Armata rosa, storia di un’impresa

  • La grande impresa dell’armata rosa

Cornaredo, metà luglio 2007, un caldo afoso e il derby forse più sentito del Ticino calcistico. Il Bellinzona è appena uscito con le ossa rotte, anche a causa di qualche episodio dubbio, dallo spareggio contro l’Aarau per la promozione in Super League. Nessuno osava immaginare un replay della cavalcata dell’anno precedente, vista anche la partenza di un bomber che rispondeva al nome di Cristian Ianu. Quella che si prospettava era una delle tante stagioni passate vivacchiando in cadetteria, citando un famoso poeta fiorentino, “sanza infamia e sanza lodo”. La tifoseria sopracenerina, però, non sapeva ancora cosa stava per accadere. Nel match di debutto di Challenge League, un’arrembante compagine guidata con maestria da un certo Vladimir Petkovic annichilì un Lugano partito con grandi proclami, ma che nel corso della stagione combinò poco o nulla.

Procedendo a fari spenti, la marcia del Bellinzona non si arrestava in campionato, salvo un breve periodo di appannamento culminato con la sconfitta in trasferta a Délemont nel girone di ritorno. Da lì in avanti, la squadra fece il click definitivo e ottenne, grazie a vittorie figlie di un gioco meraviglioso e alla supremazia cantonale (5 derby vinti su sei, unica eccezione un pareggio a Chiasso) il secondo posto in campionato, sinonimo di un nuovo spareggio per fare il salto di categoria. Stavolta ad attendere i Granata si presentò un San Gallo allo sbaraglio, desideroso di sfruttare la spinta degli ultimi respiri del vecchio Espenmoos, che a breve sarebbe stato sostituito dalla moderna AFG Arena. Contemporaneamente, dopo mirabolanti vittorie contro compagini di categoria superiore come il Sion e il Nêuchatel Xamax, Rivera e compagni raggiunsero la finale di Coppa Svizzera contro i giganti del Basilea. Di fronte a una curva mista tra i colori granata e rosa, i ragazzi di Petkovic non recitarono il ruolo della vittima sacrificale, ma andarono più volte vicini all’affondo con Pouga, Lulic e Neri. I renani fecero però valere il maggiore tasso tecnico e guadagnarono il trofeo. Poco male: i Granata, dato il primo posto degli avversari in campionato, ottennero l’accesso all’Europa League dell’anno seguente e, pur sconfitti, si congedarono dal Sankt Jakob tra gli applausi di tutto lo stadio per un’impresa già di per sé epica.

Lo spareggio, invece, fu decisamente più tirato. Sotto un incredibile diluvio, il Bellinzona strappò un 3-2 pirotecnico contro il San Gallo dopo essere passato in vantaggio per 2-0, grazie ad una meravigliosa rete di Senad Lulic, giocatore destinato ad altri palcoscenici poiché visibilmente di un’altra categoria. Al ritorno, invece, Neri schiacciò la palla in rete di testa nel primo tempo, mentre a pochi minuti dal termine fu ancora una volta il centrocampista bosniaco ad essere letale in contropiede, scatenando così l’ira dei tifosi sangallesi contro la loro squadra, rea di non aver onorato la propria casa nella sua ultima apparizione. Nel piccolo settore Granata invece, così come nella città sotto i Castelli e in tutto quel Ticino che tifava o simpatizzava per i sopracenerini, poté partire una grande festa per un traguardo inimmaginabile per chiunque: il Sud delle Alpi, dopo la rovinosa caduta del Lugano avvenuta poco più di un lustro prima, tornò ad essere rappresentato nell’élite del calcio elvetico. L’armata granata, e pure un po’ rosa, compì l’impresa.

Il resto? Cambi di presidente repentini, giocatori a teatro, spareggi finiti tra le risate e altri tra le lacrime, stipendi non pagati, cadute e resurrezioni. Ma questa è un’altra storia.

2017-01-27T23:29:57+00:00 By |