Quando si dice “una scena da film” si pensa subito a qualcosa di surreale, magico, e quasi sempre irrealizzabile. Questa è la sensazione che si prova guardando il film del 1992 “The mighty ducks” (nella versione italiana: Stoffa da campioni) diretto da Stephen Herek.

Un film un po’ irreale e un po’ fiabesco, con il tanto atteso happy ending. Ma c’è di più. Dal grande schermo approda nel mondo reale, con la creazione di una squadra di hockey: the Anaheim ducks (le anatre di Anaheim), in California.
Un film targato Walt Disney, nato come indagine di mercato, e ritrovatosi in pochi mesi quale progetto concreto e realizzabile, con un ampio supporto da parte del pubblico.


Il film

Il film si svolge in Minnesota, dove un avvocato di successo, Gordon Bombay (interpretato da Emilio Estevez), di ritorno dai festeggiamenti per aver vinto l’ennesimo caso, viene fermato per guida in stato di ebbrezza e condannato a 500 ore di servizio alla comunità.

Visto il suo passato da promettente giocatore di hockey, viene assegnato ad una squadra di hockey giovanile, quale allenatore.
Coach Bombay prova sentimenti contrastanti per questo sport. La sua breve carriera da giocatore di hockey infatti, fu prematuramente interrotta a causa di un rigore sbagliato durante una finale dei campionati giovanili. Bombay si troverà quindi a lottare con i suoi demoni del passato e con i problemi del presente.

Come è giusto che sia, la storia parte in salita, tra malcontenti, incomprensioni, ragazzini scalmanati e non particolarmente talentuosi. Proprio su queste basi comincia il lavoro di Gordon Bombay. Lentamente i tasselli si incastrano, il percorso si spiana, e l’allenatore assume il ruolo mentore nello spogliatoio, come nella vita di questi ragazzi.

La trama evolve, il film si spinge oltre alle pure tattiche di gioco e agli schemi, mettendo in primo piano i valori della vita. Valori quali il rispetto, l’impegno, il senso di appartenenza alla squadra e soprattutto il credere nei propri sogni, diventano il fulcro della storia.

Inutile dire che, come gli spettatori, anche Bombay si affeziona alla squadra, tanto da farsi licenziare dallo studio legale, per tenere fede ai suoi valori.
No signore, non ho detto che ritiro la mia protesta” – “Che cosa?” – “Signor Ducksworth, lei voleva che imparassi a giocare pulito, a far parte di una squadra, e io forse non avrò ancora imparato niente ma mi ricordo una cosa che disse mio padre: una squadra non deve servire solo per vincere… è qualcosa a cui appartieni, qualcosa che ami, qualcosa che devi guadagnarti, e io non li tradisco quei ragazzi”.

Dall’immaginazione alla realtà…

Nel 1993, dopo il successo del film, la Walt Disney fondò la squadra delle anatre che rimase di proprietà dell’azienda fino al 2005. Lo stadio dove la squadra debuttò in NHL si chiamava The Pond (lo stagno) ed era situato non lontano dal parco divertimenti Disneyland di Anaheim.
A ridosso dell’inizio della prima partita casalinga delle Ducks of Anaheim, Disney organizzò una sorta di “Disney on ice” per presentare la squadra. Un’introduzione di una ventina di minuti costata quasi mezzo milione di franchi; sul ghiaccio musica, balli e canti e sugli spalti un forte “quack quack.
Nel 2006, il gruppo Honda, comprò il nome dello stadio, e lo stagno diventò così Honda Center.

Dopo la creazione della squadra, la Disney produsse altri due film per completare la trilogia: Piccoli grandi eroi e Una squadra a tutto ghiaccio.

Happy ending disneyano

Come quasi ogni film della Disney, l’happy ending è d’obbligo. Senza svelare i termini di questo finale felice, questa trilogia è un must see per i sognatori e gli amanti dell’hockey su ghiaccio.

Anche nella piccola realtà dell’hockey svizzero c’è sicuramente spazio per sognare. Basti pensare ad alcune squadre di montagna, partite dal nulla, che ancora oggi combattono e continuano a credere nei propri sogni, perché si sa, a volte… si avverano.