La nazionale spagnola ha segnato gli anni duemila grazie al suo calcio innovativo. È riuscita nell’ardua impresa di conciliare la bellezza del gioco con l’efficacia ed è qualcosa che accade raramente. Eppure l’opinione pubblica si divide in convinti innamorati e sostenitori di quel palleggio sempre tranquillo e chi invece definisce quella fitta rete di passaggi fine a se stessa e anche un po’ noiosa.
Le furie rosse sono arrivati all’affermazione di questa filosofia dopo un lungo processo di formazione iniziato con Aragonés, incentivato e foraggiato da Guardiola e affermato in nazionale da Del Bosque e ora, dopo quattro anni di diciamo così decadimento, le speranze sono riposte in Julen Lopetegui. È realmente difficile non apprezzare undici giocatori dal tasso tecnico elevatissimo, sempre consapevoli e sicuri ma soprattutto fedeli ad un calcio pulito, a prescindere da chi si trova davanti. Perché se volessimo proprio trovare un difetto alla filosofia calcistica spagnola, che è stata la loro condanna ma nel contempo un motivo in più per amarla: è stato il non riuscire a sconfiggere chi aveva trovato l’antidoto contro il loro gioco.
Nell’ultima edizione, da campioni in carica, si dovettero arrendere addirittura alla fase a gironi; battuti dai colpi di un’Olanda comandata dal meticoloso Van Gaal e il brillante Cile di Sampaoli. Quest’ultima in Russia non ci sarà ma vedrà il suo ex allenatore riporre le sue speranze in Messi, che gli iberici conoscono molto bene, e provare a portare la Coppa in Argentina.
Prima dell’avvento di Del Bosque, campione del mondo in Sudafrica, la Spagna era la nazionale degli eterni incompiuti. Raúl, Santillana, Butragueño, Zamora sono solo quattro dei campioni che hanno vestito la maglia rossa ma senza conoscere l’efficacia, possessori solo di bellezza. Quanta bellezza che si fermò non più lontano dei quarti di finale, quanti giocatori finiti nell’oblio mondiale con la pecca di non riuscire ad imporsi quando realmente conta.
Esclusa la rassegna iridata, per vedere un piazzamento all’altezza del reale valore della Spagna bisogna andare indietro fino al 1950 quando vi era addirittura una formula diversa da quella a cui siamo abituati. La fase finale consisteva in un girone a quattro squadre, in cui gli iberici arrivarono ultimi e quindi quarti e l’ultima partita di quel mondiale, la sconfitta per 6-1 contro il Brasile, che con un harakiri calcistico perse in finale contro l’Uruguay, è tutt’oggi la peggior sconfitta ad una fase finale di un mondiale.
Il bilancio è quasi sempre stato inferiore alle aspettative ma la Spagna è riuscita successivamente ad invertire la rotta e dopo aver vinto due europei e un mondiale, è ancora oggi fiera portavoce di un calcio imitato in quasi tutte le scuole calcio del mondo, protagonista orgogliosa di detti come “giocano come il Barcellona” e sostenitrice di una dottrina che afferma che conseguire un titolo, riuscendo anche ad essere belli, sia il modo migliore per essere ricordati

LA STELLA:
Abbiamo citato il bel gioco e il Barcellona, e come giocatore più talentuoso, fiore all’occhiello di un roster formato da campioni, vorrei citare il più fantasioso tra i pragmatici è sempre concreti bianchi del Real Madrid: Isco.
Spesso protagonista di alti e bassi, criticati dagli addetti ai lavori, il fantasista del Real riveste un ruolo fondamentale nello scacchiere di Lopetegui. Libero di variare per tutto il fronte offensivo e dare sfogo a tutta la sua inventiva sarà tanto utile per le scorribande del laterali e gli inserimenti delle mezzali, quanto in rifinitura per gli attaccanti. In giornata di grazia (una di queste partite fu al Bernabeu, contro l’Italia nelle qualificazioni) dimostra di salire in cattedra come nessuno e dettare leggi a suon di suola, chiedere a Verratti per conferma.

BOOKMAKERS:
Aldilà di quote, scommesse e opinioni, è senza dubbio insieme a Germania e Brasile, una delle grandissime favorite per la vittoria finale.
L’unico spauracchio nel girone può essere il Portogallo campione d’Europa ma la Spagna potrebbe agevolmente qualificarsi agli ottavi come prima della classe. Lì il cammino potrebbe riservarle i padroni di casa prima e in caso di incroci già potenzialmente scritti, in semifinale il remake del 2010 contro la Germania. Nel caso fosse così si tratterà di una finale anticipata, non ci sarà Puyol con il suo testone a deciderla ma da lì, chi uscirà vincitore, potrebbe davvero arrivare alla finale con una consapevolezza differente.