorretto” e “Ogni maledetto sabato”, prima di arrivare al Mondiale in Russia e al talk serale “Russo ma non dormo”. “La scorsa estate mi sono reso conto di avere infranto una grande barriera col pubblico. È stato anche un Mondiale duro, perché sono rimasto 38 giorni lontano da mia moglie Veronica e da mia figlia Nina, ma in tanti mi scrivevano e mostravano il loro apprezzamento. In Russia ho vissuto emozioni forti”. E a proposito di emozioni intense e irriverenza, Nicoló ha probabilmente esagerato un po’ una sera… “Quando tre poliziotti mi presero di forza nel parco, ebbi cinque minuti di vera paura – confessa, sdrammatizzando quella goliardata in un parco – Ero già pronto a chiamare Norman Gobbi per aiutarmi! Ecco, lì mi sono reso conto di essere andato oltre il limite, in un posto in cui non va fatto.”

Ai microfoni di Rete Uno, in compagnia di Giovanni Storti

La svolta: addio (?) sport

Un personaggio dinamico come Nicoló di starsene per anni a fare le stesse cose, non è probabilmente capace. Prova ne è che, quando la dirigenza RSI gli ha proposto una nuova grande sfida, lui ha deciso di coglierla al volo. “Maurizio Canetta e Milena Folletti, miei mentori, mi hanno lusingato. È stato difficile accettare, forse sarà traumatico all’inizio, ma ci sono tanti progetti in divenire. Non vedo l’ora!”. Proprio la scorsa settimana, il debutto nel nuovo “Borotalk”, mentre a fine aprile tornerà “Politicamente scorretto”. Le sorprese non mancheranno però: Nicoló ci svela in anteprima che in cantiere c’è un progetto di trasmissione tra la gente, un’altra sui mestieri e pure un programma per bambini, “un po’ alla Paolo Bonolis”. Proprio a proposito di televisione italiana, dopo il grande successo della scorsa estate, pare che qualche allettante offerta sia arrivata: “Mi sono arrivate un paio di chiamate dall’Italia, ma sarebbe stato un salto nel buio che non mi sentivo di fare. Essere uno dei tanti, ricominciare da zero… Una lusinga, ma ho detto di no. Voglio anche dare alla RSI, che mi ha dato tanto.”

“L’infotainment mi ha sempre stuzzicato. Questo è il momento giusto”

Certo è che immaginare un “malato” di calcio come lui lontano dai campi, ci sembra difficile. “Non avendo la mira di fare il telecronista, credo che il mio ruolo nello sport avesse una data di scadenza correlata alla mia vicinanza di età con gli sportivi. Lavorare col mio stile, non so quanto potesse durare ancora senza risultare patetico. Credo sia l’anno giusto per il cambiamento.”

Dopo una carriera così intensa, nulla è però da escludere, gli appassionati di sport potrebbero comunque tornare ad apprezzare indirettamente il talento di Nicoló Casolini anche in futuro: “Non posso escludere un impegno come in “Russo ma non dormo”.” Nell’attesa di scoprire davanti alla tv quali avventure lo coinvolgeranno, gli rubiamo ancora un po’ di tempo per toglierci qualche altra curiosità.

Enrico Mentana, ospite al talk show di RSI La1 “Politicamente scorretto”
  • Quali sono i personaggi più incredibili che hai intervistato?Oliviero Toscani, Enrico Mentana, Franco Mussida, Mogol, Nanni Moretti, Alessandro Baricco, Franz Beckenbauer, Gianni Infantino, Massimo Boldi.”
  • Un momento inaspettato? Quando David Beckham mi autografò il braccio… gli dissi che me lo sarei tatuato l’indomani. “You’re crazy man!” mi rispose sorridendo.
  • Le interviste più difficili? Stephan Lichtsteiner, Dario Cologna, Valerio Scanu, Renato Pozzetto. Tante volte mi hanno messo in difficoltà, probabilmente per un’incompatibilità tra la mia sfacciataggine e la loro riservatezza.”
  • E Angelo Renzetti…? Ah no, con lui è come in un amore. Ogni tanto ci si prende, ma è il gioco delle parti. Come Lupin con Zenigata.”
  • Come hai fatto a diventare un’autentica enciclopedia di storia sportiva, ma anche culturale? È una questione di memoria, ho una grandissima fortuna. Devo anche ringraziare i miei genitori che mi hanno sempre trattato da adulto e abituato a vedere e leggere “cose da grandi”, spiegandomi tutto.”
Il memorabile incontro con David Beckham
  • Chi ti ha ispirato nella tua carriera? Sicuramente Marco Civoli, diventato anche un buon amico, Sandro Ciotti e in un certo senso ho sempre ammirato il modo fuori dagli schemi di Armando Ceroni. Per l’intrattenimento direi la Gialappa’s all’inizio e negli ultimi anni Chiambretti, o per le imitazioni Teo Teocoli.”
  • Cosa rispondi a chi afferma che il giornalismo sportivo è un giornalismo di “Serie B”? Non è di Serie B perché è uno dei pochi settori che ti consente di vivere sempre sul pezzo l’attualità. Ti porta una freschezza nelle dirette che altri settori non hanno. Pensate ai telecronisti che devono parlare per 90 minuti.”
  • Dicci la verità: hai lasciato lo sport perché il prossimo europeo itinerante ti impedisce di trovare un singolo animale di cui andare a caccia… “Spero di trovare un animale clamoroso… magari in Azerbaigian?”
  • Sognavi di fare l’inviato dalla finale di un Mondiale di calcio e ci sei riuscito. E ora?  Da grande sogno di fare le interviste alla notte degli Oscar. Vorrei far fare il verso del lama a Leonardo di Caprio!”

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La 16enne che non smise mai di stupire il mondo http://www.rivistacorner.ch/la-16enne-che-non-smise-mai-di-stupire-il-mondo/ Sun, 16 Dec 2018 10:56:20 +0000 http://www.rivistacorner.ch/?p=6906 Quanti nella storia dello sport hanno potuto fregiarsi del titolo di numero uno al mondo sia a 16, che a 37 anni ? Il nostro personaggio odierno non si contraddistingue solo per questo. No, anche perché definire la sua carriera fuori da ogni schema risulterebbe alquanto riduttivo. Balzata al numero 1 al mondo in giovanissima età […]

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Quanti nella storia dello sport hanno potuto fregiarsi del titolo di numero uno al mondo sia a 16, che a 37 anni ?

Il nostro personaggio odierno non si contraddistingue solo per questo. No, anche perché definire la sua carriera fuori da ogni schema risulterebbe alquanto riduttivo. Balzata al numero 1 al mondo in giovanissima età e vincitrice di tre Slam in quella leggendaria stagione 1997, abbandonò i terreni da gioco nel 2003, a soli 22 anni. Torna nel 2006, lascia nuovamente nel 2007, con anche una discussa squalifica per positività alla cocaina sulle spalle.

La cecoslovacca di Trübbach di stare lontano dal mondo del tennis non vuole però proprio saperne. Ne ha ben donde, sarebbe un peccato non vedere ancora il suo talento esprimersi sui campi da tennis di tutto il mondo. Il 2013 segna il nuovo rientro, questa volta solo nel doppio femminile e nel doppio misto. Mai decisione fu più saggiamente ponderata: successi e Slam tornano ad arricchire in gran numero il suo palmarès.

A fine 2017 decide di dire basta, abbandonando dalla posizione più alta della classifica di doppio femminile, 20 anni dopo quel numero uno in singolare. Oggi crediamo che il ritiro sia definitivo, ma chissà, con una leggenda come Martina Hingis nulla è mai scontato!

 

Martina Hingis durante il torneo di Tokyo 1997.

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Una telefonata alla nonna che resterà nella storia http://www.rivistacorner.ch/una-telefonata-alla-nonna-che-restera-nella-storia/ Sat, 08 Dec 2018 10:57:58 +0000 http://www.rivistacorner.ch/?p=6846 “Non ho mai smesso di crederci. Prima o poi la ruota gira”. In un gelido, ma assolato mattino di febbraio, dopo una carriera fatta di battaglie contro gli infortuni, di alti e di bassi, la ruota è infine girata decisamente senza problemi. Sui pendii caucasici non c’è stato nessuno slittamento sulla superficie innevata, nessuna scivolata […]

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“Non ho mai smesso di crederci. Prima o poi la ruota gira”.

In un gelido, ma assolato mattino di febbraio, dopo una carriera fatta di battaglie contro gli infortuni, di alti e di bassi, la ruota è infine girata decisamente senza problemi. Sui pendii caucasici non c’è stato nessuno slittamento sulla superficie innevata, nessuna scivolata imprevista. Il sogno di un’intera vita sportiva è diventato realtà.

Nello sci il numero di partenza cambia a ogni gara, ma lei quel pettorale numero 8 probabilmente non lo scorderà mai. 1 minuto, 41 secondi, 57 centesimi per regalarsi la medaglia d’oro nell’attesissima discesa libera e mandare in visibilio tutto un paese. Grazie alla sua genuinità e simpatia è probabilmente una delle campionesse olimpiche svizzere più apprezzate di sempre. Come non volerle bene e non emozionarsi per un’atleta senza filtri, che pare la ragazza della porta accanto.

Vincitrice ex aequo con la slovena Tina Maze, quasi non se la sentiva di prendersi le luci della ribalta, esitava prima di salire sul gradino più alto di Sochi 2014. Dominique Gisin è così, talmente semplice da regalare la fama mondiale pure alla nonna, con una telefonata tra le lacrime che resterà nella storia dei giochi olimpici.

 

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Le palpitazioni di un’altra Champions http://www.rivistacorner.ch/le-palpitazioni-di-unaltra-champions/ Mon, 12 Nov 2018 11:05:36 +0000 http://www.rivistacorner.ch/?p=6643 L'articolo Le palpitazioni di un’altra Champions proviene da www.rivistacorner.ch.

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Una “Remontada storica”. La stampa tunisina non ha esitato a qualificare in questo modo il successo per 3-0 dell’Espérance Sportive de Tunis nel match di ritorno della finale della CAF Champions League.

Nell’ultimo atto della massima competizione per club del continente africano, i tunisini hanno ribaltato il 3-1 subito nel match d’andata, in casa dell’Al-Ahly. In un match decisamente teso, gli egiziani si erano imposti anche grazie al favore di alcune dubbie interpretazioni arbitrali, ma nel secondo atto della finalissima, nulla hanno potuto nella tana dei “Sangue e oro”.  La doppietta dell’uomo delle finali Saad Bguir, tra il 45esimo e il 54esimo, ha dapprima acceso i sogni di vittoria dell’Espérance, poi diventati più che mai realtà grazie alla rete della tranquillità di Anice Badri, giunta all’86esimo. 3-0 e terza Champions League in bacheca, dopo i successi del 1994 e del 2011.

Il triplice fischio finale ha dato il via alla festa nello stracolmo Radès, ma anche e soprattutto per le strade di Tunisi. Durante i 90 minuti, la città si era improvvisamente fatta silente, ma è esplosa in tutto il suo calore a fine partita. Dall’adunata improvvisata sull’Avenue Bourguiba, cori, caroselli, bandiere, sciarpate e fumogeni si sono presto trasferiti nella Place Bab Souika, sede del club, per una lunga notte di giubilo e allegria. 

Nella gallery le immagini della festa (© Omar Cartulano):

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Kids Tennis, imparare divertendosi http://www.rivistacorner.ch/kids-tennis-imparare-divertendosi/ Wed, 26 Sep 2018 17:45:45 +0000 http://www.rivistacorner.ch/?p=6482 Quando si parla di tennis e formazione, alle nostre latitudini indubbiamente ogni appassionato sogna che tra quei giovanissimi con la racchetta in mano possa nascondersi un nuovo piccolo Roger Federer. D’altronde però, lo sappiamo, di talenti così puri e cristallini non se ne vedono molto spesso, anzi, chissà se ne rivedremo mai un altro del […]

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Quando si parla di tennis e formazione, alle nostre latitudini indubbiamente ogni appassionato sogna che tra quei giovanissimi con la racchetta in mano possa nascondersi un nuovo piccolo Roger Federer. D’altronde però, lo sappiamo, di talenti così puri e cristallini non se ne vedono molto spesso, anzi, chissà se ne rivedremo mai un altro del genere. Al di là delle più utopiche speranze dunque, dalle parti di Swiss Tennis hanno a cuore qualcosa di molto più concreto e realizzabile: la formazione di ogni giovane tennista elvetico, indipendentemente dal fatto che esso possa arrivare un giorno a competere ai massimi livelli o anche soltanto che possa continuare a divertirsi sui terreni da gioco di tutto il paese, per il puro piacere di farlo. Per tutti loro, dal 2015 è stato riformato il programma formativo “Kids Tennis”. Insignito in quell’anno pure del “Swiss Award Corporate Communications”, l’innovativo progetto mira a migliorare l’apprendimento dei più piccoli, stimolandoli con obiettivi di crescita graduali, basati su un approccio molto ludico. Si inizia tuttavia da lezioni improntate all’acquisizione dei movimenti base della coordinazione, per poi introdurre man mano il gioco.

Il percorso formativo passa da tre livelli e trenta pilastri. Si parte dal livello rosso, con palline molto più molli, racchette più piccole e porzioni di campo ridotte, fino ad arrivare al livello verde, dove i bimbi incominciano ad avere un assaggio del tennis dei grandi. I partecipanti dei corsi, di età compresa tra i 5 e i 12 anni, sono motivati a superare una sfida dopo l’altra anche per portare punti alla propria squadra. I bimbi di tutta Svizzera giocano motivati da una causa tutta particolare: in base al loro carattere, scelgono di impersonare i valori del leone, del pappagallo o del delfino e progredendo vedono aumentare non solo il loro punteggio, ma anche quello delle rispettive squadre.

Kids Tennis, già adottato da numerosi club ticinesi, in questa stagione tenterà di diffondersi ancora di più nella nostra regione. Tennis Ticino ha così deciso di affidare al giovane Kevin Volentik il nuovo ruolo di responsabile regionale. 23 anni, maestro di tennis, Kevin andrà a visitare i vari club già affiliati per verificare come viene applicato il programma, ma soprattutto cercherà di promuoverlo tra chi, per il momento, si è mostrato più restio nel farlo suo. “Alcuni – ci spiega il diretto interessato – restano attaccati a ciò che sono abituati a fare o magari sono scettici sui principi”. In sintesi, il messaggio sul quale s’intende insistere è che, rispetto al passato, con Kids Tennis si evita di trattare il bambino come se fosse un adulto, preferendo un approccio ludico e adattato alle capacità del singolo tennista in erba, in modo da scongiurare il rischio che possa annoiarsi e abbandonare la pratica. “I ragazzi sembrano veramente entusiasti – assicura Kevin – mentre con i genitori all’inizio non è così facile, è importante spiegar loro per bene tutti i principi.” Tra i compiti del responsabile di Kids Tennis vi è ovviamente anche quello di avvicinare le famiglie e quindi nuovi giovani adepti della racchetta. “D’accordo con la federazione, cercheremo di presentarci al pubblico in occasione di alcune manifestazioni come i Campionati Svizzeri Juniores o il Chiasso Open. Inoltre stiamo studiando la possibilità di andare direttamente in qualche asilo o scuola elementare a presentarci durante le ore di ginnastica.”

In agenda, non solo la promozione e il controllo qualità, bensì pure l’organizzazione di tornei dedicati ai più piccoli, magari in collaborazione tra vari club affiliati della stessa zona. Tante insomma le idee in cantiere, ma subito un appuntamento da non mancare per chi si occupa di formazione. Monitori, allenatori e professori dei club ticinesi potranno infatti partecipare a un workshop introduttivo alla Kids Tennis High School, in programma il 7 ottobre a Locarno. Le iscrizioni sono aperte fino al 1° ottobre.

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Interclub, quando il tennis diventa uno sport di squadra http://www.rivistacorner.ch/interclub-quando-il-tennis-diventa-uno-sport-di-squadra/ Tue, 14 Aug 2018 15:15:53 +0000 http://www.rivistacorner.ch/?p=6215 Dopo la semifinale raggiunta lo scorso anno, il TC Chiasso è riuscito nell’impresa di bissare lo stesso risultato anche nel 2018, andandosi a giocare la possibilità di disputare la finalissima dell’Interclub di LNA femminile. Nella difficile sfida con il Grasshopper, le ragazze guidate da Matteo Mangiacavalli non sono però riuscite a centrare l’exploit, salutando la competizione […]

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Dopo la semifinale raggiunta lo scorso anno, il TC Chiasso è riuscito nell’impresa di bissare lo stesso risultato anche nel 2018, andandosi a giocare la possibilità di disputare la finalissima dell’Interclub di LNA femminile. Nella difficile sfida con il Grasshopper, le ragazze guidate da Matteo Mangiacavalli non sono però riuscite a centrare l’exploit, salutando la competizione con un chiaro 5-1. La bella vittoria della brasiliana Goncalves sull’esperta Von Deichmann ha solo illuso le chiassesi, che non hanno più saputo mettere a segno altre vittorie. In seno alla squadra non vi è però nessun rammarico. Le giocatrici hanno l’impressione di avere dato tutto e il punteggio dello scorso weekend pare quasi bugiardo, dato che sono state capaci di tenere viva quasi ogni sfida.

Protagoniste della squadra, anche due ticinesi: Susan Bandecchi e Kim Fontana. Entrambe raggianti per il risultato ottenuto, le due giovani hanno però vissuto quest’avventura in modo decisamente diverso: una in campo, l’altra da… tifosa. Kim è infatti alle prese con un fastidioso problema alla spalla, che, da quasi un anno ormai, la tiene lontana dalle competizioni. «Avrei dovuto tornare a giocare nell’Interclub – ci racconta la diretta interessata – ma a causa dell’infortunio ho dovuto ancora rimandare il ritorno in campo. Il mio è stato un ruolo più da supporter. Si impara tantissimo anche così e le bellissime persone presenti in squadra mi hanno dato molto. » Proprio lo spirito di squadra pare essere stato l’arma in più per questo TC Chiasso, sulla carta tecnicamente inferiore alle avversarie: «Ci siamo divertite tanto – assicura Susan – sia dentro, che fuori dal campo, e penso sia questo lo scopo: fare parte di un gruppo dove se vinci o perdi non importa, perché non dipende solo da una persona, ma da tutta la squadra e dal sostegno che riesci a dare. »

Magia dell’Interclub, dove delle sportive forgiate dall’individualità della loro pratica si ritrovano a fare squadra insieme e ad affrontare sfide inedite, contro giocatrici di altissimo spessore, come nientemeno che Timea Bacsinszky. Un’occasione unica, in cui trovare nuove risorse: «Mangiare e dividere lo spogliatoio con Timea ti fa quasi sentire più forte– spiega divertita Kim – Ti rendi conto che anche queste tenniste sono persone normali e fa impressione vederle lottare con grinta su ogni punto.» Susan non ha avuto l’occasione di giocarci contro, ma ha comunque affrontato tenniste di caratura internazionale, come l’italiana Georgia Brescia e la lussemburghese Mandy Minella: «Con Georgia è stato un risultato un po’ fasullo (ndr : 0-6, 3-6, il 2 agosto contro il Nyon), in tantissimi game siamo andate ai vantaggi. Però, vuoi per l’esperienza e per il tipo di gioco, alla fine li portava sempre a casa lei… Sicuramente è una sfida che mi è servita e mi servirà. Sono stata contenta della partita fatta in semifinale contro Minella: anche se ho perso, ho visto che non c’è troppa differenza tra me e lei. Ovviamente la strada è lunga, ma mi sentivo alla pari mentre giocavo. Davvero una bella sensazione.»

Chiusa la positiva esperienza 2018, una domanda si impone alle due ticinesi: le vedremo in campo pure l’anno prossimo, per tentare magari di raggiungere la finale? Pochi i dubbi per entrambe: «Sicuramente, se mi richiederanno di giocare l’anno prossimo, non dirò di no! – risponde Susan – È stata un’esperienza unica e terrò dentro di me ogni momento. E poi so che il Tennis Club Chiasso punta ad avere una squadra che sia sempre la stessa, da qui a diversi anni, quindi spero davvero di farne ancora parte l’anno prossimo e non solo.» Per la campionessa svizzera U18 del 2017, la risposta è analoga, pur restando i dubbi sulle condizioni fisiche: «Spero di giocare e di non essere solo in supporto da bordocampo.»

Vista l’intesa e il potenziale delle due giovani amiche, ci chiediamo se non sia immaginabile di vederle un giorno anche a difendere i colori di un ipotetico Team Ticino, sulla scorta dell’esperienza avviata in campo maschile proprio in questa stagione. «Chiaramente dovremmo scendere a un livello più basso – sottolinea Kim Fontana – ma sarebbe bello. Come già lo vivo nel Chiasso, rispetto alla mia esperienza in LNB nello Zofingen, rappresentare il posto da cui si viene è qualcosa di speciale e più personale. Giocare con persone che conosci da anni ti dà qualcosa in più, c’è più unione. Penso che possa contribuire a ottenere migliori risultati.» Pure Susan vede indubbiamente di buon occhio quanto creato in campo maschile, riconoscendo però i limiti di una versione al femminile: «Mi piacerebbe, ma sono consapevole che non è possibile. In Ticino, a giocare a livello internazionale, siamo solo io e Kim: come si può costruire una squadra femminile? Invece il Chiasso è riuscito a inserirci senza problemi, ed essendo l’unica squadra ticinese in NLA sono ancora più contenta di farne parte.»

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