Mattia Frigerio | www.rivistacorner.ch http://www.rivistacorner.ch Wed, 12 Jun 2019 15:02:46 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.0.4 http://www.rivistacorner.ch/wp-content/uploads/2016/09/cropped-144-01-150x150.png Mattia Frigerio | www.rivistacorner.ch http://www.rivistacorner.ch 32 32 NBA: Andre “Mr. Finals” Iguodala, X-Factor Warriors http://www.rivistacorner.ch/nba-andre-mr-finals-iguodala-x-factor-warriors/ Sun, 09 Jun 2019 15:00:43 +0000 http://www.rivistacorner.ch/?p=8291 Andre Iguodala non avrà forse la mano calda degli Splash Brothers, il killer instinct di Kevin Durant e nemmeno la faccia tosta di Draymond Green, tuttavia possiede il fattore X: quello dei campioni. Giocatore di una classe superiore, Iguodala palleggia per il campo manifestando un’intelligenza cestistica che in pochi oggigiorno possiedono. La sua visione, i […]

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Andre Iguodala non avrà forse la mano calda degli Splash Brothers, il killer instinct di Kevin Durant e nemmeno la faccia tosta di Draymond Green, tuttavia possiede il fattore X: quello dei campioni.

Giocatore di una classe superiore, Iguodala palleggia per il campo manifestando un’intelligenza cestistica che in pochi oggigiorno possiedono. La sua visione, i suoi passaggi telecomandati, i suoi contropiedi fulminei e la granitica difesa dal perimetro lo rendono un elemento imprescindibile per i Warriors.

Andre gioca a Oakland dalla stagione 2013 nel ruolo di guardia o ala piccola o a volte da ala grande: pur non essendo oltre i due metri di altezza, possiede un’apertura “alare” che gli permettere di compiere acrobatiche schiacciate e possenti stoppate.

Attenzione: Iggy non è titolare fisso. Nel corso delle ultime stagioni il suo apporto alla causa dei Warriors è pressoché sempre partito dalla panchina. Vi chiederete, come mai non reclama un posto da titolare?

La risposta è molto semplice: non ne ha bisogno. Iggy sa che, nonostante parta dalla panchina, giocherà buona parte del tempo poiché coach Kerr non può fare a meno del suo Mr. Finals e così i suoi compagni di reparto.

Iguodala riporta ordine senza usare i toni minacciosi del compagno Green, non ne ha bisogno: sa quanto vale e sa quanto il suo gioco migliori le prestazioni degli altri.

Non è sempre stato così: agli inizi della carriera militava nella città dell’amore eterno, Philadelphia, insieme a un certo Allen Iverson. Sin dal primo anno di matricola si impone come una delle migliori guardie in circolazione grazie alla sua versatilità e al suo dinamico atletismo.

Gioca per i 76ers per otto stagioni, dopodiché passa alla corte delle pepite di Denver. Il suo arrivo viene celebrato con entusiasmo, il quale purtroppo scema dopo solo una stagione: Iguodala spiazza tutti accasandosi alla corte di Oakland. Casa Warriors. Inizia l’era dei Golden State.

Sotto la guida di Coach Kerr, Iggy diventa il fattore determinante per conquistare nella stagione 2014-2015 il primo anello della storia degli Warriors. In quella stagione risulta talmente decisivo da guadagnare il titolo, con pieno merito, di MVP delle Finals.

L’anno successivo i Warriors devono arrendersi dinnanzi a un Lebron James in stato di grazia, tuttavia nelle seguenti due stagioni (2017,2018) ottengono il secondo e il terzo anello della loro storia (sempre contro i Cavs di Lebron).

Ad oggi, i Warriors si stanno giocando il quarto anello confrontandosi contro la compagine canadese dei Raptors guidati dal silenzioso quanto fenomenale Kawhi Leonard. La serie è complicata, Golden State è falcidiata dagli infortuni (Durant, Looney, Thompson) e tutto sembra giocare a loro sfavore.

Tuttavia Iguodala sta salendo in cattedra come al solito, prendendo per mano i suoi compagni con la classica dimestichezza. Riuscirà a portare a casa il quarto anello? Chi lo sa… in quel caso un altro titolo di MVP delle Finals non glielo toglierebbe nessuno.

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Serie A: la giostra per la Coppa http://www.rivistacorner.ch/serie-a-due-poltrone-per-sei-squadre/ Fri, 03 May 2019 09:45:13 +0000 http://www.rivistacorner.ch/?p=7854 Immaginiamo che la Serie A sia una terra lontana, una guerra ambientata in un mondo fantastico dove da otto anni regna una regina bianconera cinica e spietata. La Juventus, signora incontrastata di questa landa, guarda con spocchia le sue cosiddette rivali. Costoro non possono nemmeno avvicinarsi alla sua onnipotenza: 18 punti di distacco dalla seconda, […]

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Immaginiamo che la Serie A sia una terra lontana, una guerra ambientata in un mondo fantastico dove da otto anni regna una regina bianconera cinica e spietata. La Juventus, signora incontrastata di questa landa, guarda con spocchia le sue cosiddette rivali. Costoro non possono nemmeno avvicinarsi alla sua onnipotenza: 18 punti di distacco dalla seconda, 26 punti dalla terza (ahimè, la mia casata!), 29 dalla terza. Non continuo per non infierire.



La Vecchia Signora siede salda e annoiata sul trono, in attesa che qualcuno possa effettivamente un giorno minacciarla. Sarà per il prossimo anno? Sicuramente! O perlomeno, questo è quello che si dice da sette stagioni… poi che non accada è un altro discorso.

Sotto il trono della Vecchia Signora giace una poltroncina azzurra, affrescata dalle tonalità mediterranee e dalla vitalità dei signori di quelle dimore. Napoli la Bella prova da anni a scalzare la rivale torinese senza successo.

Anche l’arruolamento dell’esperto condottiero Ancelotti non ha prodotto alcun risultato. Si sperava nella Coppa Italia, poi nell’Europa League e invece niente: anche quest’anno nessun premio per i partenopei.

Se la sfida al dominio della Serie A era alquanto scontata, rendendo l’intera battaglia (38 partite) piuttosto fiacca, ben diverso è il tema riguardante il terzo e il quarto posto. Sissignori, mai come quest’anno la lotta per l’accesso all’Europa che conta (CL) è accattivante.

Da Milano, il Serpente nerazzurro soffia furibondo cercando di intimidire le pretendenti alle sue spalle. Certa (ne siamo certi?) di poter mantenere la terza posizione, la Beneamata capitanata da Luciano Spalletti l’Oratore spera di raggiungere per il secondo anno consecutivo la CL. Ce la farà? E se sì, sarà per merito suo o per la pochezza delle altre squadre? Ai posteri l’ardua sentenza.

Ma ecco, da Bergamo una sorpresa piacevole assai: la Dea risorta più bella che mai nelle ultime annate, pettinata e profumata, sbalordisce per il bel gioco e l’affiatamento di gruppo. Il Maestro Gasperini, acclamato dal popolo, si trova al quarto posto a soli 3 punti dal Serpente Milanese e con una finale di Coppa Italia da giocare (e perché no, da vincere!). Riuscirà nell’impresa?

Bene, queste sarebbero le quattro casate che al momento staccherebbero un biglietto per l’Alta Europa. Ma attenzione: la battaglia per il terzo e il quarto posto non è affatto conclusa.

Dalla capitale ringhia la Lupa: sembrava smarrita, ma da un paio di giornate sembra essersi ritrovata. Essa è inseguita dal Diavolo, il quale pare stanco e demotivato: il morso del Serpente suo cugino doveva essere avvelenato e lentamente sta rallentando la corsa.

Badate, dalla stessa città della Vecchia Signora rimbomba un baccano tremendo, il rumore di un passato fiero che vuole ritornare a farsi sentire: il Toro muggisce e corre a testa bassa seguendo i dettami di Capitan Mazzarri, un condottiero capace (forse troppo sottovalutato).

Ma non è finita qua: dalla capitale si leva in volo l’Aquila laziale. È acuto il suo grido dopo la delusione dello scorso anno: riusciranno i suoi artigli ad afferrare la preda senza lasciarsela sfuggire?

Intanto la Vecchia Signora osserva con sguardo di brace le sei contendenti azzannarsi alla gola. Ormai della Serie A è stufa, ben altri sono i suoi appetiti: per l’ennesimo anno ha dovuto rinunciare al più lauto banchetto a causa di un pretendente più spavaldo ed audace. Freme di rabbia la Signora, sarà vendetta il prossimo anno?

E quale futuro attende la Serie A? Chi siederà sui due scranni rimasti vuoti sotto gli occhi Bianconeri e gli occhi Azzurri?

Scrivete il vostro pronostico!

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Il Trono di Spade: l’importanza dello sport http://www.rivistacorner.ch/il-trono-di-spade-limportanza-dello-sport/ Mon, 08 Apr 2019 09:45:45 +0000 http://www.rivistacorner.ch/?p=7485 L’ultima stagione della fortunata seria televisiva Il Trono di Spade  sta per sbarcare in televisione: i numerosi fan sparsi in tutto il mondo fremono per l’attesa. Vi domanderete, cosa ci azzecca un articolo su Il Trono di Spade in una rivista prettamente sportiva?  Non è un tema fuori luogo? Direi proprio di no. Andiamo con […]

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L’ultima stagione della fortunata seria televisiva Il Trono di Spade  sta per sbarcare in televisione: i numerosi fan sparsi in tutto il mondo fremono per l’attesa.

Vi domanderete, cosa ci azzecca un articolo su Il Trono di Spade in una rivista prettamente sportiva?  Non è un tema fuori luogo? Direi proprio di no. Andiamo con ordine.

Ricapitoliamo brevemente gli eventi di questa affascinate saga. Il regno di Westeros è sotto il giogo del signore dei sette regni Re Robert di Casa Baratheon. L’inaspettata morte di Jon Arryn, Primo Cavaliere di Re Robert, fa sì che nella contraddittoria capitale chiamata “Approdo del Re” si rechi, per ordine del sovrano, il valoroso lord di Grande Inverno Eddard di Casa Stark.

Lord Eddard è obbligato da Robert a ricoprire il ruolo di Primo Cavaliere: così, però, Ed Stark approfitterà della sua posizione per indagare sulla misteriosa morte di Jon Arryn. Le sue indagini lo porteranno a una rivelazione sconcertante e a un destino tragico: da qui cominciano gli eventi principali della storia.

Ebbene, la saga si apre con Re Robert Baratheon sul trono di Westeros. Ma attenzione, l’autore (sia chiaro, si tratta di una saga letteraria prima che televisiva) G.R.R. Martin menziona in più di un’occasione gli eventi che hanno condotto il signore di Casa Baratheon sul trono di spade: questi nascono da un torneo cavalleresco, il Torneo di Harrenhal del 281 C.A.

Ho già scritto in un precedente articolo le caratteristiche di un torneo ai tempi medievali, ma è bene ricordarli: si trattava di grandi manifestazioni dove i nobili cavalieri (ricordo che solo i figli maschi di casate nobili potevano partecipare, non i popolani o i borghesi) sfilavano dinnanzi a una folla festante mostrando con orgoglio le araldiche e i le armature splendenti.

Dopo la sfilata, le competizioni erano suddivise in duelli con le spada a singolar tenzone, tiro con l’arco (attenzione, qui partecipavano in effetti i contadini e la gente comune che poteva permettersi un arco) e soprattutto la giostra: era questa la parte più attesa dal pubblico.

Lo spettacolo di due cavalieri che si lanciavano uno contro l’altro partendo a lancia in resta era terrificante: colossi corazzati in sella a destrieri pesantemente bardati. Vinceva chi disarcionava l’avversario.

Ebbene, nella saga di G.R.R. Martin il Torneo di Harrenhal è il prologo di tutti gli eventi successivamente narrati e ricordati dai personaggi che ne presero parte. Fra questi ci sono Re Robert e lord Eddard di Casa Stark.

La visione sportiva è fondamentale nel mondo di Martin. I cavalieri più abili dei Sette Regni devono la loro fama proprio alle loro gesta sportive, ai loro talenti, all’atletismo. Re Robert è sempre stato considerato un uomo molto forte, dalla prestanza fisica fuori dal comune messa in mostra nella grande mischia combattuta fra sette squadre di cavalieri.

Il torneo è suddiviso in sette giorni e in questo lasso di tempo vi sono, oltre la grande mischia e la giostra finale, una gara di tiro con l’arco, una gara di tiro con l’ascia, una corsa di cavalli e altri due eventi dedicati al canto e al teatro.

Alla conclusione della giostra il vincitore Principe Rhaegar Targaryen posa una corona di rose blu dell’inverno in grembo a Lyanna Stark, promessa sposa di Robert Baratheon.

Questo evento scatena dissapori e malumori che sfociano in seguito al ratto di Lyanna da parte di Rhaegar: da qui esplode la guerra civile in Westeros che porterà Robert sul trono di spada.

Ma non è tutto!

Alla nomina di Lord Eddard Stark come Primo Cavaliere del Re viene indetto il Torneo del Primo Cavaliere. Sono giorni di festa ottenebrati dalla costante indagine del lord di Grande Inverno. Durante questo torneo muore un cavaliere che forse sapeva qualcosa che poteva dare un indizio a lord Eddard.

Oltre a questo, l’intervento di Sandor Clegane (Il Mastino) in difesa di sir Loras Tyrell contro la Montagna Gregor Clegane ci permette di scoprire le caratteristiche positive di un personaggio (Il Mastino) sino a lì considerato semplicemente spaventoso per via del suo aspetto.

Possiamo quindi concludere che nella Saga del Trono di Spade la componente sportiva è molto presente: essa avvia gli eventi narrati e ci mostra le qualità dei personaggi più rilevanti all’interno della Saga.

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Internazionale Milano: sempre la solita pazza storia http://www.rivistacorner.ch/internazionale-milano-sempre-la-solita-pazza-storia/ Sun, 17 Feb 2019 10:30:16 +0000 http://www.rivistacorner.ch/?p=7173 Dal 2010 a questa parte, ogni inizio dell’anno rappresenta un momento di crisi allucinante in casa nerazzurra: giocatori scontenti, mister traballanti e società incompetente… come mai? Sono un tifoso nerazzurro dall’anno 2000 e amo profondamente i colori di questa maglia. Mi emozionavo a vedere giocatori come il mitico mancino di Alvaro Recoba, le fiammate del […]

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Dal 2010 a questa parte, ogni inizio dell’anno rappresenta un momento di crisi allucinante in casa nerazzurra: giocatori scontenti, mister traballanti e società incompetente… come mai?

Sono un tifoso nerazzurro dall’anno 2000 e amo profondamente i colori di questa maglia. Mi emozionavo a vedere giocatori come il mitico mancino di Alvaro Recoba, le fiammate del drago Stankovic, il risolutore dalla panchina Julio “El jardinero” Cruz, l’onnipotenza di Zlatan, l’eleganza di Sam Eto’o e le geometrie del mio preferito: Wes Snejder.

Avevo naturalmente profonda stima e rispetto del muro Walter Samuel, di Estaban Cuchu Cambiasso, dell’educazione di Javier Zanetti (ultimo vero capitano), il principe Milito (mattatore della finale di Madrid) e, negli ultimi anni, della perseveranza di Don Rodrigo Palacio.

L’immagine che ho dell’Inter è quella di giocatori che ci credevano nella maglia che indossavano. Credevano nel valore del club e nell’importanza di giocarsi il tutto per tutto a San Siro, uno fra gli stadi più imponenti e importanti dell’intero palinsesto europeo. ¨

È un’immagine che però rimane tale: oggi di quel sentimento, di quella voglia di lottare e di sudare e di sentire San Siro esplodere in un coro di applausi, quella voglia è scomparsa. Da 9 anni vedo giocatori trascinarsi lungo il campo così, tanto per fare: tanto lo stipendio a fine mese arriva, chissenefrega di giocare.

Il campionato italiano vede una sola grande squadra dotata di una rosa di top player in ogni reparto: la Juventus. Chi scuote il capo cercando scuse senza riflettere, è decisamente in errore. La Juventus domina incontrastata da 9 anni, senza lasciar niente a nessuno. Come mai? Tutto è dato da una società forte formata da regole ferree: non si sgarra, altrimenti sgabelli e multe.

Giusto così: per raggiungere l’eccellenza ci vogliono punti forti, punti decisi e precisi. Risolutezza, regole, precisione, fiducia in se stessi… caratteristiche totalmente assenti nel mondo a tinte nero blu.

La società milanese è composta da un organico che sulla carta (forse neanche quello) quest’estate doveva essere l’Anti-Juventus…rido per non piangere: tra affari di mercato sbagliati, gioco inesistente e giocatori più simili a autostoppisti sulle highways americane dell’Anti-Juventus non vi è assoluta traccia.

Per il mercato errato è d’obbligo citare l’affare Nainggolan-Zaniolo, il quale grida ancora vendetta. Tuttavia ritengo che nessuno fra noi tifosi avrebbe detto “NO” allo scambio. Teoricamente il belga era fra i centrocampisti top del campionato italiano mentre Zaniolo un autentico sconosciuto. L’errore è stato della dirigenza e dell’allenatore: uno non nasce fenomeno, lo diventa e il talento di Zaniolo andava visto e custodito. Ennesima “pirlata” nerazzurra tanto per intenderci.

Gioco inesistente. È facile criticare gli allenatori, è vero. Sono 9 anni che la panchina nerazzurra del post Mourinho è una giostra di nomi: Benitez, Leonardo, Gasperini, Ranieri, Stramaccioni, Mazzarri, Mancini, De Boer, Pioli, Vecchi e infine Spalletti. Nessuno fra loro è riuscito a creare un’ossatura, un benedetto schema, una parvenza di contropiede intelligente, uno stralcio di passaggio a centrocampo. Niente di niente.

Anche la gestione Spalletti pare essere giunta al suo termine e a giugno, con tutta probabilità, saluterà il club milanese. Noi tifosi lo possiamo ringraziare per aver riportato la squadra a giocarsi la CL dopo anni di assenza. Direi per poco altro: il gioco spettacolare visto a Roma Spalletti non lo ha portato a Milano. Si possono incolpare i giocatori scarsi? In parte sì, in parte no. Detto questo, quando Lucianone se ne andrà non credo verserò una singola lacrima.

Giocatori. La rosa dell’Inter è scarsa. Così tanto? No, così tanto no. Rispetto a una Juventus direi proprio di sì. Il problema del centrocampo è evidente da anni: la società non è riuscita ad acquistare giocatori che conoscessero il gioco del pallone o che, conoscendolo, continuassero a praticarlo anche nella società nerazzurra. A parte il dato di gioco, quello che mi fa imbestialire è la totale mancanza di appartenenza al club.

Sto parlando di individui come Ivan Perisic che già dopo la fotografia dal ritiro di Brunate (braccia incrociate e voglia di posare pari a  0) doveva essere spedito al miglior offerente (che a questo punto non c’è stato e non c’è ancora). Oppure mi riferisco a Danilo d’Ambrosio: un uomo spogliatoio (forse, dopo la frase «Abbiamo mollato» non sono così convinto), ma  di sicuro non è un giocatore che può fare il titolare all’Inter (senza rancore Danilo, io come terzino penso sempre a Maicon).

Veniamo all’attuale capitano…, mi correggo, all’attuale ex-capitano dell’Inter: Mauro Icardi. Un giocatore con tanti gol nei piedi, un vero centravanti d’area che dà il meglio di sé faccia a faccia con il portiere. Lui aspetta la palla e quando gli arriva la butta dentro. E l’ha buttata dentro tante volte. Non sono qui a giudicare il suo valore come giocatore: ritengo Maurito il miglior attaccante dell’Inter degli ultimi 6 anni. Tuttavia l’agente di Mauro (sua moglie Wanda Nara) ha, con la sua esuberanza social, spaccato lo spogliatoio e Mauro ne sta pagando le conseguenze (non essendo in grado di gestire la situazione).

Per anni la coppia Icardi -Nara ha fatto il bello e cattivo tempo all’interno della sede nerazzurra. Per anni ogni loro capriccio è stato accontentato viste le difficoltà della squadra e il desiderio di tenersi stretto il bomber argentino. Bene, la musica pare essere cambiata.

La società si è stancata di determinati atteggiamenti e comportamenti. L’arrivo di un ex dirigente juventino (guarda un po’, dai nostri acerrimi rivali – non mi duole nemmeno ammetterlo – abbiamo tanto da imparare) ha scosso l’ambiente milanese. A Perisic è stato detto che senza una valida offerta non si muoveva, a Nainggolan che si doveva dare una sonora calmata nel privato e a Icardi di smetterla di permettere alla consorte Wanda Nara di tirare la corda e sproloquiare nei talk show televisivi.

Sarà il campo a parlare per Perisic e Nainggolan (poi per me, se arrivano offerte adeguate, un super ciaone anche a voi due) mentre per Mauro Icardi non so. Dopo lo smacco della fascia ha deciso di non andare a Vienna e attualmente si vocifera di un problema fisico. Vero che sia, credo che la storia d’amore fra Icardi e l’Inter sia bella che conclusa. Peccato.

Quindi, ricapitolando, all’Inter la follia è data da una società debole, giocatori deboli (tecnicamente e caratterialmente) e allenatori fragili. Sarà così anche il prossimo anno? Da tifoso nerazzurro spero di no. Spero che dal prossimo anno vedrò in campo 11 guerrieri adoranti della maglia che portano e non mercenari con le valigie sulla porta di casa. Spero che il prossimo allenatore riesca a dare una sana identità di gioco.

Buon sano calcio a tutti, perché il calcio è bello se rimane calcio.

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DYK Chiasso: il ritorno della squadra con le felpe rosse http://www.rivistacorner.ch/dyk-chiasso-il-ritorno-della-squadra-con-le-felpe-rosse/ Mon, 21 Jan 2019 10:45:34 +0000 http://www.rivistacorner.ch/?p=7012 Il judo è uno sport individuale, una disciplina di combattimento dove i due contendenti alla vittoria si affrontano a “singolar tenzone”: il vincente supera il turno, il perdente cade. Tutto qui? No, in realtà c’è di più: il judo è una competizione di combattimento che presenta anche la lotta a squadre. Non pensate che dieci […]

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Il judo è uno sport individuale, una disciplina di combattimento dove i due contendenti alla vittoria si affrontano a “singolar tenzone”: il vincente supera il turno, il perdente cade. Tutto qui?

No, in realtà c’è di più: il judo è una competizione di combattimento che presenta anche la lotta a squadre. Non pensate che dieci persone combattano contemporaneamente sulla medesima materassina: è poco realizzabile e creerebbe unicamente una grande confusione.

Da diversi anni i campionati del mondo individuali si chiudono con la sfida a squadre. In origine, le competizioni opponevano formazioni maschili e formazioni femminili separatamente. Da due anni le squadre che si sfidano sono miste: composte da tre femmine e tre maschi (divisi in pesi leggeri, medi e pesanti).

La nazione vincitrice in questa nuova formula che verrà introdotta anche alle Olimpiadi di Tokyo 2020 è stata il Giappone.

In Svizzera da molti anni si organizza il campionato nazionale a squadre. Al campionato 2019 sono iscritti ben 50 team maschili e 13 femminili; non è ancora stata introdotta la formula mista applicata a livello internazionale.

Il campionato prevede la Lega Nazionale A (LNA), Lega Nazionale B (LNB, solo per i maschi) e le Leghe Regionali (I e II lega per i maschi, le ragazze hanno un’unica lega).

Ad eccezione della Lega A, le squadre maschili scendono in campo a cinque categorie di peso: -66kg, -73kg, -81kg, -90kg, +90kg.

Nel campionato 2018 vittoriosi sono stati il JJJC Brugg 1 per la competizione maschile e il JT Cortaillod-NE per la competizione femminile. Nel 2019 nessuna squadra ticinese combatterà in LNA e nemmeno nella LNB, il Judo Team Ticino maschile sarà impegnato nel campionato di prima lega mentre la squadra delle Ticino Girls nella lega regionale femminile.

Da quest’anno il DYK Chiasso ritorna a schierare una propria formazione dopo 5 anni d’assenza dai tatami nel 2014 a seguito di infortuni, delle scelte di vita dei combattenti e dei cambiamenti di rotta presi all’interno della società sportiva si era infatti deciso di rinunciare a queste competizioni.

Possiamo dire con orgoglio che oggi i nostri ragazzi sono cresciuti e, con onesta volontà, hanno raccolto l’impegno di combattere per la società chiassese. Sanno di avere una grossa responsabilità: combattendo a squadre si mette da parte l’egoismo scegliendo di duellare per qualcosa di più importante, il gruppo.

Il DYK ripartirà dai bassifondi del campionato, la seconda lega regionale, cercando di risalire la china con calma e perseveranza. Ai nostri judoka non è stato chiesto di vincere il campionato, ma di dimostrare impegno e attaccamento ai colori sociali.

Manrico Frigerio, precedente capitano dell’ultimo ciclo della squadra, ha assunto il ruolo di responsabile-coach della formazione di casa: la sua grande esperienza e i suoi preziosi consigli saranno a disposizione delle giovane leve.

La formazione prevede i “canterani” Davide Savoldelli, Nevò Mirzai, Eric Blatter, Aros Rosa, Christian Eduard, Mirto Regazzoni, Niccolò Monté Rizzi, Gioele Donato e Joel Deriu. A loro si aggiungono i veterani Manrico Frigerio, Mattia Frigerio, Mauro Ciresa, Andrea Collovà e Matteo Vizzardi.

Lo scopo non è quello di far combattere le “vecchie glorie”: si vuole far crescere un nuovo gruppo affiatato e armonioso come è stato in passato.

Detto questo non mi rimane che augurare un grosso in bocca al drago a tutti i combattenti ticinesi !

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Il primo fra gli ultimi dei playmaker puri http://www.rivistacorner.ch/il-primo-fra-gli-ultimi-dei-playmaker-puri/ Thu, 13 Dec 2018 09:44:52 +0000 http://www.rivistacorner.ch/?p=6841 Di lui si ricordano i passaggi spettacolari: un assist man simile al leggendario John Stockton degli Utah Jazz degli anni ’90. Nel 2013 raggiunge quota 10000 assist, quinto di sempre nella storia della NBA. Ha appeso scarpette al chiodo da circa 3 anni dopo aver indossato dal 2012 al 2015 la divisa gialloviola del rivale […]

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Di lui si ricordano i passaggi spettacolari: un assist man simile al leggendario John Stockton degli Utah Jazz degli anni ’90.

Nel 2013 raggiunge quota 10000 assist, quinto di sempre nella storia della NBA.

Ha appeso scarpette al chiodo da circa 3 anni dopo aver indossato dal 2012 al 2015 la divisa gialloviola del rivale Kobe “Black Mamba” Bryant alla ricerca dell’agognato anello: non lo vincerà mai.

Nel suo ultimo triennio è stato l’ombra del giocatore sensazionale visto alla corte dei Phoenix Suns, squadra che ha condotto da vero generale in campo per 8 magnifiche stagioni, conquistando 2 MVP consecutivi: visione di gioco fuori dall’ordinario, mani fatate, leader carismatico.

Stiamo parlando di Steve Nash: un pittore della pallacanestro, uno di quei giocatori leggendari che quando calcano le scene sembrano fermare il tempo. Dotato di una classe innata, Nash ha incarnato l’essenza del playmaker puro: Maestro del palleggio e Signore del passaggio.

 

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Campionati Svizzeri Judo: judoka ticinesi a San Gallo http://www.rivistacorner.ch/campionati-svizzeri-judo-judoka-ticinesi-a-san-gallo/ Mon, 19 Nov 2018 10:45:22 +0000 http://www.rivistacorner.ch/?p=6716 I Campionati Svizzeri di Judo si sono conclusi questo fine settimana. La competizione si è svolta tra sabato e domenica all’ombra del magnifico centro cittadino della bella San Gallo. I migliori judoka della Confederazione si sono riuniti sui tatami disposti nell’ampio e spazioso Athletik Zentrum per determinare chi fra loro, suddivisi per categorie di età […]

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I Campionati Svizzeri di Judo si sono conclusi questo fine settimana. La competizione si è svolta tra sabato e domenica all’ombra del magnifico centro cittadino della bella San Gallo.

I migliori judoka della Confederazione si sono riuniti sui tatami disposti nell’ampio e spazioso Athletik Zentrum per determinare chi fra loro, suddivisi per categorie di età e di peso, avrebbe successivamente ornato il collo con la medaglia del metallo più nobile: oro.

Due giorni di combattimenti, di proiezioni e conseguenti cadute, di strangolamenti e leve al suolo: due giorni da guerrieri, ma sempre nel rispetto degli altri. Il rispetto, l’educazione e la disciplina sono alla base del judo: senza questi tre ingredienti, non ha senso indossare un judogi e spacciarsi per atleti.

Increscioso a mio avviso il comportamento supponente di alcune società judoistiche, consce di ricevere un trattamento privilegiato da parte dei direttori di gara. Purtroppo il judo negli ambienti di gara perde quell’anima marziale che dovrebbe contraddistinguerlo: proteste, insulti e scene da baraccone macchiano d’occidentale quello che dovrebbe essere sempre un bel “kimono giapponese”.

Anche il Ticino ha risposto presente all’adunata per San Gallo. Giovani ragazzi e ragazze si sono presentate in cerca di gloria e fortuna, armati di coraggio e determinazione. Io ero presente con i miei atleti del DYK Chiasso il sabato: su cinque cadetti, due – Davide Savoldelli e Aros Rosa –  hanno strappato un medaglia di bronzo classificandosi al terzo posto nella categoria +81 kg cadetti.

Nella stessa fascia di età una menzione particolare voglio farla sia a Martin Motta (atleta del Judo Budo Bellinzona), il quale è riuscito a ottenere un brillante terzo posto nei -73 kg, sia a Christian Eduard.

Christian era al suo primo anno nei  CS: ha combattuto con determinazione venendo infine sconfitto nella finalina per il terzo posto al termine di un discutibile ammonimento al golden score. Il judo ha insegnato a noi del DYK a non protestare o contestare le decisioni arbitrali: un bravo a Christian, il prossimo anno ci vendicheremo.

Sabato si sono combattute le categorie dei cadetti (Under 18), gli élite (maschi e femmine) e i master (maschi e femmine). Gli adulti sono composti dagli atleti svizzeri più forti e il podio finale solitamente è formato da coloro che hanno scelto di intraprendere una carriera judoistica da professionisti.

Nella categoria dei pesi massimi élite ha trionfato il ventunenne Otto Imala, atleta cresciuto judoisticamente presso il DYK Chiasso dove ha mosso i suoi primi passi. Da due anni a questa parte, Otto ha intrapreso una carriera da professionista:  fa parte del gruppo della nazionale Svizzera con il quale ha svolto diverse tornei internazionali ottenendo importanti medaglie.

Attualmente Otto ha cominciato il Servizio Militare nella funzione di sportivo di élite presso Macolin: questo ragazzo è un esempio positivo per tutti coloro che desiderano ottenere dei risultati sportivi e, soprattutto, un orgoglio per noi chiassesi del Do Yu Kai.

Concludo segnalando tutte le medaglie podi ottenute dalla compagine ticinese:

  • Nice Ceresa, Judo Kwai Muralto, -52 kg élite, seconda classificata.
  • Fabiana Kündig, Club Difesa Personale S. Antonino, – 48 kg juniores e élite, terza classificata.
  • Michele Citriniti, Judo Budo Club Bellinzona, +90 kg juniores, terzo classificato.
  • Martin Motta, Judo Budo Club Bellinzona, -73 kg cadetti, terzo classificato.
  • Aros Rosa, Do Yu Kai Chiasso, +81 kg cadetti, terzo classificato.
  • Davide Savoldelli, Do Yu Kai Chiasso, +81 kg, terzo classificato.

                                                                             Buon judo a tutti!

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Coppa Malcantone: triplete Do Yu Kai Chiasso http://www.rivistacorner.ch/coppa-malcantone-triplete-do-yu-kai-chiasso/ Mon, 15 Oct 2018 09:45:56 +0000 http://www.rivistacorner.ch/?p=6542 Il Do Yu Kai Chiasso s’impone vittoriosamente per la terza volta consecutiva al torneo di Caslano vincendo la Coppa Malcantone: è triplete. Lo so, il termine si addice maggiormente all’ambiente calcistico. Tuttavia l’emozione e la gioia sono tante: negli ultimi anni soltanto società italiane erano riuscite ad alzare la Coppa Malcantone. La compagine chiassese ha […]

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Il Do Yu Kai Chiasso s’impone vittoriosamente per la terza volta consecutiva al torneo di Caslano vincendo la Coppa Malcantone: è triplete.

Lo so, il termine si addice maggiormente all’ambiente calcistico. Tuttavia l’emozione e la gioia sono tante: negli ultimi anni soltanto società italiane erano riuscite ad alzare la Coppa Malcantone. La compagine chiassese ha messo fine al dominio azzurro.

La Coppa Malcantone è una tappa obbligatorio per i judoka delle società sportive nostrane. Ragazzi, ragazze, bambini e bambine che vogliono avvicinarsi alla pratica del judo agonistico trovano nel torneo di Caslano un’opportunità più che abbordabile.

Il torneo è organizzato dal Judo Club Ceresio Caslano da ormai più di vent’anni. L’attuale presidente del club, Giovanni Radaelli, è riuscito ancora una volta a orchestrare una manifestazione molto cara a chi, come il sottoscritto, è un ticinese malinconicamente attaccato alle tradizioni.

Perché la Coppa Malcantone è una tradizione del judo ticinese. La maggior parte dei judoka che hanno praticato o che stanno ancora praticando sono passati per quelle quattro pareti strette, dove l’aria si appesantisce in fretta e ci si scorda dell’esistenza dell’ossigeno.

Perché la Coppa Malcantone richiama attorno a sé le più prestigiose società nostrane: Chiasso, Bellinzona, Biasca Lugano, Bedano, Caslano, Locarno e non solo! Da Luino, da Como e da Varese e Segrate arrivano ragazzi pronti a misurarsi fra loro nel rispetto della disciplina marziale.

Ammetto che con il trascorre degli anni l’affluenza è di molto diminuita. Quando ancora combattevo e – teoricamente – ero sano, c’erano molti più avversari e molte più società partecipanti all’evento.

Sì, perché non si tratta unicamente di un torneo sportivo: è un evento che raduna il judo ticinese.

Ci si ritrova ogni anno un po’ più differenti: qualcuno ha messo su un po’ di pancetta, altri hanno perso i capelli e alcuni si sono sposati.

È un giorno felice: stancante, impegnativo, ma sempre felice.

Quest’anno il Do Yu Kai Chiasso è riuscito a conquistare nuovamente il gradino più alto del podio. A questo torneo i risultati dei singoli (oro, argento e bronzo nelle rispettive categorie) delle società sportive, danno una somma di punti.

Al termine del torneo chi possiede il punteggio più alto si aggiudica il primo posto e la Coppa Ceresio. Questa se vinta per tre volte consecutive appartiene di diritto alla società vincitrice.

Ed è proprio quello che è accaduto domenica 14 ottobre: il Do Yu Kai Chiasso ce l’ha fatta!

Un grazie a tutti i ragazzi e le ragazze che si sono prodigati per ottenere questo risultato importante per la storia della società chiassese. In particolare sottolineo i belli ippon del giovanissimo Misha Cadei e dell’esplosivo Leonardo Barbero: bravi!

Ringrazio lo staff tecnico, il presidente e i genitori presenti a bordo tatami: una società forte è forte nel numero e non nel singolo.

Infine ringrazio il judo, il quale, ovunque io vada, mi ricorda che appartengo a questo magico mondo.

 

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Sportissima: il richiamo degli sport http://www.rivistacorner.ch/sportissima-il-richiamo-degli-sport/ Thu, 13 Sep 2018 09:45:44 +0000 http://www.rivistacorner.ch/?p=6377 Sport, sport e ancora sport! Ecco cosa ha caratterizzato il fine settimana appena trascorso: intenso e ricco di emozioni. In Ticino domenica 9 settembre si è svolta la manifestazione nota come Sportissima. Per quei pochi che non la conoscono, si tratta di un evento nel quale molti dei nostri comuni nostrani partecipano grazie alla presenza […]

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Sport, sport e ancora sport! Ecco cosa ha caratterizzato il fine settimana appena trascorso: intenso e ricco di emozioni.

In Ticino domenica 9 settembre si è svolta la manifestazione nota come Sportissima. Per quei pochi che non la conoscono, si tratta di un evento nel quale molti dei nostri comuni nostrani partecipano grazie alla presenza e proficua partecipazione delle società sportive: calcio, ginnastica, pallavolo, hockey, judo, eccetera.

È un bel momento di ritrovo sia per gli esponenti sportivi del cantone, ma anche per le famiglie le quali possono sfruttare al meglio questa “festa salutare” facendo provare ai figlioletti o ai nipotini uno degli sport presenti alla manifestazione.

Le società si suddividono in diverse postazioni provviste dei loro dépliant (programma dei corsi, orari e insegnanti) e dei loro gadget (cappellini, adesivi, borse, magliette, sciarpe e pantaloncini). Gli appartenenti alle società rivolgono i loro sorrisi più convincenti per attrarre i curiosi passanti ad assaggiare la propria disciplina.

Noi del judo siamo soliti tappezzare l’asfalto che ci è concesso con qualche nostro tatami verde o rosso che sia. Uno fra noi indossa (quello che una volta una mia vecchia conoscenza ha chiamato accappatoio) il judogi e attende cercando di persuadere le famiglie transitanti a provare una caduta o una tecnica insieme a lui.

Ci è capitata in più di un’occasione che arrivasse uno dei classici fenomeni che già fatto arti marziali, che già sanno come si combatte e che quindi vogliono sfidarci lì in quel preciso momento scambiando un luogo di festa per un ring di lotta. Sportissima è una festa e un divertimento: costoro dovrebbero ricordarselo.

È un inno allo sport, un’opportunità alle diverse compagini sportive di farsi ammirare, di mostrarsi dinnanzi al popolo ticinese. Domenica è pure stata una bellissima giornata di sole: la fortuna è stata dalla nostra parte.

Insomma, nostra è sbagliato perché il sottoscritto non ha potuto che transitare per pochi minuti alla postazione del judo in Piazza Indipendenza a Chiasso. Già, io quest’anno non ho partecipato alla manifestazione. Come mai?

Semplice: ero impegnato da sabato mattina a domenica tardo pomeriggio a svolgere un corso di aggiornamento Gioventù e Sport per insegnare ai bambini a Bellinzona. Due giorni all’insegna dell’apprendimento su come allenare e quale linguaggio usare con i fanciulli fra i 5 e i 10 anni.

Nonostante io – lo ammetto, purtroppo è così – sia una persona piuttosto critica, ho trovato piuttosto utile ed interessante gli argomenti relativi alla parte teorica: le spiegazioni, i modi di approcciarsi al fanciullo, la programmazione degli allenamenti, eccetera.

Questo è stato il lato positivo insieme al gruppo di monitori incontrati in loco e ai due abbondanti pranzi presso il centro sportivo.

Meno interessante è stata a mio avviso la pratica: a più riprese mi è sembrato di far parte di un gruppo di aspiranti insegnanti di ginnastica per le scolaresche. Questa sensazione l’ho condivisa con diversi miei compagni di corso i quali, come me, per la maggior parte dei casi nella vita fanno tutt’altro.

Facendo un rapido bilancio direi che in parte sono soddisfatto: ho ottenuto il brevetto per insegnare ai fanciulli fra i 5 e i 10 anni, ho incontrato persone molto simpatiche e ho mangiato dell’ottimo cibo.

Peccato aver saltato Sportissima insieme al mio club, sarà per il prossimo anno!

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Estate: il judo e l’allenamento estivo. Riposo eccessivo? http://www.rivistacorner.ch/estate-il-judo-e-lallenamento-estivo-riposo-eccessivo/ Mon, 06 Aug 2018 09:30:45 +0000 http://www.rivistacorner.ch/?p=6139 L’allenamento durante l’estate è un tema piuttosto delicato per quanto riguarda la disciplina che rappresento, il judo. Il mio articolo non vuole essere polemico, vuole semplicemente mettere sulla carta alcuni dati. L’allenamento è costanza, continuità e voglia di migliorare. Senza una buona pratica, nemmeno il più talentuoso fra i fenomeni può ottenere grandi e brillanti […]

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L’allenamento durante l’estate è un tema piuttosto delicato per quanto riguarda la disciplina che rappresento, il judo. Il mio articolo non vuole essere polemico, vuole semplicemente mettere sulla carta alcuni dati.

L’allenamento è costanza, continuità e voglia di migliorare. Senza una buona pratica, nemmeno il più talentuoso fra i fenomeni può ottenere grandi e brillanti risultati. Ogni sport ha la sua componente d’allenamento essenziale.

Mi viene da ridere a pensare a quei genitori che, al termine del calendario scolastico, con un sorriso e una stretta di mano poco convinta dichiarano che i ragazzi – i loro figli –  si prenderanno una meritata vacanza dallo sport: «Ci rivediamo a settembre!»

Vacanza è una parola che viene dal latino vacantia, dal verbo vacare  ossia “essere esenti da un’occupazione”. Durante le vacanze si ha tempo libero a disposizione per fare qualcosa. Bisogna sì riposare, recuperare le forze e tranquillizzare i pensieri.

Tuttavia c’è una netta differenza che separa l’azione del riposare e l’azione del “larvare”. Sì, perché è questo l’atto più comune durante il periodo estivo: ragazzi e ragazze larvano. Cosa significa? Significa che riposano ben oltre il tempo necessario andando a sprecare mesi liberi combinando niente.

Così li ritroviamo in giro un po’ di qua e un po’ di là, in balia degli eventi senza una meta ben definita. Concordo sul fatto che sia divertente lasciarsi sorprendere, evitare di pianificare troppo. Ciononostante sono contrario al perseverante agire pigro e indolente.

La società sportiva per la quale insegno, il Do Yu Kai Chiasso, segue la mia stessa linea di pensiero. Giustamente i ragazzi devono riposarsi e riprendersi dalle fatiche dell’anno scolastico. Eppure, noi di Chiasso, riteniamo che un’intera estate trascorsa a sorseggiare tè freddo sul divano o in piscina sia sprecata.

Per tale motivo a giugno abbiamo organizzato il consueto stage polisportivo alla magnifica sede della Perfetta di Arzo: cinque giorni all’insegna del judo sia nell’allenamento sia nelle attività ricreative. Il tema quest’anno era il Giappone dall’età feudale al Rinnovamento Meji e, contemporaneamente, la storia del Judo.

Arzo è uno stage che si addice alla formazione di un gruppo solido: si sta insieme, ci si allena e si crea quella chimica e quell’armonia necessaria affinché una società sportiva possa contare su un valido numero di componenti: gli allenamenti non sono impegnativi e vanno bene sia per i più grandi sia per i più piccini.

Per i giovanotti che hanno ambizioni agonistiche, abbiamo proposto nuovamente il bello stage di Cesenatico. Due settimane, una per gli scolari e una per i cadetti: qui gli allenamenti sono intensi, s’incontrano judoka da tutta Italia e non solo. È un bel banco di prova.

Le offerte per fare qualcosa durante la soleggiata estate ticinese ce ne sono come leggete. Inoltre , se qualcuno è troppo pigro per scrostarsi dal vecchio e caro Mendrisiotto, il Do Yu Kai non ti abbandona mai: per tutto il mese di luglio abbiamo offerto due allenamenti a settimana direttamente nella nostra bella e torrida palestra di legno.

Le attività ci sono, i luoghi per allenarsi pure. Cosa manca? Manca la voglia e la partecipazione. C’è troppa pigrizia e questo non va affatto bene. Cessare gli allenamenti per quasi tre mesi filati, porta inevitabilmente a una regressione. Il judo, come il calcio, la pallacanestro, il nuoto e qualsiasi altra disciplina ha bisogno di continuità.

Se ogni estate la si trascorre “larvando” placidamente, al ritorno dalle vacanze il presunto sportivo sarà fiacco e disabituato ad allenarsi. È così per tutto: sport, lavoro, studio. Continuità è la parola chiave.

Così il mio augurio è il seguente: riposate, divertitivi, ma non sprecate la libertà che vi offre l’estate.

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