Nell’abbraccio commosso delle Finals 2014, fra Kawhi Leonard e Gregg Popovich, dopo la vittoria del titolo contro Miami, tutti abbiamo letto un futuro già scritto, come in una favola a lieto fine. L’inesorabile tramonto del glorioso triumvirato Duncan-Ginobili-Parker sarebbe stato accompagnato dall’alba di un nuovo ciclo degli Spurs, al sicuro nella grandi mani del numero 2, pupillo di Popovich. Una leadership che avrebbe visto come elemento di continuità quello che è un tratto distintivo degli Speroni: il silenzio. Un silenzio tradizionalmente interrotto dai monosillabi di Timmy e quelli di Coach Popovich.

 

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A poco più di 4 anni da quel designato passaggio di consegne, ci ritroviamo in un universo talmente lontano e capovolto, da perdere i collegamenti con quella gioiosa notte d’estate. La stagione 2017-2018 e le relative nove presenze di Leonard in regular season, hanno definitivamente fatto calare la notte nel rapporto fra Kawhi e San Antonio. E nel silenzio della città texana, si sono insinuati dei bisbigli. Il botta e risposta, mai diretto e sempre ovattato, fra le parti ha messo sul tavolo il confronto fra lo staff dell’MVP delle Finals 2014 e quello dei texani. L’argomento, sempre quello: l’infortunio di Leonard. Poche dichiarazioni ufficiali, molte ipotesi e una conclusione tanto prevista quanto sorprendente. Kawhi viene spedito il più lontano possibile dalla desiderata Los Angeles in uno scambio che porta DeRozan in grigionero.

Le prime foto (segnaletiche) di Kawhi in Canada

Il gioco dei silenzi fra le parti continua nel preseason, ma i dubbi sulle condizioni fisiche di Leonard crollano all’inizio della regular season che vede Leonard tornare sui ritmi pre-Pachulia, conducendo i canadesi sulla vetta della Eastern Conference con una media di 24.7 punti a partita. Eppure dal Texas nessuna rivendicazione sulla salute dell’ex numero 2. Nessuna dichiarazione di Coach Popovich. Fino a due giorni fa.

Nel pre-partita della sfida ai Bucks, Gregg Popovich torna a parlare di Leonard. Gli viene chiesta un’opinione sulla leadership di Patty Mills dopo l’addio di due leader come Ginobili e Kawhi stesso. “Kawhi was a great player, but he wasn’t a leader or anything.” è stata la risposta del Coach che ha proseguito aggiungendo che il talento di Leonard manca sicuramente alla sua squadra, ma non la leadership, che avrebbe potuto essere appannaggio del numero 2 solo con il tempo. Una risposta solo apparentemente piccata – e su cui i media hanno fatto leva – ma che rivela invece l’amarezza che l’addio del pupillo ha lasciato sul delicato palato di Popovich.

Ma si sa, Gregg Popovich non interrompe i suoi silenzi o i suoi brevi interventi a monosillabi per futili motivazioni. Dietro all’amarezza della risposta, c’è anche la mente fredda e la professionalità dell’ex agente della CIA. Lui, infatti, fa una constatazione: Kawhi è un grande talento che mancherà a San Antonio, ma non ha le caratteristiche per essere un Leader. Il processo per diventarlo era sicuramente cominciato a fianco di Duncan e Ginobili, ma si è bruscamente interrotto nell’ultima stagione.

Kawhi tornerà a San Antonio da avversario il 7 gennaio

La risposta di Leonard non si è fatta attendere. E nella risposta del numero 2 dei Raptors c’è tutto ciò che può allontanare la vicenda da un lieto fine: “Sì, ho sentito cosa ha detto. Mi fa sorridere perché, anche se non so se sta parlando dell’anno scorso oppure no, immagino che una volta che smetti di giocare loro si dimenticano di come sei in grado di guidare gli altri.”. Il dubbio è se sia il contenuto della risposta o la risposta in sè a fare notizia: Kawhi interrompe un silenzio più vicino al mutismo e lo fa senza risparmiare il suo maestro. Anzi, dice addirittura che la risposta di Pop lo “fa sorridere” e nel caso di Leonard, questa non è una buona notizia.

Nel gioco dei silenzi, le poche parole scambiate a distanza dai due protagonisti fanno un rumore fastidioso, un fruscio freddo come il vento di Toronto e pesante come l’afa di San Antonio. Nel gioco dei silenzi, difficilmente c’è un vincitore.